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Birdman (A. González Iñárritu, Usa 2015)

Posted by Ilaria Pasqua on February 27, 2015 at 3:05 AM

                “Perché non mi amate come vorrei, per quello che sono?”

                                   

 

Sono riuscita a vedere Birdman al cinema (persino in lingua originale) la sera prima degli Oscar, per fortuna, così ho potuto trionfare quando è stato chiamato il suo nome, sul palco del Dolby Theatre.

Un film ambizioso all’ennesima potenza che poteva trasformarsi in un tremendo passo falso di un regista come Iñárritu che aveva già fatto tanto parlare di sé con i suoi precedenti Babel e 21 grammi, e da cui ci si aspettava tanto. E invece nessun passo falso, anzi, è riuscito nell’impresa, all’apparenza impossibile.

     


La storia è quella di un attore, Riggan Thomson, che cerca di rilanciarsi, dopo essere stato per anni, gli anni della giovinezza, il volto di un supereroe mascherato: Birdman. Una presenza che non riesce a scrollarsi di dosso. È sul palco di un teatro lontano da Hollywood che cerca una rivalsa, un tentativo ancora più difficile, anche perché ha deciso di adattare il racconto di Raymond Carver: “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, e interpretarlo non in un teatro qualsiasi ma nello storico teatro di Broadway. Insieme a lui c’è Sam, la figlia ex tossicodipendente, Emma Stone, alla ricerca invece di una stabilità, l’amante Laura, l'emotiva Leslie, un’attrice interpretata da Naomi Watts che sogna sin da piccola di calcare il palcoscenico di Broadway, l’amico produttore Jake, un irriconoscibile Zach Galifianakis, e infine un attore egocentrico dal pessimo carattere ma di grande talento, Mike Shiner, alias Edward Norton.

   


Inizio subito con ciò che mi ha colpita di più, colpa mia perché sono una maledetta fanatica dei piani sequenza, e per me un film intero in piano sequenza, seppur falsato in due punti, è… la Montagna d’Oro!

Costruire un intero film senza montaggio, con una lunga unica sequenza (anche se un paio di volte il montaggio è intervenuto, e non si nota così facilmente!) è un’impresa titanica, e Iñárritu riesce in un lavoro di regia minuzioso e difficilissimo. Anche per gli attori che sono costretti a recitare tutto “di seguito” senza pause, senza poter riprovare la scena, come se fossero su un palcoscenico teatrale; qualcosa che toglie il terreno sotto i piedi, qualcosa che in un certo senso rende questo film più vicino alla realtà (perché il tempo della maggior parte delle scene si sovrappone al tempo reale) e allo stesso modo paradossalmente più distante. È un artificio magnifico che poi in questo film non è solo un virtuosismo registico, ma è funzionale alla storia, perché Iñárritu vuole raccontare Riggan, la sua realtà asfissiante, vuole spingere sul reale e allora cosa c’è di meglio di questo espediente? Un montaggio di scene, di pezzi di vita non avrebbero reso con la stessa forza il dramma che Riggan vive ogni giorno, in particolare in quelli che dovrebbero rappresentare la sua rinascita, come attore, ma anche come uomo.

Vi potrei parlare ancora per ore di piani sequenza e di quanto in questo film sia stato giusto sfruttarlo, ma c’è ancora tanto tantissimo altro da dire.

  


Birdman mi ha emozionata moltissimo. Il personaggio di Riggan è interpretato da Michael Keaton magistralmente, ci si affeziona a lui, viene voglia di abbracciarlo e schiaffeggiarlo. Riggan è perseguitato dal suo passato, dal seguito del film che non ha voluto accettare, un po’ come non aveva accettato per l’ennesima volta il ruolo di Batman nella realtà. Birdman è anche questo, uno splendido lavoro di metacinema in cui biografia e film, realtà e irrealtà, si mescolano, rendendolo ancora più intenso. Birdman non lo lascia, come un fastidioso uccello del malaugurio gracchia continuamente di tutti i suoi fallimenti, di ciò che era e che non potrà mai più essere, di ciò che aveva e non avrà più. Lo smonta, lo umilia. Si umilia. Crolla e si rialza, si rialza e crolla, inseguendo quel desiderio di essere qualcuno. Ma la figlia lo fa piombare con i piedi per terra: “tu non sei nessuno. Non esisti”, la natura dell’uomo che passa e non lascia traccia.

Tra i piedi anche quel fastidioso attore semigiovane, ma non troppo, Mike Shiner, che è alla fine famoso, non per un personaggio interpretato vent'anni fa, e soprattutto non per un supereroe, che gli darà filo da torcere col suo enorme ego. Mike Shiner è probabilmente quello che sarebbe voluto diventare Riggan. E se non avesse accettato Birdman forse ci sarebbe riuscito. Mike è un personaggio che Edward Norton, bravissimo come sempre, rende molto umano, persino grottesco.

  


Birdman è un film che parla di ego e di amore, dell’incapacità di distinguere l’amore degli altri dalla loro approvazione. Riggan è molto amato e allo stesso tempo poco apprezzato. Ma non si sofferma solo su un uomo, un attore, parla anche di cinema e di teatro. Iñárritu prende in giro il mondo dello spettacolo, prende le distanze, si qualifica come outsider di una Hollywood diventata inguardabile, una Hollywood che non fa altro che sputar fuori film di supereroi. Birdman commenta, descrive tutta la società di oggi con forza ma senza forzare, non smette di parlare di “genocidio culturale”, e infine dei social media, croce e delizia degli attori, come delle persone normali: se non diventi virale non esisti.

E ancora, bisogna nominare la colonna sonora, una magnifica batteria che sottolinea perfettamente lo stato d’animo del protagonista, una batteria che risuona nei corridoi interminabili del teatro, e anche fuori. Una batteria che lo segue ovunque, più attutita, più forte, poi più debole. Una colonna sonora questa azzeccatissima, un martellare frenetico che resta nella mente molto a lungo, se ci ripenso riesco ancora a sentirla nelle orecchie.

C’è poi una scena, una singola inquadratura che ha fatto però tanto parlare, una che per molti ha stonato, ed è l’ultima. Io l’ho trovata adatta, aperta, mi ha fatto ragionare molto sull’intero film. Ma sapendo che non era quella la prima scelta, che esiste un finale originale mai girato… beh un po’ di fastidio rimane. Ma è poca cosa.


Birdman è un film ambizioso, pieno di coraggio che giustamente andava premiato. Da vedere, rivedere, rivedere e ancora rivedere.



Trailer italiano:

 


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Trailer originale:

 


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Categories: - Febbraio 2015

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Reply Nallwaymn
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