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Il buono, il brutto, il cattivo (S. Leone, 1966, Italia)

Posted by Ilaria Pasqua on August 25, 2014 at 4:50 AM

                                     "Vado, l'ammazzo e torno."


                                  


Durante la guerra di secessione, tre uomini anarchici privi di scrupoli e di qualsiasi ideale, Joe, il buono (Clint Eastwood), Tuco, il brutto (Eli Wallach), e Sentenza, il cattivo (Lee Van Cleef), hanno lo stesso scopo: trovare un tesoro nascosto in un cimitero. Sono un trio strambo e sconclusionato i cui elementi non si fidano l’uno dell’altro ma si trovano costretti a collaborare e inseguirsi senza sosta. È questa la storia de Il buono, il brutto, il cattivo, mitico western di Sergio Leone, terzo film della trilogia del dollaro, che segue le vicissitudini di questi tre uomini tra situazioni imprevedibili e personaggi stravaganti.

Anche se l’unico motore di tutto il film e dei suoi protagonisti sono i soldi, qui il regista sembra voler rappresentare anche la crudeltà della guerra e lo fa in modo dettagliato, senza schierarsi per i buoni o per i cattivi. Il buono dirà: “Non ho mai visto tanta gente morire tanto male”.



          


Si tratta quindi di una pellicola arricchita dallo “sfondo”. È la prima volta infatti, che nella trilogia del dollaro viene inserita la componente storica a fare da supporto. I personaggi sono influenzati dagli orrori a cui assistono e sono più caratterizzati di quanto lo siano i precedenti: non sono personalità nette, bianche o nere, bensì estremamente sfaccettate. Il buono non è solo buono, ma sa essere spietato e lo stesso vale per il brutto e per il cattivo. Ciò che colpisce è che questo terzo film, capitolo conclusivo della trilogia, è nato per caso. I distributori americani, infatti, visto in Europa il successo di Per qualche dollaro in più, si impegnarono non solo a comprare i primi due film, ma anche ad acquistarne un terzo a scatola chiusa: l’offerta della United Artists, la major del trio Chaplin-Pickford-Fairbanks, fu così generosa che Sergio Leone ci pensò su e decise di mettersi al lavoro. Ne uscì questo capolavoro che aveva rischiato di non vedere la luce. Un western attraversato da un sarcasmo e un’ironia che hanno reso ogni scena indimenticabile, e anche imitata, senza mai raggiungere però la qualità dell’originale.

Il brutto, interpretato da Eli Wallach, è il personaggio più amato, e forse il più positivo, quello per cui si tifa, quello che non solo ruba la scena a Clint Eastwood (pistolero senza nome nel primo film, chiamato nel secondo Monco, infine Biondo) ma che ha anche dei momenti tutti suoi in cui si svela la sua backstory, un po' come era accaduto con il personaggio interpretato da Lee Van Cleef nel secondo film. In questo lavoro avviene una nuova rivoluzione: i personaggi da due diventato tre. Anche se la presenza di Tuco è preponderante i protagonisti in questo caso sono in effetti tre. Uno in più in ogni capitolo della trilogia. 

La scena finale, in particolare, può essere una summa dell'estetica di questa pellicola. Nella ricerca affannosa della tomba il cattivo carpirà il nome sulla lapide, ma sarà il brutto ad arrivarci per primo.


       


In questa sequenza, il brutto si rialza a ridosso del cimitero e la macchina da presa di Leone riprende la sua vastità, sulle note inizialmente lente della magnifica colonna sonora di Ennio Morricone. Infine l'apice verrà raggiunto nella sequenza dello scontro a tre, dove la musica esplode del tutto, regalando un'altra scena memorabile.

Per chi ha curiosità ho analizzato la scena della "febbre dell'oro" su Recencinema.it:

Il brutto s’inoltra, adagio, cammina disorientato, la macchina da presa non lo segue ma si alza lentamente, un cane abbaia mentre attraversa l'inquadratura sulla destra, e la macchina da presa si ferma lì, sospesa. Il brutto inizia a correre lungo una fila di lapidi fino a diventare un puntino, mentre la musica lo accompagna in un crescendo emozionante. Poi la cinepresa lo affianca, si avvicina, mentre il brutto continua a correre, rallenta e si ferma nello spiazzo al centro del cimitero. Primo piano del brutto mentre aguzza la vista e riprende a correre. La macchina da presa si ferma nello spiazzo e lo lascia correre, poi si allontana, inquadrando l’intero cimitero e il brutto, solo un puntino che corre in tondo nello spazio. Sergio Leone torna da lui, i violini si alzano e una voce angelica lo accompagna, la lapide si avvicina. La macchina da presa gira su se stessa, mostra la stanchezza, la spasmodica ricerca, la frenesia del brutto, prima con lui, poi senza di lui, e va sempre più veloce, le lapidi si confondono, gira e gira, la musica è arrivata al culmine, poi uno sprazzo di cielo e il primo piano di Eli Wallach che si è fermato di colpo, insieme alla musica: ha trovato la lapide. Stacco rapido sulla lapide e sul viso soddisfatto del brutto.



      


Vi lascio con una curiosità: in questo film, da molti considerato una specie di prequel, anche se effettivamente è del tutto impossibile, il Biondo troverà e indosserà per la prima volta il mitico poncho che ritroviamo nei primi due film. Solo un bel richiamo, un bel modo di chiudere il cerchio di una trilogia indimenticabile.





Trailer:


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Categories: - Agosto 2014