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Promised Land (G. Van Sant, Usa 2012)

Posted by Ilaria Pasqua on March 27, 2015 at 4:05 AM


"La terra è diventata scura ed è morta. Se è successo ad uno di noi può succedere a tutti noi."


                                       


Steve Butler è un agente in carriera di una grande azienda, la Global, che lo invia insieme a una collega a McKinley, una piccola cittadina rurale. Il loro compito è convincere gli abitanti a firmare un contratto per cedere i loro terreni, in modo che possano essere trivellati per ricavarne gas naturale. Pensano che il compito sarà facile, la crisi incombe anche lì, ma invece si prospetta tutto meno semplice, soprattutto quando, oltre all’opposizione di alcuni cittadini, si mette in mezzo anche un attivista ambientale.

       


Matt Damon oltre a essere protagonista è anche sceneggiatore, insieme a John Krasinski. Inizialmente avrebbe dovuto essere anche il regista, ma per impegni il lavoro è passato a Gus Van Sant, che ha diretto Matt Damon più di una volta.

Chi come me l’ha visto e magari è persino appassionato di Gus Van Sant, come lo sono io, si domanderà subito dove sia la mano del regista, forse non molto affine a questo genere di film. Perché qua abbiamo una cittadina che cerca di sopravvivere, schiacciata da una crisi globale che è arrivata fino alla campagna, poi un’azienda che viene dalla grande città con l’obiettivo di fare sempre i propri affari a discapito di chi avrebbe piuttosto bisogno di una mano.

Un tema forte, attuale, anche se poco originale, che in questo Promised Land è trattato con una piattezza unica. Zero incisività, un fiume di buoni sentimenti al limite del sopportabile, politically correct fino alla nausea. Gus Van Sant avrebbe potuto far fare al film un salto in avanti, per distaccarsi un po’ dai film di questo tipo, ne hanno e ne continuano a fare davvero troppi, ma invece se ne sta lì a crogiolarsi e a fare il suo compitino scialbo, quasi come se l’avessero costretto. Riprende ambienti e vallate, la natura più di qualsiasi altra cosa, muovendosi placido da una casetta all’altra con mano ferma (e poco convinta) sul disagio, sull’incertezza delle famiglie.

    


Insomma, un film di denuncia che non denuncia come dovrebbe, che scivola addosso senza lasciar traccia, che pecca in carisma, in personalità e anche, bisogna dirlo, in coraggio, nonostante riesca almeno a donare uno scorcio sulla realtà contemporanea, ormai spinta dalla necessità, dal bisogno di sopravvivere che oscura la famiglia, il passato, piuttosto che da solidi principi.

L’unica cosa che funziona sono gli attori: Matt Damon, credibile nei panni scomodi dell’abile venditore di sogni con gli scrupoli di coscienza, bravissima come sempre Frances McDormand, ma anche il grande Hal Holbrook con il suo sguardo acquoso e l’aria rassegnata. È stato lui a muovermi qualcosa durante la visione, ma purtroppo non basta.




Trailer italiano:


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Trailer originale:

 


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Categories: - Marzo 2015

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