"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era più vita che di qua"

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Interviste: Gianpiero Pisso

Posted by info.ilariapasqua on April 14, 2016 at 3:00 AM

    Intervista a Gianpiero Pisso, autore de La Tela del Maligno


                                          


Parlaci un po’ di te

Sono un autore emergente, emerso in tarda età (forse non lo sono ancora del tutto). Non che mi senta vecchio ma a causa della mia carriera lavorativa che mi ha tenuto impegnato fino all’età della pensione (sono un ingegnere aeronautico) non ho potuto mai trovare il tempo per le tre passioni della mia vita: leggere, scrivere e dipingere ad acquarello. Da qualche anno, avendo abbondanza di tempo libero, mi sono scatenato. Leggo almeno un libro a settimana, scrivo ogniqualvolta trovo una trama degna di essere raccontata, imbratto le tele con costante perseveranza ma solo utilizzando i colori ad acquarello, quelli che meglio mi permettono di estrinsecare i miei canoni di bellezza artistica: quelli legati ai colori autunnali (la mia stagione preferita), quelli associati alle macchie di colore sparse, apparentemente senza un ordine preciso, quelli connessi alle tinte violenti e al tempo stesso capaci di generare forti emozioni. Stranamente, mentre per i romanzi che scrivo ho decisamente piacere che vengano letti e apprezzati dai lettori, per i quadri che dipingo non è lo stesso. A ognuno di loro applico una cornice e poi li immagazzino nella mia soffitta. A intervalli regolari salgo a esaminarli e ogni volta provo sensazioni diverse. Quello è il mio mondo segreto e preferisco non condividerlo con alcuno. Neppure con la mia famiglia.


Come è nata la passione per la scrittura?

Dal leggere sono passato allo scrivere in modo piuttosto brusco. Non è stata un’escalation graduale. Mentre leggevo storie scritte da altri autori mi sono chiesto: come avrei reso io quella particolare situazione? Con che parole avrei tratteggiato caratteri, sentimenti, ambientazioni? Avrei dovuto prolungare e approfondire il racconto oppure snellirlo e alleggerirlo dagli eccessivi fronzoli? Una mattina mi sono così svegliato con il desiderio di buttarmi anch’io nell’arena degli scrittori che vogliono farsi conoscere, con racconti miei. Ho sempre amato le sfide.


Qual è il tuo genere letterario preferito come lettore e come scrittore?

Come lettore leggo di tutto anche se i romanzi troppo tristi (quelli che i più definiscono strappalacrime) cerco di evitarli. Credo che la vita, a volte, sappia essere già di suo fonte di amarezze per immedesimarsi in letture di storie senza speranza o dai contorni deprimenti. Come scrittore ho finora cavalcato il filone del mistery/storico, storie romanzate attorno a leggende, avvenimenti presenti o passati, meglio se poco conosciuti, attorno ai quali possano ruotare personaggi storici e dai tratti forti, connessi a eventi inspiegabili che li hanno resi protagonisti, capaci di generare sorpresa, curiosità e desiderio di saperne di più.


Solitamente ti immedesimi nei tuoi personaggi?

No. I miei racconti si perdono generalmente nella notte dei tempi. I miei primi due romanzi, “La Profezia del Cristo Pagano” e “Rudiobus, il cavallo d’oro” sono ambientati addirittura in epoca romana, il terzo, quello appena pubblicato, “La Tela del Maligno”, nel 1600.


Come nascono le tue storie?

Gli spunti mi vengono dai media: giornali, riviste, televisione ma anche web. Navigo spesso, come un nocchiero senza bussola, a caccia di tutto ciò che è inusuale, strano, che esca dalla normalità e che non sia già stato oggetto di ampie descrizioni o dissertazioni, vagliando attentamente se attorno al fenomeno, al fatto, al personaggio, si possa cucire un romanzo, come un abito su misura.


Come è nata, in particolare, l’idea del tuo ultimo lavoro?

Mi aggiravo, appunto, nel web quando, casualmente, mi sono imbattuto in un trafiletto che ha attirato la mia attenzione. Una studiosa di Perugia, nel 2012, aveva fatto una scoperta che aveva dell’incredibile. Stava assistendo alla santa messa nella basilica cittadina di San Pietro quando, voltandosi verso la porta d’ingresso della chiesa, era rimasta turbata. Il dipinto sulla parete della chiesa, visto da una certa distanza, metteva in mostra la visione d’assieme, prevalendo sui particolari, cardinali, papi e santi attorno alla figura di San Benedetto da Norcia, assiso su un trono dorato. Nulla di speciale, se questa visione d’assieme non fosse un volto demoniaco. La tela si chiamava “Il Trionfo dell’Ordine dei Benedettini” e il pittore, di scuola veneziana, vissuto nel 1600 era Antonio Vassilacchi.

