"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era pił vita che di qua"

Italo Calvino

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Il labirinto (J. Dashner, 2009)

Posted by info.ilariapasqua on September 1, 2014 at 4:40 AM


"Voleva piangere, ma non trovava lacrime. Riusciva solo a starsene seduto lì, da solo, in attesa. Mi chiamo Thomas, pensò. Quella... quella era l'unica cosa che riuscisse a ricordare riguardo alla sua vita."


                                     


Un ragazzo si risveglia in un ascensore buio che lo porterà direttamente nella Radura, un ampio spazio sconosciuto chiuso da muri di pietra e popolato solo da ragazzi. Come tutti, non ha memoria del suo passato, sa solo il suo nome. 
L'unica certezza che i ragazzi hanno è che la mattina le pesanti mura si schiudono su un Labirinto pieno di pericoli.
Nella Radura i ragazzi si sono distribuiti dei ruoli e hanno messo in piedi una società organizzata e funzionante, ma dall'arrivo di Thomas le cose sembrano precipitare senza alcuna apparente ragione.

«La sua perdita di memoria era strana. Perlopiù si ricordava come funzionasse il mondo, che però era svuotato dai dettagli specifici, dai nomi, dai volti. Come un libro completamente intatto da cui però manca una parola ogni dodici, che quindi diventa una brutta lettura confusa. Non sapeva nemmeno quanti anni avesse.»

Mi aspettavo qualcosa di più da questo libro, ma devo dire che la lettura è stata comunque soddisfacente.
Partiamo dalla storia: un distopico, prima parte di una trilogia, che ha il sapore di un thriller fino alla fine; è infatti sui misteri del labirinto che si pone l'accento, sull'enigma da risolvere per poter andare via. Sulla vita che i ragazzi ripetono costantemente ogni giorno per cercare di sopravvivere senza perdere la testa.
Thomas, nonostante la confusione, sente di avere un ruolo importante in tutto questo, ma non sarà lui il vero catalizzatore, piuttosto sarà la ragazza, Teresa, a rappresentarlo. E si capisce da qui che questi due ragazzi sono diversi, e in qualche maniera uniti.

Ciò che ho apprezzato è l'incedere della storia, sempre attenta a mantenere alta la curiosità, ma anche l'uso di un vocabolario a parte che ha avuto lo stesso effetto straniante provato da Thomas, con il risultato di una quasi immediata identificazione. Thomas non sa nulla, e noi restiamo nel suo punto di vista fino alla fine.
Temevo che arrivati alla conclusione l'autore non ce l'avrebbe fatta a dare una risposta soddisfacente e invece è stato in grado di allargare gli orizzonti, anche se essendo una trilogia non ho avuto ancora tutte le risposte alle domande che mi sono posta durante la lettura.
Se la prima parte si occupa un po' di dare un'infarinatura del mondo e di farci "ambientare", la seconda è ricca di tensione e di dubbi. I personaggi hanno tutti delle loro caratteristiche, anche se ho trovato alcuni dei secondari più caratterizzati dello stesso protagonista che riesco a definire solo come  "coraggioso" "scaltro" o "particolarmente intelligente", comunque non si poteva fare di meglio visto che nessuno dei ragazzi ha un passato. Da Alby a Minho a Newy, ci ritroviamo in balia di ragazzi giovani e senza bussola che cercano in ogni modo di mantenere un ordine e di andare avanti razionalmente, senza arrendersi all'evidenza: quella di essere in trappola. Se il labirinto è praticabile di giorno, non lo è affatto di notte. Ma poco importa, in due anni non sono ancora riusciti a trovare un'uscita. La sensazione di essere dei topi in trappola è fortissima durante la lettura, è questa che ti spinge ad andare avanti. 

La storia è molto semplice e non è proprio su quello che l'autore punta, piuttosto su questo sentimento di tensione, di claustrofobia, di mistero, sulle reazioni dei ragazzi.
Per quanto riguarda lo stile, quello di Dashner è molto giovanile, composto di frasi spezzettate, corte e incisive, che rendono la lettura molto scorrevole. Punto di forza sicuramente le descrizioni, molto coinvolgenti, e l'uso di un vocabolario gergale, che rende la realtà della Radura ancora più viva.

E allora cos'è che non mi è andato giù? Non saprei dirlo, forse mi aspettavo una storia più solida e una caratterizzazione più spiccata. Per il secondo problema sono sicura che basterà aspettare il secondo volume. Ciò che è certo è che ha del potenziale.

- Qualcuno non dovrebbe fare un discorso di incoraggiamento o qualcosa del genere? - domandò Minho, distogliendo l'attenzione di Thomas da Alby.

- Prego - ribatté Newt.

Minho annuì e si rivolse alla folla. - Fate attenzione - disse, secco. - Non morite.

 

 


Incipit:

Cominciò la sua nuova vita tirandosi in piedi, circondato da un buio freddo e da un'aria viziata che sapeva di polvere.
Udì un rumore sferragliante, metallico, un fremito violento scosse il pavimento sotto i suoi piedi. Il movimento improvviso lo fece cadere. Poi si trascinò all'indietro, a gattoni, con la fronte imperlata di sudore nonostante l'aria fredda. Battè la schiena contro una parete di metallo duro contro cui scivolò fino a incontrare l'angolo della stanza. Si lasciò cadere sul pavimento e tirò le gambe al petto, stringendole forte, nella speranza che gli occhi si abituassero presto all'oscurità.



Categories: - Settembre 2014

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