"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era pił vita che di qua"

Italo Calvino

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Cittą di Carta (J. Green, 2008)

Posted by info.ilariapasqua on October 6, 2015 at 3:10 AM

                    “Entrerai nelle città di carta e non tornerai più indietro"


                                     

 


Quentin ama Margo da quando un evento traumatico li ha uniti, ma con il passare degli anni quel magico legame sembra essersi spezzato. Alla vigilia del diploma però Margo appare alla finestra e lo trascina in un’avventura pazza e indimenticabile e Quentin ricomincia a sperare.

Capirà di essersi sbagliato il giorno seguente, quando scoprirà che Margo è scomparsa. Forse per sempre.


Ciò che non riesco a fare a meno di apprezzare è la grande capacità di John Green di raggiungere il cuore dei giovani, di coinvolgerli in avventure che, pur con i limiti del genere, riescono a far riflettere. Città di Carta parla di amicizia, di identità, parla di fili spezzati.

 

“Ecco il brutto: da quassù non vedi la ruggine, la vernice scrostata, ma capisci che razza di posto è davvero. Vedi quanto è falso. Non è nemmeno di plastica, persino la plastica è più consistente. E’ una città di carta. Guardala, Q: guarda tutti quei viottoli, quelle strade che girano su se stesse, quelle case che sono state costruite per cadere a pezzi. Tutte quelle persone di carta che vivono nelle loro case di carta, che si bruciano il futuro pur di scaldarsi. Tutti quei ragazzini di carta che bevono birra che qualche cretino ha comprato loro in qualche discount di carta. Cose sottili e fragili come carta. E tutti altrettanto sottili e fragili. Ho vissuto qui per diciotto anni e non ho mai incontrato qualcuno che si preoccupasse delle cose che contano davvero.”

 

Margo si sente intrappolata nella sua città di carta, Orlando, è in fuga dalle illusioni, spinta da un bisogno di libertà, dal desiderio di esplorare, di capire. Quentin, al contrario, è un ragazzo diligente, posato, e in un certo senso già pronto a smettere di giocare, sarà Margo a spingerlo in una caccia all’uomo che gli regalerà inaspettatamente molto. Il suo sarà un importante viaggio di formazione che lo aiuterà a comprendere se stesso e gli altri. Quante volte si giudicano gli altri dalle apparenze, senza ascoltare veramente chi si ha davanti? 

 

“Sai qual è il tuo problema, Quentin?

Tu dagli altri ti aspetti che non siano se stessi.”

 

Città di Carta quindi è una bella metafora del passaggio dall’adolescenza all’età adulta con quel tocco di follia, paura e malinconia che vive qualsiasi ragazzo in quel preciso momento dell’esistenza in cui tutto viene messo in discussone.

Nonostante si legga tutto d’un fiato, inseguendo gli indizi che l’egocentrica e affascinante Margo ha seminato in giro trasformando la storia in un quasi giallo, il libro inizia con un buon ritmo per poi dilungarsi un po’ troppo nella seconda parte. A volte si sente quanto ogni sua parte sia stata studiata meticolosamente, ma il valore del libro resta nel messaggio. Insomma, John Green con le sue storie appassiona alla lettura gli adolescenti di tutto il mondo (e una bella quantità di adulti) e li fa riflettere, emozionare, non è già abbastanza?

 

“La verità è che tutte le volte che sono salita in cima al SunTrust Building, compresa quella volta con te e ho guardato giù, non ho pensato che quello che vedevo fosse di carta.

Guardavo giù e pensavo che quella di carta ero io.

Ero io la persona leggera e facile da piegare, non gli altri.

E qui sta il problema.”


Incipit:

Un miracolo capita a tutti. Io la vedo così. Tipo, non sarò mai colpito da un fulmine, non vincerò mai un premio Nobel, non diventerò il dittatore di un piccolo Stato delle Isole del Pacifico, non mi verrà un tumore maligno ad un orecchio, non morirò per combustione spontanea. Se però proviamo a vederle tutte insieme, queste cose altamente improbabili, salta fuori che a ognuno di noi prima o poi ne capita almeno una. Quasi di sicuro. Io potrei aver visto piovere rane. Potrei aver messo piede su Marte. Potrei essere stato inghiottito da una balena. Potrei aver sposato la regina d’Inghilterra o essere sopravvissuto per mesi in mare. Ma il mio miracolo è stato un altro. Il mio miracolo è stato questo: tra tutte le case di tutti i quartieri di tutta la Florida, mi sono ritrovato a vivere nella porta accanto a quella di Margo Roth Spiegelman.

 

Categories: - Ottobre 2015

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