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Me and Earl and the Dying Girl (A. Gomez-Rejon, Usa 2015)

Posted by Ilaria Pasqua on April 11, 2016 at 2:00 AM
"Anche dopo la morte di una persona continui a imparare qualcosa di lei, di lei, della sua vita. Continuerà a manifestarsi a essere presente finché tu le dedicherai i tuoi pensieri."

                                           

Mi ero ripromessa che non avrei mai più visto i cosiddetti "cancer movie", ma avevo sentito parlare così bene di questo Me and Earl and the Dying Girl che alla fine ho ceduto. E non mi chiedete di chiamarlo con la traduzione italiana, vi prego.

Greg è costretto da sua madre a fare amicizia con Rachel, una ragazza a cui è stato appena diagnosticato un brutto male. E questo legame gli cambierà del tutto la vita.
    

Greg è un tipo quasi solitario, ha una famiglia strampalata e a scuola tende a evitare tutti i gruppi per poter essere invisibile. Anche se è un ragazzo pieno di talento non è per nulla capace di relazionarsi con gli altri. C'è solo Earl, che è suo "collega" da quando sono bambini. Con il suo non-amico passa i pranzi nella saletta dell'esaltato prof. di scienze a guardare documentari e poi i pomeriggi a girare parodie di vecchi film cult.
Quando inizia l'amicizia "forzata", così la chiama, con Rachel, il ragazzo aprirà gli occhi sulla sua vita e sui rapporti con gli altri, capirà che non ha motivo di non avere stima di se stesso, che è semplicemente ancora immaturo, e finalmente farà quel salto avanti nell'età adulta. Dovrà per forza prendere in mano la sua vita e fare una scelta.
 

L'amicizia forte e difficile da gestire fra i tre ragazzi mi ha intenerita moltissimo, soprattutto perché non è sviluppata in maniera troppo sentimentale o piagnucolosa, sarebbe stato impossibile visti i protagonisti, tipetti piuttosto particolari. Tutto è reso senza troppi fronzoli, senza disdegnare persino i momenti morti, i vuoti della malattia, quelli in cui non sai cosa dire perché niente avrebbe senso.
Il sarcasmo e l'ironia di Greg tende, contrariamente alle aspettattive, a rendere tutto un po' più cupo e pesante. Si percepisce il disagio di lui, quello di lei, in una situazione ingestibile. E poi c'è Earl che anche se sembra indifferente a tutto e a tutti, è quello che invece è al centro della sua vita, e con disivoltura.
 

Il film riesce a restituire benissimo l'alienazione di Greg e anche della sua famiglia, incapace di comprenderlo o di dargli un reale supporto.
Il regista Alfonso Gomez-Rejon confeziona così una commedia dai toni scuri, elegante e sofisticata, carica di citazioni da cinefili incalliti e in più con una mano sin troppo ardita: è girato infatti con inusuali movimenti di macchina, forse a tratti persino di troppo. Ma il punto di forza sono sicuramente i dialoghi rapidi e incalzanti, insieme a una colonna sonora da urlo, del più grande Brian Eno.
Un peccato però che Earl e Rachel siano solo dei personaggi di sfondo. Se fossero riusciti a dare a tutti più spazio, il film sarebbe stato molto più interessante, si sarebbe ricordato più a lungo. Anche perché sono proprio Earl e Rachel i più interessanti, quelli che vorresti sentir parlare di più. 
Il merito resta comunque quello di aver girato un film privo di retorica, che si sofferma sull'influenza che ha la malattia, in un momento complicato come l'adolescenza, più che sulla malattia stessa.




Categories: - Aprile 2016

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