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Argo (B. Affleck, Usa, 2012)

Posted by Ilaria Pasqua on October 16, 2013 at 3:00 AM

"Quindi tu vuoi venire a Hollywood e far finta che stai lavorando a un grande progetto senza realizzarlo, giusto? Allora hai scelto il posto giusto!"


                                  


 Con Gone Baby Gone e The Town Ben Affleck dimostra di saperci fare come regista, ma con questo suo Argo ci ha decisamente stupito, e si è confermato uno dei registi più interessanti in circolazione. 

La storia, vera, è quella di Tony Mendez, agente della CIA, interpretato dallo stesso Affleck, che nel 1979 si ritrova a doversi occupare di un caso della massima delicatezza: sei americani, infatti, sono ostaggi a Teheran. I diplomatici si nascondono nell’ambasciata canadese dopo esser scampati all’attentato dell’ambasciata statunitense per mano dei militanti rivoluzionari iraniani. Ma non manca molto prima che vengano scovati.

È in mano all’agente la salvezza dei sei, o la loro morte.


Cosa fare allora per riuscire a portarli fuori dal Paese? Serve una storia di copertura, un espediente che funzioni, e allora viene un’idea folle, bizzarra: fingere di girare un film. I sei saranno una troupe che è andata in Iran per le riprese. Così Mendez, insieme al produttore hollywoodiano Lester Siegel (Alan Arkin), progettano nei minimi dettagli, col pochissimo tempo a disposizione, questa copertura, rendendola perfetta. Il film che salta fuori dai progetti, Argo, è una sorta di brutta copia di Star Wars, ambientato in Iran. In patria iniziano persino a pubblicizzarlo, organizzando party con le star, spot, come se fosse sul serio in produzione, mentre in Iran si lavora per creare dei personaggi credibili. E incredibilmente i sei+1 riescono a beffare la polizia, i controlli, tornando sani e salvi in patria.


                                    "Se devo fare un film finto, dovrà essere un finto capolavoro"



                       

                           


Argo è un film più complesso di quanto sembri, ha una patina da blockbuster, ma è denso e stratificato. Non è solo un thriller politico in cui si segue con grande coinvolgimento l'illusione mentre prende forma, ma molto di più.

È un film solido che equilibra bene sia una riflessione politica senza nessuna presunzione o falsità, sia una riflessione più ampia sul cinema e sui suoi effetti.

Mentre in Iran è in atto la rivoluzione, l'America sta affrontando un momento di cambiamenti, nel cinema. La scritta Hollywood cade a pezzi e la New Hollywood sta per finire, lasciando spazio ai grandi blockbuster. Rinnovando profondamente temi e prassi e portanto alla ribalta una nuova generazione. Affleck è figlio proprio di quegli anni, di quell’incertezza di un epoca che sta lasciando spazio all’altra. E Argo rappresenta anche questo: una riflessione ironica ma affettuosa sul cinema stesso, su quel tipo di cinema che non esiste più, e su un modo d’essere degli Studios che non è poi così cambiato.

E il regista non può che ironizzare sui vizi di Hollywood sui suoi comportamenti. Non può non parlare della fabbrica dei sogni ridotta a una manica di bugiardi cialtroni chiassosi che sembrano interessati solo ai loro profitti, e che non prendono forse più in giusta considerazione la settima arte come un tempo, con quell’attenzione e quella cura. Un personaggio durante il film dirà persino che “anche una scimmia ammaestrata potrebbe improvvisarsi regista”Ma è proprio su questo, sul saper mentire che il protagonista trova la sua miglior arma. Negli Stati Uniti si presenta il film finto alla stampa, mentre in Iran si inscena una finta esecuzione. L’immagine come arma. Affleck ci parla anche di questo, del potere dell’immagine, quanto a volte la finzione sia più utile, più potente e persino più reale della realtà stessa.



            "Vuoi venire ad Hollywood a spacciarti per qualcuno senza essere nessuno? - Sì. - Sarai a tuo agio..."



