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Shadowhunters - Città degli angeli caduti (C. Clare, 2011)

Posted by Ilaria Pasqua on April 27, 2015 at 3:00 AM

     "Le cose più belle sono quelle che il mondo può rompere più facilmente."


                                      

                                        

Il quarto capitolo della saga The Mortal Instruments, "Città degli angeli caduti", inizia poco dopo l’ultimo volume, i nostri sono tornati a New York dopo la battaglia a Idris e cercano di rimettere insieme i pezzi. Clary ha deciso di diventare una cacciatrice, perciò inizia ad allenarsi nell’Istituto, ed è Jace a fargli da allenatore, almeno per il momento.

I due sono innamorati e per un po’ le cose vanno fin troppo bene, chiaramente non a lungo.

L’amico Simon sta uscendo con ben due ragazze insieme e non si capacita, una delle due è Isabelle, che cerca un po’ di divertimento dopo ciò che è successo nel precedente volume. L’altra è la licantropa Maya. Magnus e Alec sono in vacanza e sembrano aver appianato ogni divergenza.

Ma qui iniziano i problemi.

Qualcuno sta uccidendo degli shadowhunters e non si sa per quale motivo. Simon è corteggiato da più parti per il marchio di Caino che attira i curiosi, e inseguito da qualcuno che vuole ucciderlo.

E Jace inizia a fare strani incubi in cui uccide Clary

 

Il libro è iniziato lentamente, gli episodi bucolici me li sono goduti ma era così strano, la storia non è mai stata tranquilla, perciò mi aspettavo subito l’impennata e c’è stata, ma con calma, molta, forse troppa calma, come se l’autrice in quel momento fosse un po’ appannata.

Narratore importante stavolta è Simon, che si alterna a Clary, e ci fa vedere come vive la sua vita da “daylighter” e i problemi che iniziano a sorgere.

Ho apprezzato l’idea di dar voce a Simon, perché era chiaro che l’autrice avesse bisogno di svilupparlo ulteriormente. So che andando avanti la cosa rimarrà, e non mi dispiace affatto.

Per una volta vorrei come voce narrante Jace, ma la vedo dura.

Quindi il nuovo punto di vista non infastidisce, ma a volte riporta la storia a lui, chiaramente quando da Clary sta succedendo qualcosa di assurdo e il cambiamento scoccia (fatto a posta? Poche idee?), e quasi si divora per andare avanti. Poi per fortuna le situazioni da una parte e dall’altra si allineano in quanto a tensione, e il cambiamento sembra necessario, e molto più godibile.


— L'amore non è morale o immorale. È amore e basta.

— Lo so. Ma i gesti che compiamo in nome dell'amore, quelli sì, sono morali o immorali.


Fino a circa metà del libro non ero molto soddisfatta, per le ragioni che sopra ho spiegato. Soprattutto perché la storia esitava a decollare, nonostante la questione “bambini” abbastanza intrigante, e Jace era l’ombra di se stesso. Non il solito sarcastico, ma una specie di mummia addolorata quasi intollerabile da sopportare.

Ma dalla seconda metà super impennata, compaiono nuovi personaggi e finalmente si vede il senso della storia. Chi sta uccidendo gli shadowhunters e perché. E soprattutto cosa sta succedendo a Jace, che ripeto: in questo libro quasi non si riconosce (e a tratti dà noia, nonostante ci siano buone ragioni dietro).

L’ultimo centinaio di pagine sono una bomba, per non parlare del finale. Speravo davvero di rivedere

SPOILER Sebastian SPOILER che non aveva avuto ancora tutto questo spazio, e la maniera in cui torna… con quel finale, fa pensare che il quinto sarà un libro carico di colpi di scena e di dolore.


"Quanto vuoi bene ai tuoi amici Shadowhunters; come il falco che adora il padrone che lo lega e lo benda."


Approfondimento psicologico soprattutto per i secondari, pare che Isabelle sia finalmente a una svolta, e Magnus e Alec a un’altra.


– A dire il vero non mi piace quando la gente mi chiama vampiro.

Ho un nome – rispose Simon.

– E credo che farò bene a ricordarmelo. Dopotutto fra cento o duecento anni ci saremo solo io e te. – Magnus lo guardò con aria pensierosa: Saremo tutto ciò che resta.


In conclusione l’ho apprezzato, senza eccessivi clamori. La seconda parte ha riportato la storia al livello che siamo abituati a leggere dalla Clare: pagine ricche di tensione, ritmo e svolte improvvise, e lei perfetta padrona dei fili del suo lavoro. Ha sfruttato un elemento del terzo libro (uno dei sogni inviati da Ithuriel presenta un personaggio che sarà in questo) che rende il quarto sensato, persino progettato, anche se forse non fino in fondo. Fatto sta che ha sempre le idee molto chiare e una grande fantasia che non si può non lodare.

 

Scrittura semplice? Tematiche conosciute? Angeli, demoni e via dicendo già visti? Dico amen e mi diverto.

Perciò… avanti il prossimo!



Incipit:

— Solo un caffè, grazie. La cameriera sollevò le sopracciglia disegnate.

— Niente da mangiare? chiese con aria delusa e un marcato accento slavo. Simon Lewis non poteva darle torto: probabilmente la ragazza sperava in una mancia migliore di quella che avrebbe ricevuto per una semplice tazza di caffè. Ma non era colpa di Simon se i vampiri non mangiavano. A volte, al ristorante, ordinava comunque un po' di cibo, giusto per dare una parvenza di normalità, ma la sera tardi di un martedì, in un Veselka dove era quasi l'unico cliente, non valeva la pena di sforzarsi.

— Caffè e basta.




Recensioni dei precedenti volumi:

The Mortal Instruments - Città di ossa (C. Clare, 2007)

The Mortal Instruments - Città di cenere (C. Clare, 2008 )

The Mortal Instruments - Città di vetro (C. Clare, 2009)

 

Categories: - Aprile 2015