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Il caso Spotlight (T. McCarthy, Usa 2015)

Posted by Ilaria Pasqua on March 7, 2016 at 2:00 AM

"Quando sei un bambino povero di una famiglia povera e un prete si interessa a te è una gran cosa....Come puoi dire no a Dio?"

                                       

Inizio degli anni 2000. A un gruppo di giornalisti del Boston Globe, chiamato Spotlight, viene affidato un compito scottante: svelare cosa si nasconde dietro ai casi di abuso di un sacerdote su numerosi giovani nel corso di trent’anni.

Ma scoprono ben presto che quella è solo la punta dell’iceberg. Un iceberg molto grande. I pedofili di Boston infatti sono molti più di quello che si crede, e peggio ancora sono ben protetti dalla diocesi della città.

  


Un tema delicatissimo quello di Spotlight, e molto difficile da rendere sul grande schermo senza sfociare in luoghi comuni, senza puntare sulla lacrima facile, senza risultare pesante e indigesto, soprattutto. McCarthy fa un gran lavoro alla base, la sceneggiatura è vicina alla perfezione, i dialoghi sono intensi e mai banali, le scene asciutte e ben amalgamate. Spotlight scorre senza difficoltà, senza annoiare mai, grazie a un ritmo ben studiato che tiene lo spettatore avvinto dal primo all’ultimo minuto. E il film si trasforma in un thriller che corre senza sosta verso un inevitabile e catartico finale.

La squadra di attori funziona benissimo, su tutti spiccano Mark Ruffalo, con la sua postura contorta, le mani sempre in tasca e lo sguardo deciso, e Michael Keaton, carattere spinoso e ironico, testardo e solido. Ma nessuno è da meno, e riuscita è l’alternanza dei momenti di gruppo a situazioni in cui i personaggi reggono da soli l’intera scena sulle loro spalle.

  


Colpisce l’equilibrio, l'eleganza e persino la sobrietà, il suo saper scorrere senza nessun intoppo come un’inarrestabile fiume in cui ogni pietra, ogni scena ha un suo senso ben preciso. La densità di informazioni, personaggi e situazioni avrebbe spaventato chiunque, ma non McCarthy che fa davvero un lavoro strabiliante. Sceglie di essere essenziale e minimalista, accorato e freddo, il risultato è una potenza e un fascino, una classe che non si vedono spesso, non in questo genere di film o a un tale livello di risultato.

   


Il film riesce a non cadere nell’anticlericalismo a ogni costo, non si schiera contro la religione ma contro le istituzioni, non contro la Chiesa ma contro gli uomini che la abitano, la sfruttano. Non c’è censura, non c’è paura nel condannare invece ciò che deve essere condannato, nello sfondare il muro di omertà, ridando voce alle vittime e inchiodando alle proprie responsabilità le sfere ecclesiastiche. E, non banale, mette persino nel mirino il mondo del giornalismo che a volte forse è troppo superficiale o intimorito per scavare, finendo per abdicare al suo importante ruolo.

Un tema controverso raccontato in maniera pulita, chiara, calda, coinvolta e allo stesso tempo oggettiva. E il cinema torna a essere un magnifico mezzo per indagare la realtà, una fusione perfetta tra reale e finzionale che ha permesso a Spotlight di vincere (giustamente) due oscar.



Trailer originale:

 


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Trailer italiano:

 


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Categories: - Marzo 2016

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