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The Dirt: Mötley Crüe (J. Tremain, Usa 2019)

Posted by Ilaria Pasqua on June 21, 2020 at 8:40 AM
                          "Quelli sono i miei pantaloni! 
                              Stanno meglio a me"

                               


Trama:

Dopo Bohemian Rhapsody e Rocketman ecco sbucare anche un nuovo biopic musicale, stavolta targato Netflix: The Dirt di Jeff Tremain che racconta la storia dei Mötley Crüe, la band di Los Angeles che fu uno dei gruppi di punta del genere Glam Metal negli anni '80.

Ma entriamo più nel dettaglio. The Dirt, al contrario dei già citati, è un film che ha più l’ambizione di essere divertente, ha i suoi momenti bui però calca molto più sull’aspetto ironico, mostrando una band, quasi una gang, di casinisti. Risulta inoltre davvero piacevole perché racconta una scena musicale di solito poco battuta che gli dà sicuramente un tono di novità.

   


Il film parte dalla difficile infanzia di Nikki Sixx, sin da subito ragazzino incasinato e difficile, prosegue col suo incontro con Tommy Lee, ragazzo dall’aria un po’ tonta che proviene da una famiglia borghese, con l’arrivo in scena del “vecchio” Mick Mars, alias Iwan Rheo/bastardo Ramsay di GOT, che soffre di una malattia degenerativa, e infine si completerà con l'entrata nel gruppo di Vince Neil, biondino donnaiolo molto glam.

La storia procede tra feste e concerti in un crescendo di successi e relativi annessi problemi. Solitudine, morte, alcol, droga, e soprattutto il ritorno dei fantasmi di Sixx, il più controverso del gruppo.

     


Si può dire che The Dirt è l’anti-Bohemian Rhapsody? Oserei rispondere di sì. Perché se il film sui Queen è stato definito edulcorato, qui gli eccessi estremi della band dei Mötley Crüe sono ben espressi e rappresentano il cuore della storia. Impossibile non citare l’entrata in scena dello “zio” Ozzy e del caos che ne deriverà…

Il catalogo elencato degli eccessi di Nikki & co è da una parte anche il punto di debolezza del film, troppi, troppo cercati (anche se pare tutti veritieri), tende a rendere i personaggi quasi delle caricature. Le possibili forzature sono però state scaricate di qualsiasi possibile critica in una maniera molto furba: il narratore più volte scherza sul carattere di finzione di ciò che si vede; in una scena Nikki Six guarda persino in macchina, ferma l'azione e racconta come sono "davvero andate le cose", e accade altre volte, mandando in frantumi quella gravità, quel volersi prendere sul serio a tutti i costi tipico dei biopic, mantenendosi anche coerente con l’ironia del film.

     


Inoltre, rispetto a Bohemian Rhapsody, principalmente concentrato su Freddie, The Dirt riesce a parlare di tutti i membri in egual misura, caratterizzandoli nei loro pregi ma soprattutto nei difetti anche se, nel tentativo di rendere più drammatici alcuni episodi e passaggi, qui cade. L’intento di dare alla storia quell’incedere di tensione e dramma in salita, come Bohemian Rhapsody, non è abbastanza riuscito, forse fa meglio nella sua caduta, piuttosto che nella sua rinascita, parte in cui purtroppo il film subisce un quasi brusco calo, per poi riguadagnare terreno sul finale.

E in tutto questo la musica? Non è presente come dovrebbe, passa quasi in secondo piano. Il film è troppo impegnato a preservare la sua carica ironica, a descrivere gli eccessi dei suoi personaggi e il momento creativo, l’ispirazione, sono lasciati da parte.


In conclusione lo consiglio? Sinceramente sì, resta una visione curiosa e scanzonata, di quelle che ti fanno passare un paio d’ore piacevoli.


Trailer italiano

Trailer originale



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