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 "Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui 
  la vita era più vita che di qua" 
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Vita da scarabocchio (G. Festi, 2015)

Posted by Ilaria Pasqua on November 3, 2015 at 2:30 AM

                               “Lei non era uno scarabocchio. Era Elena”


                                     


Elena è un’adolescente sovrappeso con grandi problemi a integrarsi, un giorno però incontrerà uno scarabocchio scappato da un muro, deciso a esplorare il mondo, e nascerà un’amicizia che li aiuterà a vedere meglio ciò che è fuori ma soprattutto dentro di loro.


Elena è un’adolescente arrabbiata e insoddisfatta, odia se stessa e il mondo che la circonda e non riesce a reagire, l’unica via di fuga per lei è il cibo, l’unica passione il disegno.

Lo scarabocchio fuggiasco è solo un disegno, lui al contrario è spinto dal desiderio di evadere dalla sua condizione, non vuole incontrare il grande bianco, vuole capire ciò che lo circonda, come sono gli umani e cosa li differenzia da loro. Anche se quel che fa è contravvenire a delle regole non scritte ma osservate da tutti gli altri disegni. Quando un giorno si ritrova a incrociare lo sguardo di Elena, ne viene subito attratto e la segue a casa.

 

“Quella ragazza, in fondo, era come lui. In mezzo a quell’insieme di disegni era un campione venuto male, il bozzetto di una mano inesperta e frettolosa. Uno scarabocchio, anche se molto più definito e dal vissuto decisamente più completo.

Si sentiva attratto in qualche maniera da lei, dal suo risaltare in maniera così vivida e surreale su quello sfondo che era la realtà.

Forse era quello il motivo per cui l’aveva seguita.

Forse…”

 

La ragazza, dopo una prima esitazione, ci parla, ci si affeziona persino, guarda attraverso i suoi occhi, il suo punto di vista completamente diverso, se stessa e il mondo, e dalla superficie inizia a scavare un percorso per ritrovarsi, per tentare di accettarsi.


Vita da scarabocchio parla di questo: di quel periodo delicato che è l'adolescenza che buona parte delle persone ha vissuto male o con disagio, in un mondo che è tutta apparenza, dove non sembra esserci posto per quello che c'è oltre la superficie. L'autore lo fa con grande delicatezza e allo stesso tempo forza, addentrandosi anche in tematiche più complesse come l'integrazione. La sua Elena sembra sin dall'inizio senza via d'uscita, circondata da gente che non la capisce o disprezza, ma durante la storia, come ogni buon romanzo di formazione vuole, crescerà, o almeno intravedrà finalmente una luce in fondo al tunnel. E forse capirà come staccarsi da quel muro, proprio come ha fatto lo scarabocchio, tentando di muovere i propri passi in un mondo sconosciuto e ostile, lei che è un essere umano e può farlo davvero, al contrario di quel piccolo disegno senza futuro.

E si capisce che disegno e uomo non hanno poi molte differenze.



 

Incipit:

Quella di R. era una cittadina di medie dimensioni. Non troppo grande ma nemmeno troppo piccola, quel che bastava perché una persona trovasse il giusto stimolo per addentrarsi nel suo centro e annoiarsi subito dopo aver attraversato le vie principali. Un programma scandito e preciso che donava una certa circolarità all’esistenza dei suoi abitanti, i quali finivano per trovare rassicurante il vivere delle giornate che sembravano programmate da un regista senza fantasia.

Perché nulla è più confortante di ciò che ha un finale prevedibile, proprio per il semplice fatto che lo si può evadere.

 

 

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