Ilaria Pasqua - Writer and more...

 "Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui 
  la vita era più vita che di qua" 
 Italo Calvino 

Il mio Blog Post New Entry

Il Regno dei Sogni e della Follia (M. Sunada, Giappone 2013)

Posted by Ilaria Pasqua on May 29, 2015 at 3:00 AM

                              “Facendo un film l’infelicità è assicurata”


                                   

 

Un viaggio particolare e bellissimo. Questo ci ha permesso "Il Regno dei Sogni e della Follia”, docu-film della regista giapponese Sunada Mami.

Per tutti i fan del maestro è un sogno che si avvera, superare le porte dello Studio Ghibli e osservare il lavoro quotidiano, il momento preciso in cui i sogni prendono forma e si trasformano in un film.

La macchina da presa gironzola per lo Studio proprio come il simpatico gatto dalla coda mozzata, getta un occhio qua e là, soffermandosi sui foglietti di incitamento attaccati ai muri, sul silenzio, sulle spalle concentrare del maestro, e si avvicina solo quando pensa sia possibile farlo. Un lavoro che sembra tentare di carpire il segreto che ha reso i film d’animazione di Hayao Miyazaki così speciali.

   


Alle immagini di routine che mostrano il maestro e il suo staff al lavoro, si alternano le interviste a Miyazaki e al suo braccio destro Suzuki Toshio, l’amico di sempre e anche il produttore di tutti i film dello studio, la mente che riesce ad aiutare il maestro a concretizzare le sue visioni creative. Un manager veramente particolare e incredibilmente competente che sa come far andare avanti quella macchina dei sogni, che è capace di presentare i lavori del maestro come se fosse lui stesso a farlo. Bella e intensa la profonda sintonia piena di rispetto che li lega, quasi salta fuori dallo schermo e ci permette di scoprire il loro passato, quei momenti di incoscienza, la scintilla che ha reso possibile la nascita di quella realtà.

  


Lo sguardo su Hayao Miyazaki è curioso, ingordo ma mai invadente. La macchina da presa lo riprende mentre disegna e si lamenta, mentre si chiede “cosa sto facendo”, lo segue quando torna a casa e si accorge che le capre peluche di Heidi (super amate dai bambini dell’asilo vicino) sono ancora alle finestre ad aspettarlo e a "fare ciao", lo segue nei suoi monologhi, riprende le sue riflessioni sul suo lavoro, sulla dura attualità, sulla vita e sulla morte. Coglie momenti intimi preziosi, sguardi intensi, i momenti carichi di dubbi, quelli invece di rilassamento, e ci si incanta a seguire il fumo della sua sigaretta alzarsi verso il cielo mentre se ne sta in silenzio sul bellissimo tetto dello Studio, o mentre guarda fuori dalla finestra il vecchio albero che copre la facciata.

  


La regista si affaccia sul tavolo di lavoro del maestro con timidezza e profondo rispetto, cercando di riprendere il filo dei suoi pensieri, il suo modo di ragionare, a volte con timidezza pone qualche domanda, a volte lo osserva semplicemente in silenzio, come se il tempo si fosse fermato, o come se non fossero necessarie altre parole.

Il momento poi è delicato, perché questo docu-film si svolge durante la lavorazione del suo ultimo film, “Si alza il vento”, e la malinconia, quella struggente nostalgia del passato, sono ben tangibili, influenzano l’aria intorno, i pensieri e i disegni. Non solo l’ultimo film di un uomo che sa di essere ormai arrivato al suo capolinea creativo, più per età che per creatività a dirla tutta, ma quasi una summa del suo lavoro in cui è inevitabile sfiorare l’autobiografia. Ma al centro di questo docu-film anche il rapporto "storico" e conflittuale con l'altro grande maestro dell'animazione, Isao Takahata, l'influenza su Miyazaki, la sua importanza nello Studio nonostante l'assenza e spesso il silenzio, come in questo caso.

   


Il ritratto che ne esce è quanto di più contraddittorio possa esistere, Hayao Miyazaki appare un uomo disilluso, cinico, persino pessimista, e allo stesso tempo un idealista impenitente che non riesce a fare a meno di sognare, un uomo che guarda la realtà con occhi completamente diversi dagli altri e che a volte sembra quasi inconsapevole del suo ruolo, come nel momento degli applausi, quando li ignora e torna al piano di sopra a lavorare. Un artigiano che ama profondamente il suo lavoro, e che non può farne a meno perché quei sogni sono tutta la sua vita, sono la materia di cui lui è fatto.

“Il Regno dei Sogni e della Follia“ è quindi, a mio parere, un docu-film di inestimabile valore, un salto nel passato dello Studio Ghibli e dei suoi creatori, ancora giovani e pieni di incoscienza, “folli” ed appassionati, un dietro le quinte unico, poetico ed emozionante, che farà battere il cuore ai fan del maestro e non.



 

Trailer italiano:

 


You need Adobe Flash Player to view this content.

 


 

Categories: - Maggio 2015