"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era pił vita che di qua"

Italo Calvino

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The Giver - Il donatore (L. Lowry, 1993)

Posted by info.ilariapasqua on September 12, 2014 at 4:00 AM


«A Jonas non è stata conferita alcuna designazione» annunciò con voce sonora e Jonas ebbe un tuffo al cuore. […] «Jonas è stato prescelto per essere il nostro nuovo Accoglitore di Memorie».


                                                 


Jonas vive in un mondo perfetto. Nella sua piccola Comunità non esistono più dolore, guerre e sopraffazione. Ogni impulso è stato abolito, tutto ciò che può disturbare, stimolare, invogliare, eliminato. La vita scorre con estrema tranquillità, grazie agli schemi adottati dal Consiglio degli Anziani che nella cerimonia annuale di dicembre assegnano ai ragazzi che hanno compiuto dodici anni una professione. E il momento di Jonas è alle porte.

 

Regole, regole, regole. Quello di Jonas è un mondo di regole celate, un mondo in cui la disciplina è fortissima, ma in qualche maniera addolcita dalle maniere, dalle parole.

I bambini sin da subito sono inseriti in questo sistema che non lascia spazio a nulla, nemmeno ai sentimenti. Persino i genitori ti vengono strappati, infatti le Unità Familiari sono formate da un uomo e una donna alla carta compatibili a cui vengono assegnati un maschio e una femmina.

Non esistono i colori, non esistono stimoli di nessun genere, ogni pulsione, sentimento è appianato dalle pillole e dalle regole ferree.

Quando Jonas chiederà ai genitori: “voi mi amate?” i due si risentiranno per il linguaggio sconveniente:


“Seguì un momento di silenzio impacciato, poi a Papà sfuggì una risata. «Jonas. Proprio tu! Precisione di linguaggio, per piacere!

«Che vuoi dire? » Chiese Jonas. Tutto si era aspettato, fuorché una reazione divertita.

«Papà vuol dire che hai usato un termine troppo generico, così privo di significato da essere caduto in disuso» gli spiegò la Mamma.

Jonas li fissò allibito.

Privo di significato?

Non aveva mai provato qualcosa che avesse significato di più di quella memoria.

«E naturalmente la nostra Comunità non può funzionare correttamente, se non si usa un linguaggio preciso. Perciò puoi chiedere “provate piacere a stare con me?” e la risposta è sì» proseguì sua Mamma.

«O» suggerì Papà «“siete fieri dei miei risultati?” e di nuovo la risposta è sì».

«Capisci perché non è appropriato usare il termine “amore”?» chiese Mamma.

Jonas annuì. «Sì, grazie, lo capisco» rispose lentamente.

Quella fu la prima volta che mentì ai genitori."


Questo è un mondo che mette i brividi, nonostante la pacata esistenza che tutti vivono, senza traumi, senza coscienza, una vita superficiale. Ma la domanda è sempre quella che ci si pone in questo genere di distopie: eliminare le sofferenze, i dolori, i problemi, i sentimenti è veramente il modo migliore per vivere?

La risposta che Jonas darà sarà un sempre più intenso no. Scelto come “accoglitore di memorie” il ragazzo sarà tagliato via da questo sistema, e sarà costretto a confrontarsi con la realtà, perché quella della Comunità realtà non lo è affatto.

Il mestiere dell’Accoglitore di memorie è unico nel suo genere, e quando Jonas viene chiamato per svolgere questo ruolo non può credere alle sue orecchie. Il vecchio donatore non riesce più a sopportare il peso delle memorie, è come un cassetto sigillato che sta per scoppiare. Lui regge i ricordi che la Comunità ha rifiutato per vivere, o meglio sopravvivere.

Jonas scoprirà lentamente cos’è la vita, riuscirà a sentire, a vedere le sfumature dell’esistenza e per lui niente sarà più lo stesso.


The Giver è un libro per ragazzi che può essere letto da chiunque, a mio parere (oltretutto viene prima di tutte le distopie recenti perché è addirittura un libro del 1993), perché ricco di spunti di riflessione, in poco più di 200 pagine oltretutto.

È scritto in maniera coinvolgente, anche se semplice e scorrevole, ed è terribilmente affascinante, perché quella che presenta Lois Lowry è una distopia perfetta, niente viene lasciato al caso, questo mondo è un surrogato di Paradiso, dove vive l’ignoranza su ciò che gli esseri umani hanno dovuto subire, non esiste un passato comune da cui attingere, c’è solo quel presente piatto e grigio. Preferisco non scendere nei dettagli dell’organizzazione di questa Comunità ma è davvero precisa in ogni suo punto. Lois Lowry ci fa immergere alla perfezione in questo mondo senza colori, ci fa sperimentare sulla pelle le non-emozioni e subito dopo le emozioni che Jonas prova nello scoprire com’è davvero ciò che lo circonda, la differenza tra quel posto senza colori e quello esplosivo della realtà. La delusione, il turbamento, persino la rabbia per ciò che hanno deciso deliberatamente di tagliare via, quando spetterebbe all’individuo decidere, avere accesso alla verità delle cose. Come ogni distopia che si rispetti, anche qui non c’è scelta. A Jonas è stata tolta, ed è una cosa con cui scendere a patti, perché riacquisito il diritto di scelta, vengono anche le responsabilità legate ad essa. E così Jonas sceglie. Sceglie bene? E a cosa condurrà questo lungo viaggio nella conoscenza umana?

Dovreste leggere questo libro per scoprirlo. La prefazione dice il giusto: alla fine della lettura ognuno si troverà in mano un libro diverso.




 

Incipit:

1

 

Era quasi dicembre e Jonas aveva paura. No, si corresse tra sé, non era quello il termine esatto. Paura indicava l’angosciosa sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile. Paura era l’emozione provata un anno prima, quando, per ben due volte un aereo non identificato aveva sorvolato la Comunità. Una rapida occhiata al cielo e Jonas aveva visto sfrecciare un aereo elegante, quasi una sagoma indistinta data l’alta velocità, seguita un istante dopo da un boato; poi di nuovo, in un attimo, dalla direzione opposta, ecco ripassare lo stesso aereo.

 

Categories: - Settembre 2014

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