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La porta sull'estate (R.A. Heinlein, 1957)

Posted by Ilaria Pasqua on October 31, 2014 at 4:00 AM

 

“Ma c’era l’inverno nel mio cuore, e io cercavo la Porta sull’Estate”. “Su questo pianeta c’erano almeno due miliardi di persone che stavano peggio di me, ma io cercavo la Porta sull’Estate.”


                                              


È il terzo romanzo breve che leggo di Heinlein, dopo I figli di Matusalemme e Una famiglia Marziana, e forse quello che ho apprezzato di più.

 

Qui non troviamo il solito Heinlein, non ci sono minacce aliene, né astronavi. Ci sono solo un uomo con il suo gatto, Petronio Arbitro, meglio detto Pete, che odia con tutte le sue forze l’inverno e che cerca continuamente la porta sull’estate. Il protagonista, invece, è un inventore eccezionale ma un po’ ingenuo. Ha creato la linea della Domestica Perfetta, raggiungendo un gran successo, ma le cose all’improvviso prendono una brutta piega e per una serie di sfortunati eventi, che non riesce ben a controllare, finisce per venir "congelato". Si risveglierà nel 2000 con molti affari in sospeso da risolvere.

A tratti fa tenerezza vedere come Heinlein, considerato il padre della fantascienza, ha immaginato la soglia degli anni 2000 ormai da tanto superata. Invenzioni e strumenti che fanno sorridere ma che non rovinano affatto la lettura, nonostante tutto.

Anche perché l’attenzione è del tutto attratta dalla lunga catena di eventi in cui viene coinvolto il protagonista. Oltre che un romanzo di fantascienza è anche un giallo che sa tenere sulle spine, tanta è infatti la suspance, e trettanti i colpi di scena che inseriscono sempre nuovi elementi.

 

Il libro inizia in una maniera del tutto pacifica per poi trascinare in un vortice che virerà sempre più sul fantascientifico, fino a raggiungere la tematica dei viaggi nel tempo, qui sviluppata e sfruttata a meraviglia e anche con grande semplicità. Se questo libro ha un pregio è sicuramente quello di essere estremamente chiaro, ed è questa chiarezza a rendere ogni suo elemento plausibile. Potrebbe essere letto anche dai non appassionati di fantascienza, non troverebbero alcuna difficoltà, sono sicura che potrebbe conquistare chiunque. Sì, perché La porta sull’estate è un libro delizioso, nel senso più buono del termine, appassionante e piacevole, pieno di buoni sentimenti, anche se a volte sono nascosti sotto strati di pessimismo. Pete sta cercando la sua porta sull’estate, così come fa il protagonista e come facciamo ogni giorno noi tutti.




Incipit:

Un inverno, poco prima della Guerra delle Sei Settimane, io e il mio gatto, Petronio Arbitro, abitavamo in una vecchia casa di campagna nel Connecticut. Credo che quella casa non esista più. Non era lontana dalla zona di Manhattan che andò completamente distrutta, e poi si sa che le vecchie case di legno bruciano come la carta velina. Ma anche se esiste ancora, non credo che serva molto in quanto è priva di impianti igienici, ma a me e a Pete piaceva, sia perchè l'affitto era basso, sia perchè la sala da pranzo, rivolta a nord, era per me un'ottima stanza per disegnare. Unico svantaggio erano le undici porte che si aprivano nella casa. Dodici anzi, se contiamo quella di Pete. A proposito, Pete è sempre Petronio Arbitro. Lo chiamo così per comodità. Io ho sempre fatto in modo, in tutte la case dove siamo andati a vivere, che Pete avesse la sua porta personale. Nel caso specifico si trattava di un'apertura praticata nella porta-finestra di una stanza disabitata, apertura grande abbastanza per lasciare passare Pete con baffi e tutto. Per troppo tempo avevo aperto e chiuso porte ai gatti: da qui la decisione di ricorrere a quello stratagemma. Pete si serviva abitualmente della su porta, tranne quando riusciva a costringermi ad aprirgliene una normale. Una cosa era certa: non si serviva mai della sua porta quando fuori c'era la neve. Fin da quando era un micio tutto pelo e ronron, Pete aveva elaborato una filosofia molto semplice: io dovevo occuparmi della casa, dei viveri e del tempo, lui pensava a tutto il resto. Mi riteneva in particolar modo responsabile delle condizioni atmosferiche. Gli inverni nel Connecticut vanno bene per le cartoline natalizie, e durante l'inverno Pete provava regolarmente a uscire dalla sua porticina, e regolarmente si rifiutava di andare fuori a causa della sgradevole cosa bianca che c'era all'esterno. Allora veniva da me, per pregarmi di aprire una porta normale, convinto che almeno una di esse si aprisse su una bella giornata estiva. Così, tutte le volte io dovevo fare il giro delle undici porte e aprirle in modo che si persuadesse che anche fuori di quelle era inverno. A ogni porta il suo disprezzo per la mia inettitudine aumentava, accresciuto dalla delusione. Usciva, finalmente, ma stava fuori il tempo necessario a far calare la pressione idraulica. Quando tornava, il ghiaccio rappreso intorno alle zampe risuonava sul pavimento di legno, come se calzasse minuscoli zoccoli, e Pete mi lanciava occhiate di fuoco, rifiutandosi di fare le fusa finché non riusciva a leccare via tutto. Dopo di che mi perdonava, fino alla prossima volta. Con tutto questo non rinunciava mai alla sua ricerca di Una Porta che si aprisse sull'Estate.


 


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