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Sofia si veste sempre di nero (P. Cognetti, 2012)

Posted by Ilaria Pasqua on June 8, 2015 at 3:05 AM
                    "Non sono le tue azioni, sono le tue reazioni a definire chi sei"

                                        

Da questo libro che tanto ero curiosa di leggere, oltretutto pubblicato da uno dei miei editori preferiti, mi aspettavo di più.


"Lo sai che cos’è la nascita? È una nave che parte per la guerra."


Sofia si veste sempre di nero è un romanzo composto da dieci racconti autonomi che coprono trent’anni di storia di Sofia, dall’infanzia apparentemente normale vissuta in una famiglia borghese, ai turbamenti dell’adolescenza, fino all’età adulta e alla maturità. Sofia è un personaggio spinoso in perenne crisi d’identità che non sa costruirsi dei legami, non sa come provare affetto, è sempre in fuga dagli altri e da se stessa. È inquieta e tormentata, come inquieti sono un po’ tutti i personaggi, i femminili soprattutto. Lo è il padre che ha sempre voluto di più senza riuscire mai a trovare la forza di prenderselo, la madre che ha sempre vissuto in una confusione, incapace di indirizzare la sua vita, la zia di Sofia, l’irrequieta per eccellenza, attivista politica e individualista convinta. Cognetti descrive le nevrosi, i tormenti di vite che sbandano continuamente e che faticano a trovare una strada da seguire, schiacciati dalle aspettative e da radicati malesseri esistenziali.


“È che sembri piccolina”, sta dicendo Leo quando riemersi, “ma io l'ho capito come sei. Sei come un gas, ti espandi appena puoi farlo. È per questo che ho bisogno di tracciare un confine, lo capisci? Uno lo impara, a stare da solo. E' una cosa che si può imparare, e si riesce perfino a stare bene. Ma se adesso ti lascio entrare tu invadi tutto lo spazio che c'è”.


La scrittura è semplice e minimalista, ma non è un difetto, anzi, rende la storia molto scorrevole da leggere. Il problema è che io questi personaggi non li ho sentiti, a volte mi sembravano macchiette, stereotipi portati all’estremo, e di Sofia soprattutto mi è inspiegabile il perché sia diventata così. Durante tutta la lettura ho provato per loro una fastidiosa indifferenza, una mancanza di coinvolgimento, di empatia, dovuta forse anche all’ovvietà delle situazioni, allo spingerne alcune fino al limite del credibile. E ho trovato molto spesso gli “inserimenti storici” un modo per allungare il brodo, piuttosto che il tentativo di dare più sfumature ai personaggi che hanno vissuto quegli anni.

La trama è sentita e risentita, letta e riletta, vista e rivista, si sa dove andrà a finire, ma non è questo il punto, esistono moltissimi libri che trovano, nonostante questo, la loro individualità, una forza che li rende unici, non è questo il caso, Sofia si veste sempre di nero, almeno per quanto mi riguarda, non rimane dentro e non segna, nemmeno in superficie.

Leggero e godibile, sicuramente ma non ci si aspetta questo da un titolo del genere, e non credo proprio fosse questo lo scopo. Insomma, della terza prova letteraria di Cognetti tra una settimana non resterà nulla. E sinceramente non me l’aspettavo. Se volete leggere un libro con una struttura simile, scegliete piuttosto "Il tempo è un bastardo" di Jennifer Egan e non ve ne pentirete.



Incipit:

 

Morire

è un'arte, come tutto il resto.

Io lo faccio in un modo eccezionale.

Io lo faccio sembrare un inferno.

Io lo faccio sembrare reale.

Ammetterete che ho una vocazione.

 

Sylvia Plath


 

PRIMA LUCE

 

 

Una notte l'infermiera si affacciò alla finestra del reparto e vide il furgone di lui fuori dall'ospedale. Gli abbaglianti lampeggiarono tre volte, poi si accesero di nuovo quando lei alzò il braccio per salutare. Chiese il cambio alla sua collega e scese per le scale di servizio fino all'ingresso fornitori, e lì, sotto una pioggia autunnale, l'uomo abbassò il finestrino e le disse di avere preso delle decisioni. L'infermiera lo squadrò, incerta se credergli o meno. Controllò che nessuno li vedesse e lo fece salire al primo piano, dove trovò una stanza vuota in cui potevano parlare in pace.

Nei baffi di lui c'era un sapore di vino sotto a quello solito di fumo. In camera la abbracciò e la spinse verso il letto, ma aveva modi che a lei non piacevano e fu respinto. Dece l'offeso. Aprì la finestra, accese una sigaretta e guardò fuori. Dopo un minuto disse: "Se piove ancora un po', qui ci spuntano le pinne come ai pesci".

"Allora?", chiese l'infermiera. "Mi Spieghi cosa sei venuto a fare?"

 


 

 


Categories: - Giugno 2015