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Kafka sulla spiaggia (H. Murakami, 2002)

Posted by Ilaria Pasqua on April 7, 2015 at 3:25 AM

 

"Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato."


                                      

      

 

Un ragazzo di quindici anni, Tamura Kafka, maturo, saggio e determinato, e un vecchio, Nakata, ingenuo come un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo. Uno è scappato di casa, l’altro invece da una scena del delitto in cui è stato coinvolto contro la sua volontà.


Parlare di questo libro sicuramente non è semplice.

Il viaggio è importante più dell’arrivo, come spesso nei libri di questo scrittore. Tutto il percorso compiuto con Kafka e Nakata, caratterizzati così bene da sembrare vecchi amici, spinti da Murakami in avanti e a fondo, a ogni passo più a fondo, è stata come sempre un’esperienza indimenticabile.

Due personaggi che non sanno chi sono, che cercano di riempire un vuoto dentro di sé, che all’apparenza sembrano così diversi… quando invece corrono in parallelo verso lo stesso traguardo.

E anche se sai nel complesso dove questo percorso ti porterà, se immagini cosa succederà al giovane Kafka o a Nakata, non interessa, il desiderio di leggere, di riflettere insieme a loro è troppo forte.


"Una persona vuota è come una casa deserta. Come una casa deserta con la porta aperta. Qualsiasi cosa, chiunque, volendo, può entrare liberamente"


Nonostante la prosa semplice, limpida e scorrevole, Kafka sulla spiaggia semplice non lo è affatto, è un libro complesso dalle molte sfaccettature, pregno di significati e messaggi che vanno colti. Il confine tra la vita e la morte, i tanti passaggi surreali, la dimensione fantastica che accompagna i personaggi, che li fa convergere tra loro e poi li separa, in un’atmosfera intima e travolgente a metà tra realtà e sogno, tutto affascina in una maniera incredibile. Ma allo stesso tempo confonde, spiazza, provoca un profondo turbamento, come se riuscisse a toccare corde che solitamente se ne stanno nascoste. Corde che lui tocca per primo dentro di sé.


“Tu conosci l’origine del labirinto? 

Scuoto la testa. 

– A quanto si sa, a ideare per primi i labirinti furono gli abitanti dell’antica Mesopotamia. Estraevano le interiora degli animali, e in alcuni casi probabilmente anche quelle degli uomini, e in base alle loro forme predicevano il futuro. Avevano un’alta considerazione delle forme tortuose degli intestini. Perciò si ispirarono a esse nella costruzione del labirinto. Quindi si può dire che l’origine del labirinto è dentro di te. E che esso corrisponde al labirinto che esiste all’esterno.

– Metaforicamente parlando.

– Certo. È una metafora speculare. Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col perderti anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un’esperienza pericolosa.

– È un po’ come quando Hansel e Gretel entrano nel bosco.

– Sì, è proprio come nella fiaba di Hansel e Gretel. Il bosco è pieno di trappole.

Per quanto tu possa essere prudente, e ingegnoso, arriveranno uccelli dalla vista acuta e mangeranno le briciole che hai seminato per ritrovare la strada”.


I libri di Murakami sembrano sempre dei percorsi interiori difficili da compiere, sono fragili e spesso è così difficile cogliere la profondità in cui si spinge ogni volta. È come se quando scrivesse queste storie se ne andasse in una realtà tutta sua, fatta solo di uno e molteplici sé, interpretabile in così tanti modi diversi, tanti quanti sono i lettori. Si legge vivendo la sua stessa esperienza metafisica, e ci si guarda attraverso un riflesso tutto proprio. Si legge come se si respirasse. In queste pagine si riesce a trovare molto di noi stessi se si sa guardare, molti di noi avranno seguito Tamura in quel bosco, molti saranno rimasti ad aspettare ai margini, ma nessuno può essere rimasto indifferente. Kafka sulla spiaggia è una lettura alla scoperta della vita, del mondo da un punto di vista tutto nuovo e inafferrabile. 

Un’immersione nel subconscio, nelle zone più profonde di noi stessi, faticosa e gratificante per uno di quei libri che lascia davvero molto a chi lo legge e sa come prenderlo.

Probabilmente uno dei migliori di Haruki Murakami.




Incipit:

- E così il denaro sei riuscito a trovarlo? - chiede il ragazzo chiamato Corvo. Il modo di parlare è il solito, un po' strascicato. Come di uno che si è appena svegliato dopo una lunga dormita e ha i muscoli della bocca ancora intorpiditi. Ma il suo è solo un atteggiamento: in realtà è perfettamente sveglio. Come sempre.

Io annuisco.

- Quanto?

Rifaccio un'altra volta il calcolo a mente, quindi rispondo: - Circa quattrocentomila yen in contanti. Poi c'è ancora qualcosa che posso prelevare con la carta. Naturalmente non credo che basti, ma almeno per ora dovrei farcela.



Categories: - Aprile 2015