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L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio (H. Murakami, 2014)

Posted by info.ilariapasqua on July 15, 2014 at 4:00 AM

"Il ragazzo che una volta si chiamava Tazaki Tsukuru era morto [...] Quello che adesso era lì e respirava, era un nuovo Tazaki Tsukuru, un Tazaki Tsukuru il cui nucleo era stato, in gran parte almeno, sostituito. Ma era una verità che conosceva soltanto lui. Né aveva intenzione di condividerla con nessuno"


                                               


Tazaki Tsukuru ha 36 anni e convive con un dolore che continua a scavarlo dentro e che l’ha gettato in un abisso profondo. Dopo 16 anni continua a chiedersi il motivo del perché i suoi più cari amici, con cui viveva in simbiosi e con cui aveva costruito la più pura e perfetta delle amicizie, lo abbiano escluso e gettato fuori dal gruppo, senza nessuna apparente ragione. Ma il passato è sempre lì a chiedere di essere ascoltato, e per Tazaki, che scappa da tutta la vita, arriva il momento di scoprire la verità.

 

Tsukuru ha sempre pensato di essere incolore. I suoi quattro amici un colore invece l’avevano, compreso nella radice del proprio cognome. A questa mancanza, che ha sempre sentito come un peso, ha associato la sua esclusione violenta dal gruppo. Tsukuru si è silenziosamente adattato a quest'assenza di colore, vivendo senza vivere, quasi come un ombra di se stesso. Ha fatto tutto ciò che voleva: costruire stazioni, la stessa cosa che il suo cognome suggerisce (infatti Tazaki significa “costruire”;), passando la sua vita in solitudine o con persone che entravano bussando appena per riuscirne subito dopo. Ma non Sara, con lei tutto sembra diverso. E allora come aprirsi, come donare tutto se stesso se si ha quel blocco terribile, quel tappo che impedisce alle emozioni di uscire? Alla vita di fluire come dovrebbe?

Tsukuru sarà costretto a prendere coscienza di questo dolore lacerante che continua a fargli del male, a rompere la scatola di vetro dove custodisce i suoi ricordi e il suo passato, affondarci le mani ancora una volta, per comprendere forse ciò che è successo veramente. La caccia ai suoi vecchi amici sembra l’unica reale cosa da fare. Solo loro possono fare luce. Il confronto sarà risolutivo e in superficie usciranno cose insospettate e insospettabili.

 

Ha l’aria quasi di un thriller questo nuovo libro di Murakami. O di un romanzo di formazione di un 36enne che ha lasciato indietro, ai suoi vent’anni, una grande parte di sé che non sa più come recuperare. È rimasto quasi fermo, come se non avesse fatto altro che camminare avanti e indietro in una stanza senza far rumore. Il viaggio di Tsukuru sarà un vero e proprio pellegrinaggio che si fermerà in tante stazioni, un viaggio di iniziazione e conoscenza di se stesso, di superamento. È l’essenza incolore della sua personalità che sente di dover riempire. E più scaverà più vedrà i colori affiorare. Andando avanti con la storia si rivelerà essere lui il più colorato di tutti, quello che non solo ha un colore ma anche delle sfumature, e che non ha paura di attraversare il dolore o l'assenza di colore...

I tratti surreali sono sempre forti, come in ogni storia di Murakami, stavolta delineano però anche la complessità di una mente colpita dal trauma, restituendoci una sorta di solitudine e desolazione. Complesso, profondo, come il cuore di un uomo. Questa storia palpita proprio come un piccolo cuore, nel minuscolo mondo che è costruito tutt’intorno a lui. Non ci sono stavolta scenari grandi, né lune in cielo. Solo un uomo e i momenti più bui della sua vita, gli spazi più oscuri della sua mente. Murakami ci stringe in un abbraccio onirico e avvolge la mente in una prigione di emozioni da cui è impossibile uscire.

 

Come ogni lavoro di Murakami, questo è un romanzo sul significato della vita, sull’ambiguo confine tra sogno e verità, tra realtà e apparenza. Le risposte alle domande che nascono durante la lettura possono essere molte, tante quante le interpretazioni che ogni singolo lettore può dare a ciò che legge. È a lui che ancora una volta Murakami, con grande delicatezza e profondità, si affida, lasciandoci un’altra delle sue perfette e poetiche storie. Questo è un libro di sensazioni. Come sempre non resta che abbandonarsi e lasciarsi imprigionare.



Incipit:

 

Dal mese di luglio del suo secondo anno di università fino al gennaio seguente, Tazaki Tsukuru aveva vissuto con un solo pensiero in testa: morire. Nel frattempo aveva compiuto vent’anni. Ma raggiungere la pietra miliare della maggiore età non era stato per lui un evento particolarmente significativo. Metter fine ai suoi giorni gli sembrava la cosa più naturale e coerente. Per quale motivo, però, non avesse fatto quell’ultimo passo, ancora oggi non riusciva a capirlo. E dire che in quel periodo attraversare la soglia che separa la vita dalla morte sarebbe stato più facile che bere un uovo dal guscio!


Categories: - Luglio 2014

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