                         



Ben Affleck è bravo. Racconta questa storia senza lasciarci mai riprendere fiato, come un thriller di stampo Hitchcockiano. È infatti un inseguirsi di complesse sequenze che ci inchiodano alla poltrona e non ci permettono di distrarci. Il pubblico è coinvolto completamente in questa corsa verso la salvezza, nonostante la storia e il finale siano noti. È ricco di tensione, carico di una suspance inaspettata per un film di questo tipo.

Ma è altrettanto bravo sugli altri livelli meno in superficie, ci restituisce una storia semisconosciuta con oggettività, evitando la trita e ritrita demonizzazione del Medio Oriente, o il facile patriottismo, e trattando gli avvenimenti senza calcare le tensioni, tenendole nella giusta considerazione. Sarà la stessa finzione del film ad alleggerire, in un certo senso, gli errori compiuti dall’America in quegli anni, senza screditare il suo popolo, ma senza però evitare di porsi con uno sguardo ironico, verso Hollywood e la CIA in particolare, gli establishment più importanti. E lo fa con una regia matura, una mano sicura che non ha mai un’esitazione.

Il merito però non è tutto suo, perché il film poggia su una sceneggiatura altrettanto solida, brillante e ben congegnata, che non mostra momenti di cedimento, e la fotografia dall’estetica retro di Rodrigo Prieto è magnifica, ci restituisce dei precisi anni ’70. Azzeccata è anche la scelta dei comprimari John Goodman e Alan Arkin. Perfetti nei rispettivi ruoli.


In conclusione un film da elogiare, complesso e stratificato, classico e impegnato, appassionante come un thriller, interessante come un film di storia e persino divertente.

L’unica pecca è la faccia di Ben Affleck che per questa volta poteva tirarsi indietro e affidare il ruolo principale a qualcun altro (lo sappiamo tutti quanto sia meglio come regista che come attore). Ma è proprio una piccolezza di fronte a un film elaborato, e multisfaccettato come questo. La sua schiacciante prova di maturità.



                                                "Non avete una migliore cattiva idea?"






Trailer italiano:


 


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Trailer originale:


 


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Premi vinti:

Oscar 2013: miglior film a Grant Heslov, Ben Affleck e George Clooney, miglior montaggio a William Goldenberg, migliore sceneggiatura non originale a Chris Terrio.

Golden Globes 2013: miglior film (dramma), Migliore regia a Ben Affleck.

- BAFTS 2013: miglior film a Grant Heslov, Ben Affleck e George Clooney, miglior montaggio a William Goldenberg, miglior regista a Ben Affleck.

NBR 2012: I film dell'anno, Riconoscimento speciale a Special Filmmaking Achievement a Ben Affleck.

SAG Awards 2013: miglior performance dell'intero cast a Ben Affleck, Scoot McNairy, John Goodman, Victor Garber, Clea DuVall, Tate Donovan,Christopher Denham, Bryan Cranston, Rory Cochrane, Kyle Chandler, Kerry Bishé, Alan Arkin e Chris Messina.

- DGA 2013: Miglior regista a Ben Affleck.

WGA 2013: migliore sceneggiatura non originale a Chris Terrio.

- PGA 2013: premio Darryl F. Zanuck Award per il Miglior Film a Ben Affleck, George Clooney e Grant Heslov.

- César 2013: miglior film straniero.

LAFCA 2012: migliore sceneggiatura a Chris Terrio.

AFI 2012: I dieci film dell'anno.

- Satellite Awards 2012: migliore colonna sonora a Alexandre Desplat.

Critics Choice 2013: miglior film, miglior regia a Ben Affleck.




Un video dagli Oscar (tra sorpresa e polemiche):


 


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Curiosità:

 

Chris Terrio ha scritto la sceneggiatura dopo aver letto un articolo di Joshuah Bearman su Wired: "How the CIA Used a Fake Sci-Fi Flick to Rescue Americans from Tehran".


 


Categories: - Ottobre 2013