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I Origins (M. Cahill, Usa 2014)

Posted by Ilaria Pasqua on December 11, 2015 at 3:00 AM

“Tu cerchi sempre di tenere chiusa quella porta perché hai paura, ma non ce l'avrai per sempre.”


                                     

 

Ian Gray è un dottorando in biologia molecolare e specializzato nell’evoluzione dell’occhio umano. Il suo scopo è quello di cercare in ogni modo di dimostrare come questo processo sia solo scientifico, e mai spirituale. Un giorno però conosce per caso una giovane modella straniera, Sofi, che ha gli occhi più belli e particolari che abbia mai visto. Ne resta affascinato sin da subito e in futuro saranno proprio questi occhi a far crollare tutte le sue certezze.

  


Questo I Origins è davvero un film curioso e interessante. La tematica, il rapporto tra scienza e spiritualità, non è chiaramente nuova ma il regista Mike Cahill (anche sceneggiatore, produttore, montatore e curatore della fotografia, super one man show) ha trovato strade tutte nuove per discuterne, sorprendendo il Sundance Film Festival in cui il film è stato presentato nel 2014. Il paradosso, e l’originalità, è che è proprio dalla scienza che parte questa volta la conoscenza dell’aspetto spirituale, infatti Ian scopre per caso che l’anima esiste davvero e che soprattutto si reincarna. Questo lo getta in una profonda confusione, Ian è il tipo di scienziato che non è in grado di accettare il cambiamento, un uomo ottuso e chiuso nel suo mondo, è questa l’idea di base del film: l’uomo cosa farebbe se venisse messa del tutto in discussione la nostra visione dell’universo? L’idea che abbiamo della vita, dell’evoluzione e di tutto il resto?

   


L’immagine di Ian alla ricerca di quegli occhi speciali che gli hanno cambiato la vita e che gli si sono impressi a fuoco dentro, è commovente e intrigante. Il suo rifiutare e infine abbracciare lentamente, arrendendosi all’evidenza, accettando nuove possibilità, ridimensiona la scienza stessa che non è abbastanza. Mike Cahill sembra voler dimostrare allo spettatore quanto l’uomo e il suo modo di guardare il mondo sia limitato. La scienza non basta, aggrapparsi a essa per dare un senso alla vita non basta, è solo un mezzo che forse non conduce abbastanza oltre. Per questo il film è attraversato, dominato da uno spiritualismo forte ben reso dalla relazione Ian-Sofi, diversi come il giorno e la notte, opposti all’apparenza inconciliabili.

  


La messa in scena è ben fatta, la regia avvolgente, fredda e calda, austera e dolce, la fotografia magnifica e l’interpretazione molto convincente, bravo Michael Pitt e la modella spagnola Astrid Bèrges-Frisbey, ma anche e soprattutto la collega di laboratorio Karen, interpretata da Brit Marling, già vista nell’altrettanto convincente Another Earth.

In conclusione questo è un film intelligente e coraggioso, molto intenso e particolare, complesso, tanto che a molti potrebbe risultare persino noioso (evita sempre di lanciarsi in spiegoni per lasciare allo spettatore tempo, spazio e modo di pensare), capace di ritagliarsi un suo posto nella mente dello spettatore molto a lungo.



Trailer originale:

 


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Categories: - Dicembre 2015