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Stardust (N. Gaiman, 1999)

Posted by Ilaria Pasqua on November 10, 2014 at 3:10 AM

"Tutto ciò che avevo sempre pensato di me, chi fossi, cosa fossi, era solo una menzogna. O quasi. Non hai idea di quale stupefacente liberazione!"

                                          


Stardust è stato il libro della riscossa. Ok, Neil Gaiman, mi dispiace di averti distrutto con la vecchia recensione (qui) ma te l'eri abbastanza meritato, almeno per quanto mi riguarda. Stavolta invece forse no.

Stardust mi è piaciuto. Ha personaggi più interessanti e una storia più ragionata e funzionante, che si legge con coinvolgimento fino alla fine, senza stancare mai.

Il giovane Tristan sta cercando di conquistare la bellissima Victoria, e quando vede una stella cadente attraversare il cielo pensa che quello e solo quello sarà il giusto pegno d’amore. Così lascia il villaggio, attraversando il varco proibito nel muro, e parte per cercare di catturare la stella e riportarla alla sua amata.

 

Si ha l’impressione di leggere una fiaba, questo è il primo impatto che dona il libro, forse merito di questa scrittura particolare, “fiabesca”. Il mondo creato da Gaiman è ricco di magia ed è affollato da una ricca varietà di personaggi: dai fantasmi, alle streghe, alle fate. Gaiman ha una grande inventiva e bravura nel costruire i suoi universi narrativi, tra colpi di scena e ambientazioni che cambiano in fretta senza dare la possibilità di spostare lo sguardo altrove. In questo caso la storia è leggera, divertente ed a tratti dolce, ed ha un intreccio poco complesso, molto semplice da seguire, ma che è anche adatto a un pubblico adulto. Le ambientazioni sono descritte magnificamente, sembra di avere quei luoghi di fronte agli occhi, e questo permette di immergersi con tutte le scarpe e di viverle con passione.

Ciò che proprio non mi riesce ad andare giù è il modo in cui vengono caratterizzati i personaggi, ho detto che sono più interessanti questa volta, è vero, ma a mio parere restano incompleti. Non mi arrivano del tutto, o almeno non come vorrei. E forse nei personaggi negativi manca un pizzico di cattiveria in più. In questo caso penso di aver preferito i cattivi di Nessun Dove.

Mi ha stupida molto il finale dolceamaro che in questo genere di libri solitamente è bandito.

Nel complesso è stata una lettura davvero piacevole che mi ha fatto rivalutare questo scrittore, eppure non ci siamo ancora. È una sensazione fastidiosa, perché sento che Gaiman ha molti tratti in comune con i miei, c’è sintonia, ma manca ancora qualcosa che non riesce proprio a farmelo apprezzare pienamente. Altro tentativo? Per forza.



Incipit:

C'era una volta un giovane che desiderava ardentemente soddisfare le proprie brame.

E fin qui, per quanto riguarda l'inizio del racconto, non v'è nulla di nuovo (poiché ogni storia, passata o futura, che narri di un giovane potrebbe cominciare alla stessa maniera). Ma strano era il giovane e strani i fatti che lo videro protagonista, tanto che egli stesso non seppe mai come andarono veramente le cose.

La storia ebbe inizio, come molte altre storie dei tempi andati, a Wall.

Ancora oggi, a seicento anni dalla sua nascita, la cittadina di Wall si erge immutata sulla cima di un'alta sporgenza granitica al centro di una piccola foresta. Le case del villaggio sono vecchie e quadrate, fatte di pietra grigia, con neri tetti d'ardesia e comignoli svettanti. Sfruttando ogni minimo spazio della roccia, le case si sorreggono a vicenda, costruite l'una a ridosso dell'altra, con qualche cespuglio o alberello che spunta qua e là dal fianco di un edificio.

 

Categories: - Novembre 2014