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 "Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui 
  la vita era più vita che di qua" 
 Italo Calvino 

Il mio Blog Post New Entry

Trilogia della città di K. (A. Kristóf, 2005)

Posted by Ilaria Pasqua on January 5, 2015 at 3:40 AM


“Avevamo deciso di separarci. Questa separazione doveva essere totale. Una frontiera non bastava, ci voleva anche il silenzio.”


                                     


Due gemelli, una terribile guerra, una nonna scorbutica e una casetta in periferia. Sono questi gli ingredienti iniziali di un libro strepitoso, dalle mille facce.


"Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe, è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti".


Non vedevo l’ora di leggere questo romanzo che era lì in libreria ad aspettarmi da un po’. Erano altissime le aspettative… ripagate in pieno, ma quanto è difficile recensirlo? Chi l’ha letto di certo lo sa. Per libri di questo genere le parole non sono mai abbastanza.

 

Prima particolarità da cui mi sento d’iniziare è quella più scontata: lo stile di Agota Kristóf, asciutto, minimalista, secco e ridotto all’osso in una maniera che provoca dolore. Si soffre molto leggendo questo libro, la scrittura è tagliente, ruvida, così come i fatti raccontati. Si trattiene il respiro per tutto il tempo.

La storia che questa scrittura vuole raccontare è profondamente intima, psicologica, ma è una storia che viene riscritta ogni volta, la realtà è malleabile e la Kristof la modifica continuamente, ci ricama sopra, sbroglia i fili e ricomincia. È un’opera di inganno ai danni del lettore, inganno che lo accompagna durante tutta la lettura facendo dubitare di ogni cosa, alla ricerca di una verità a cui aggrapparsi.


Dice:

- Sì. Certe vite sono più tristi del più triste dei libri.

Dico:

- Proprio così. Un libro, per triste che sia, non può essere triste come una vita.


All’inizio sembra una storia di guerra, poi però la prima impressione cambia, dal Grande Quaderno si passa alla seconda parte, La prova, e i personaggi assumono un’identità, fioriscono le descrizioni, nascono nuovi dubbi, tutto assume una nuova forma, ed è il momento de La terza menzogna, ultima parte che stravolge qualsiasi aspettativa e toglie gli appigli.

La storia si trasforma sotto i tuoi occhi, continuamente, e diviene quella di una solitudine profonda,  così disperata che nella scrittura trova conforto. La scrittura diviene un'ancora, diviene lo strumento per scardinare la realtà, togliere i tasselli dal mosaico e ricomporlo, volta per volta, spostandoli da una parte all’altra, creando nuovi disegni. Manipolazione della realtà, finzione assoluta, la scrittura al massimo della sua espressione, del suo senso di essere.

La scrittura è realtà e finzione, è vita. Come questo romanzo.

Nient’altro voglio dire, perché questa meraviglia va svelata da sé.



Incipit:

Il grande quaderno

Arriviamo dalla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.

La prova

Tornato a casa di nonna, Lucas si stende vicino alla recinzione del giardino, all'ombra dei cespugli. Aspetta. Un mezzo dell'esercito si ferma davanti all'edificio delle guardie di frontiera. Scendono dei militari e posano a terra un corpo avvolto in un telone mimetico. Un sergente esce dall'edificio, fa un cenno e i soldati scostano il telone.

La terza menzogna

Sono in prigione nella piccola città della mia infanzia. Non è una vera prigione, è una cella nell'edificio della polizia locale, un edificio che è una casa come le altre della città, una casa a un solo piano.


Categories: - Gennaio 2015