"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era più vita che di qua"

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Numero undici (J. Coe, 2016)

Posted by info.ilariapasqua on September 11, 2016 at 11:15 PM
“Arriva il momento in cui rapacità e follia diventano indistinguibili. E poi arriva un altro momento in cui anche tollerare la rapacità e viverci fianco a fianco, o addirittura prendersene carico, diventa una sorta di follia.”

                                               


Di Jonathan Coe posso affermare senza dire bugie di aver letto ogni singolo libro scritto, perciò vi potete immaginare la gioia quando ho scoperto "sta per uscire un suo nuovo libro", sì. "Ed è pure collegato a La Famiglia Winshaw". Aspettative caricate all'inverosimile e pronte ad esplodere, e invece? 

Ma partiamo dalla trama, 5 storie che si intrecciano a formare un quadro sul nostro presente, riportando alla luce storie di un passato sempre attuale, ma soprattutto i vecchi e conosciuti personaggi dell'inquietante Famiglia Winshaw. 

Cosa non va. Le cinque storie non sono ben incastrate, sono ben pensate, ma alcuni punti di vista appaiono quasi inutili. Ci sono capitoli interi completamente insignificanti e non abbastanza riusciti o convincenti, un esempio è quello del reality show. Tema vecchio.
I nuovi personaggi oltretutto sono poco caratterizzati, poco interessanti, menzione d'onore solo per il giovane ispettore Nate, ecco, in quei capitoli ho ritrovato l'ironia di Coe. 
Il libro mi è sembrato tutto un susseguirsi di episodi che non portano a nulla e che soprattutto non riescono a formare il grande quadro che avrebbe voluto mostrare, si intuisce, va bene, ma non è incisivo. La scivolata sul surreale è un'altra cosa che purtroppo non gli è riuscita. Il finale rimane appeso e riecheggia nel vuoto che ho sentito durante l'intera lettura. Confesso che il libro fila, la sua scrittura è sempre fluida, ma non graffia, proprio per nulla. Gira intorno a ciò che vuole dire senza riuscire a centrarlo, colpa della scelta dei personaggi? Dei punti di vista deboli? E poi la pecca più grande... cosa probabilmente si aspettavano i lettori? Di più delle nuove generazioni Winshaw. Non si collega un libro a un super classico di Coe senza cognizione di causa, non si fa e non si può accettare. La Famiglia Winshaw è sempre lì, nascosta a tramare nell'ombra insieme ad altri meschini, nuovi personaggi, ma è appunto nell'ombra. Personaggi entrano nel discorso forzatamente, tanto per far vedere che esistono, sempre lì presenti a dettare le regole del presente.
Insomma, che batosta.

Era stato presentato come il ritorno alla sua irresistibile e graffiante satira, anzi, il "grande ritorno", se Numero undici è il suo grande ritorno è meglio lasciarlo andare. Sinceramente credo che il marketing in questo caso abbia finito per danneggiarlo. Se avessi avuto aspettative più basse mi sarebbe piaciuto? Probabilmente un po' di più. Se non lo avessero legato a La Famiglia Winshaw sin dall'inizio? Mi sarei sicuramente divertita a scovare gli intrecci.
Insomma, Jonathan, che combini? Hai perso l'ispirazione? Il filo? Ti hanno costretto a scrivere? Un po' tutto questo? 
Per favore torna in te.


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