"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era pił vita che di qua"

Italo Calvino

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A Late Quartet - Una fragile armonia (Y. Zilberman, Usa 2012)

Posted by info.ilariapasqua on September 22, 2014 at 3:00 AM


"Forse Beethoven cercava di sottolineare il senso di coesione, il senso di unità fra fatti della vita."


                                                                                                                           


Un quartetto di musicisti che suona insieme da più di vent’anni viene scosso da una terribile notizia: uno di loro, Peter, è al primo stadio del Parkinson. Questo getta delle ombre non solo sul gruppo ma su tutta la loro vita.

I rapporti si incrinano velocemente, ma soprattutto cose non dette, problemi celati, tornano prepotentemente a galla. Il quartetto è un piccolo animale che sembra vivere di vita propria, un organismo equilibrato, un perfetto puzzle dove ogni suo membro è un preciso pezzo che non può cambiare di posizione. Ognuno di loro è indispensabile, ogni loro silenzio è necessario per la sua esistenza. Perché il quartetto vive grazie all’armonia di queste quattro anime che hanno dato tutto nel corso della loro vita per evitare che perdesse quest’equilibrio costruito con tanta fatica.


           


Ma appena Peter cede il passo, una volta che un primo problema all’apparenza insormontabile è saltato fuori, la diga inizia a incrinarsi… per poi trascinare con sé ogni cosa. Di colpo il quartetto diventa una prigione che intrappola, fino a togliere il fiato. Così i personaggi cominciano a tirare le linee della propria vita, cosa che non avevano mai fatto, protetti com'erano dal quartetto, e si perdono. Iniziano a muoversi come nell’Opera 131 di Beethoven, che vogliono interpretare nella prossima esibizione. E anche il ritmo del film inizia a seguire quello di questa famosa composizione.

C’è il perenne secondo violino, Robert, interpretato dal compianto Philip Seymour Hoffman, di cui non smetterò mai di sentire la mancanza, Juliette, la violinista che ha cercato di essere una madre ma che prima di tutto ha dovuto badare ai tre uomini del quartetto, proprio come una madre paziente, Daniel, il primo violino, chiuso e silenzioso, il tipo di musicista che parla attraverso la musica ma che in tutto il resto è un disastro, inadeguato, poi c’è Peter, interpretato dal sempre incredibile Christopher Walken, intenso come sempre, pronto a farsi da parte per il quartetto, perché sopravviva.

E infine c’è la figlia di Robert e Juliette, Alexandra, interpretata benissimo da Imogen Poots, anch’essa violinista, arrivata a quel bivio in cui si deve decidere se continuare o lasciare. Una ventenne che è schiacciata dalle mancanze dei suoi genitori, da sempre assenti. Una che ama e forse odia anche disperatamente quel violino che alla fine le ha rovinato la vita.

 

             

         

Poi tutto si confonde, i rapporti si allentano, le liti scoppiano, presente e passato si mescolano, portando a situazioni intuibili ma per nulla banali, e niente sembra più poter tornare come prima. Ma vogliono che torni davvero tutto come prima? Ognuno di loro ha sacrificato tanto per quel quartetto, senza sapere bene se ne è poi valsa la pena. Ci penserà Peter a dare una risposta, proprio sulle ultime battute del film. Una risposta silenziosa.

Cosa dire in conclusione di A Late Quartet? Sicuramente che mi è davvero dispiaciuto non averlo visto al cinema.

 

 



Trailer italiano:


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Trailer originale:


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Categories: - Settembre 2014

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