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Il giovane favoloso (M. Martone, Italia 2014)

Posted by Ilaria Pasqua on October 20, 2014 at 3:05 AM


    “Non vivono fino alla morte, se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita”


                                       

 

Il film racconta la storia di Giacomo Leopardi. Inizia da tre bambini che giocano rincorrendosi in giardino, per poi entrare in una casa fredda e rigida dove il giovane poeta si formerà.

L'educazione dei genitori gli darà gli strumenti "materiali" per elevarsi, ma lo piegherà anche a una vita castrante, per lui ancora più penosa a causa del suo fisico fragile, che arriverà quasi a schiacciarlo.

La prima parte del film, tutta quella dell'infanzia e prima giovinezza, ci mostra con poche pennellate caratteri e luoghi, i primi turbamenti. Poi c'è un salto, un salto netto e ragionato, una scelta che ancora non so se condividere, ma sicuramente ne comprendo la necessità. Salta in avanti e taglia via l'infanzia dalla sua vita, un'infanzia che rimarrà come un fantasma attaccato alla sua pelle. 

                   


Nella seconda parte, che ha il difetto di essere un po' più lenta, Giacomo farà tappa in diverse città. A Firenze si innamora, passa le sue giornate insieme all'amico Antonio Ranieri, e quando non è con lui vaga per la città, alla ricerca di una siepe da superare, proprio come quella che circondava casa sua e che gli impediva di guardar oltre, nonostante lo desiderasse con tutto se stesso. Poi a Roma, infine si ferma nella chiassosa Napoli, che forse gli darà più degli altri luoghi in cui è vissuto.

Il Leopardi di Martone è struggente, è un uomo. Dietro al poeta c'è un uomo piegato dalla malattia e dall'animo di vetro, ma così lucido da far impallidire il mondo. Elio Germano è perfetto in questo ruolo, con la sua voce fina e l'ironia pungente avanza traballante in saloni di vecchi politici e letterati spocchiosi, per poi tornare libero all'aria aperta a contemplare l'infinito che gli è precluso. 

Giacomo Leopardi è tratteggiato con grande sensibilità, e si stacca dalla letteratura mostrandosi in carne e sangue e sofferenza, e Elio Germano, bravo come non mai, si accartoccia sempre più su se stesso, e più si piega più desidera volare. Riesce nell'impresa interpretando un personaggio così difficile con grande tatto, forza, personalità e soprattutto sensibilità.

Recita spesso le sue poesie al cielo Leopardi, le sussurra all'aria, in immagini che sembrano immobili nel tempo, talmente belle ed evocative da sembrare quadri. Interpreta i versi senza urlarli, li interpreta come uomo nei momenti della sua vita in cui nascono spontaneamente come lava ardente.

     


Straziante la sua profonda infelicità, e quella malinconia che non l'abbandonerà mai e che tornerà continuamente, che sembra reclamare ogni suo verso. Ma è tanta anche la tenerezza, la dolcezza e la pietà con cui viene "creato" di nuovo da Elio Germano, senza mai piegare lo scorrere delle scene alla malattia, come lo stesso Leopardi che reclama: "Non attribuite al mio stato quello che si deve al mio intelletto", orgogliosamente alza la testa, nonostante la malattia lo costringa a trascinarsi per le strade. E la natura che prima o poi tutto toglie.

E Leopardi sembra un uomo di oggi incapace di stare al mondo come desidererebbe, torturato dalla sua infinita dannazione, e dalla sua capacità di guardare sempre oltre l'orizzonte, a inseguire il suo desiderio sempre vivo e impossibile di infinito.

In conclusione Il giovane favoloso è una scommessa vinta, un film di una poesia che commuove.



Trailer:

 


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Categories: - Ottobre 2014