Mi sono detto che l’argomento fosse degno di attenzione per un romanzo e per tre mesi mi sono documentato per cercare di reperire altre informazioni. Ne ho trovate davvero poche ma ciò mi ha comunque permesso di scrivere un racconto dove offro la mia ipotesi, penso credibile, sul perché un eccelso pittore abbia voluto giocare questo orrendo tiro alla Chiesa, all’allora priore della basilica, a tutti i perugini. Ho mescolato Storia, Arte e vita del pittore e ne ho fatto un mistery/storico, imperniato non su un mistero fantasioso, ma su un mistero reale. La tela è ancor oggi nella sua locazione originaria. Così è nato “La Tela del Maligno”.


Raccontaci qualche curiosità

Per rispondere a questa domanda dovrei invitare tutti voi a leggere i miei romanzi. Possono piacere e non piacere ma hanno tutti in comune una caratteristica: le curiosità occupano un posto di rilievo dalla prima all’ultima pagina.


Hai qualche altro libro in lavorazione?

Terminato un romanzo mi metto subito in moto per trovare nuove idee. Sto lavorando su un personaggio conosciutissimo, un’icona dell’Arte, la cui vita pare sia stata contrassegnata da molte stranezze, pettegolezzi e veri o presunti accadimenti che hanno colorato la vita di quegli anni. Sono ancora nella fase di sistemare tutti i tasselli del puzzle al giusto posto e non so se riuscirò nell’intento perché, ancora una volta, il mio racconto non potrà svincolarsi dalla Storia.


Quale è il tuo sogno nel cassetto?

La mia carriera professionale, che si è conclusa, mi ha dato grandi soddisfazioni. Ho una famiglia meravigliosa e da qualche anno un nipotino per il quale stravedo. Ho la fortuna di poter coltivare le mie passioni e i miei hobbies in assoluta tranquillità. Che altro chiedere alla vita? Forse la cosa più importante. Continuare a rimanere in salute e questo vale anche per tutti i miei famigliari.


Cosa significa per te scrivere?

Prendere per mano il lettore, anche il più distratto, cercando di coinvolgerlo emotivamente nelle trame dei miei racconti, appassionarlo e trasportarlo in un mondo parallelo dove tempo e spazio non abbiano significato, trasmettergli quelle stesse sensazioni che io provo scrivendo una storia che mi piace. In altre parole condividere con lui i miei sentimenti. In un mondo dove spesso i valori umani, le relazioni interpersonali, la capacità di comprensione e di ascolto sono ridotti ai minimi termini, riuscire in quest’impresa non è cosa da poco.


La citazione preferita tratta dai tuoi libri?

Un buon libro senza una buona citazione è come un’ostrica senza la perla. Nella “Tela del Maligno” io di perle ne ho sistemate una all’inizio di ogni capitolo. Quella che più mi piace è al capitolo primo ed è una citazione di sant’Agostino:

“Noi viviamo in contemporanea tre tempi: il presente del passato, che è la Storia, il presente del presente, che è la visione, il presente del futuro, che è l’attesa”.


Ti andrebbe di dare qualche consiglio agli aspiranti scrittori?

Vorrei darlo non tanto come scrittore “arrivato”, quale io non sono ma in virtù delle mie non più verdi primavere:

“Scrivete, scrivete e ancora scrivete. Inseguite i vostri sogni con tenacia e umiltà e non fermatevi ai primi insuccessi. Non importa se non diventerete mai un Dan Brown, un Ken Follett o una Oriana Fallaci. Si scrive per gli altri ma anche per se stessi. Scrivete anche per chi ha la sfortuna di vivere in luoghi dove la libertà di espressione e di informazione è censurata”.


Biografia:

Nato in provincia di Varese, sul Lago Maggiore, dove attualmente risiede con la sua famiglia, l’autore è laureato in ingegneria aeronautica e ha, per molti anni, lavorato come dirigente industriale in grosse società italiane e multinazionali straniere. Ama viaggiare e dedicarsi alle sue tre principali passioni: scrivere, leggere e dipingere ad acquarello. La sua narrativa, sempre attuale e talvolta ironica, rifugge dagli eccessi e vuole proporsi come una lettura spensierata, disinvolta e scacciapensieri. Vincitore del premio nazionale “Le Porte del Tempo” 2012, categoria Saggistica, con l’opera: La profezia del Cristo Pagano, edita da Eremon Edizioni. Ha pubblicato anche con Kindle l’e-book Rudiobus, il cavallo d’oro.


Segnalazione de La tela del Maligno

 

Categories: - Aprile 2016

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