"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era più vita che di qua"

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Il conte di Montecristo (A. Dumas, 1844)

Posted by info.ilariapasqua on January 11, 2016 at 2:00 AM

«Sconsiderato - esclamò - il giorno in cui avevo deciso di vendicarmi, a non essermi strappato il cuore!»                


                                        


"Sembra quasi un gioco questo complotto così ordito"

La prima cosa che mi sono detta finita la lettura di questo "temuto", più per lunghezza che per altro, classico della letteratura, è stata: "hai aspettato troppo tempo, pazza!" Ma forse questa è stata la lettura giusta al momento giusto. 

Che avventura. La storia di Edmond Dantès è uno splendido, gigantesco arazzo intessuto con una minuzia e un'attenzione che non ha eguali. Dumas ha architettato una trama avvincente, dettagliata e ricca di colpi di scena che non ha troppo fretta di stupire, piuttosto si prende tutto il tempo per descrivere situazioni, per lanciare ami, per costruire le basi della tremenda vendetta. Ci farà seguire da vicino la sua vita, ci introdurrà nelle stanze dei suoi nemici, dei figli, degli amici dei suoi nemici e ce li mostrerà a fondo, girandoci intorno costantemente, trascinandoci negli antri più bui, nei più cupi segreti. Nessuna azione dei poveri malcapitati ci sarà oscura -d'altronde il nostro protagonista li trasformerà in semplici pedine da muovere secondo i suoi desideri - ma quelle del conte sì. La sua geniale macchinazione si scopre lentamente, e il lettore se ne sta lì smarrito e avvinto in attesa che la tagliola cada a punire quei personaggi così odiosi. Difficile affezionarsi a qualcuno di loro, anzi, impossibile, è più facile parteggiare per i vari figli, Dumas riesce a farti temere per la loro incolumità. Ci si chiede continuamente: la vendetta colpirà davvero anche loro? 


«Mi rammento di aver trovato scritto, né m'inganno» disse Montecristo: «“Le colpe dei padri ricadranno sui figli fino alla terza e quarta generazione”.»


E ogni volta che il conte attraversa le pagine, il lettore sussulta e si agita sulla poltrona. La scrittura di Dumas è davvero vivida e avvolgente, elegante, agile e fresca. Moderna. Il conte di Montecristo è un libro moderno, non solo per la sua storia dalle tematiche universali (quanti altri libri, film, serie tv, hanno sfruttato il tema della vendetta?), ma proprio per la sua struttura narrativa, per l'intreccio, per la voce di Dumas e la scrittura che la fa vivere. E soprattutto che fa vivere Edmond Dantès, un personaggio unico, oscuro, immenso, quasi divino, talmente grande da innalzarsi su tutto e tutti, arricchendo le pagine ogni volta che si trova ad aprire bocca. I suoi discorsi sono di sicuro una delle cose più belle e affascinanti del libro. Insieme alla splendida mutazione del personaggio: un cambiamento netto, uno sbocciare, nel bene e nel male. 


"Quest'uomo ha evidentemente ricevuto il potere di avere influenza sugli avvenimenti, sugli uomini e sulle cose. Non ho mai veduto gusti più semplici collegati ad una più alta signorilità. Il suo sorriso quando guarda me, è così dolce, che io dimentico come gli altri trovino il suo sorriso amaro." 


Gli altri personaggi sono nulla in confronto al conte, ma non è una nota negativa, questa. Sicuramente tra tutti spicca un personaggio secondario che mi costringe a ripetere la parola modernità, è Eugénie, protagonista di una storia omosessuale! Che in un libro di duecento anni fa non è cosa da poco. Eugénie è un personaggio dei giorni nostri, indipendente, forte, testarda che non accetta le imposizioni della famiglia. Magnifica, l'avrei voluta vedere di più, lo confesso.

L'immedesimazione con il protagonista comunque è totale, quasi perversa, non ci chiediamo mai realmente se noi e il conte siamo davvero nel giusto, se sfruttare persone, denaro illimitato, potere per i propri scopi sia accettabile, non ce lo domandiamo nemmeno quando ci si spinge oltre, nel marcio, giocando sporco come il peggiore degli uomini. È anche questo il potere del libro, il conte si segue fino in fondo, e i brividi che si provano durante la lettura sono brividi veri, profonda commozione.


"Mercedes! - ripeté Montecristo. - Mercedes! Ebbene sì, avete ragione mi è ancora dolce pronunciare questo nome… È la prima volta, dopo lunghi anni, che risuona così chiaro sulle mie labbra. Ah, Mercedes! Il vostro nome l'ho pronunciato con i sospiri della malinconia, con i gemiti del dolore, col la rabbia della disperazione; l'ho pronunciato gelido per il freddo, rattrappito sulla paglia della mia prigione; l'ho pronunciato divorato dal caldo; l'ho pronunciato rotolandomi sul pavimento del mio carcere. Mercedes, bisogna che mi vendichi perché ho sofferto per quattordici anni, ho pianto, ho maledetto. Ve lo ripeto Mercedes, bisogna che mi vendichi!

E il conte di Montecristo, temendo di cedere alle lacrime di colei che aveva amato tanto, chiamava in aiuto del suo odio il passato."


Mi rendo conto solo ora quanto sia difficile rendere a parole la grandezza di questo capolavoro, le impressioni che la lettura suscita, quella voglia sempre più violenta di seguire il conte nella sua vendetta, incontrando quei personaggi già così familiari, e di lasciarsi trascinare attraverso le misteriose stanze della sua mente. Mille e passa pagine che scorrono come nulla e che volano via come se fossero 100. Ciò che posso dire per certo è che quando si arriva commossi all'ultima pagina si prova gratitudine, vorresti ringraziare Dumas per l'incredibile esperienza. 


“Solo chi abbia provato l’estremo dolore è in grado di percepire l’estrema felicità. Bisogna aver voluto morire per sapere quanto è bello vivere.”


In conclusione, io a Il conte di Montecristo ho giurato amore eterno.


Categories: - Gennaio 2016

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