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 "Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui 
  la vita era più vita che di qua" 
 Italo Calvino 

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Expo 58 (J. Coe, 2013)

Posted by Ilaria Pasqua on June 16, 2014 at 4:00 AM


«Era reale, immaginata o ricordata? Talvolta, di questi tempi, poteva essere difficile capire la differenza.»


                                           

 

Aspettavo da molto di “azzannare” il nuovo libro di Jonathan Coe e finalmente se ne è presentata l’occasione.

Coe è uno dei miei scrittori preferiti, uno dei pochi di cui ho letto proprio tutto ciò che ha pubblicato, e anche se tra alti e bassi non mi ha mai deluso. Lo trovo bravissimo a gestire le storie e a mantenere sempre il giusto grado di attenzione senza rallentare il ritmo.

Expo 58 mi è piaciuto, anche se sicuramente non è tra i suoi migliori.


«Permettetemi, se posso, di proporre un breve brindisi. Viviamo in un mondo in cui vengono costantemente erette barriere politiche tra i popoli di nazioni diverse. Molte di queste barriere, a mio avviso, sono inutili. Il fatto che noi possiamo sederci insieme in questo modo - sei persone, di cinque paesi diversi - dimostra che sono inutili. L'Expo 58 dimostra che sono inutili. Pertanto facciamo un brindisi ai nostri ospiti generosi e progressisti - al popolo del Belgio, e all'Expo 58!»

«All'Expo 58!» gli fecero eco tutti.


Le vicende sono ambientate durante quel momento storico in cui si cercava di scendere a patti con la tecnologia sempre più incombente e in via di sviluppo. Un periodo in cui i Paesi facevano a gara per risultare il più avanzato, il più moderno e che allo stesso tempo era alla ricerca di un punto di contatto. Moderno è una parola che ricorre spesso. La modernità, verso cui tutti sono spinti, forse senza conoscere poi così bene le implicazioni che porta con sè.

 

L’Expo 58 si svolge di preciso a Bruxelles con lo scopo principale di promuovere la comunicabilità tra i popoli, ma finisce con l'essere solo un'immensa vetrina, un enorme acquario in cui gli uomini non sembrano riuscire davvero a comprendersi, perché in fondo non è quella la priorità. 


«Qui, nei prossimi mesi, sarebbero state riunite tutte le nazioni i cui complessi rapporti, i cui conflitti e alleanze, le cui dense, intricate storie avevano forgiato e avrebbero continuato a forgiare il destino dell'umanità. E al centro di ciò, fulgida pazzia: un gigantesco reticolo di sfere, interconnesse, imperiture, ciascuna emblematica di quella minuscola unità che l'uomo aveva imparato a dividere solo recentemente, con conseguenze a un tempo allarmanti e meravigliose: l'atomo. La sola vista gli faceva battere forte il cuore.»


Thomas è un inglese di trentadue anni che lavora al COI, Central Office of Information, nel ruolo di scrittore di news, più semplice dire scrittore di propaganda. Un giorno gli viene affidato un nuovo incarico: andare all’Expo e tenere sotto controllo lo spazio dedicato alla Gran Bretagna, in particolare dello stand occupato dal “Britannia” la riproduzione di un pub inglese, vera attrazione su cui le autorità inglesi puntano per attirare pubblico.

Thomas è un belloccio somigliante a Gregory Peck, ha una moglie e una figlia piccola e anche se titubante decide di partire per questi sei lunghi mesi, da una parte provando un enorme sollievo. Lì al Britannia conoscerà molte persone, soprattutto la giovane Anneke, e desidererà non andare più via. Si rende conto che la vita tranquilla che ha vissuto fino a quel momento lo ha ingrigito, e quando si ritrova in quel mondo così più ampio di lui, un mondo altro che non aveva mai quasi sospettato esistesse, si sente piccolo e spaesato e desidera di più. È quasi un clima surreale quello in cui vive la grande Expo.

In quel mondo falsato, in cui ogni cosa è un simulacro, una finzione, in cui ogni persona non sembra essere quello che in realtà è, Thomas si smarrisce.


«Dov’era la realtà in questo ambiente, dopotutto? Il Britannia era un falso: era un finto pub, che proiettava una finta immagine dell’Inghilterra, trasportata in un ambiente finto dove ogni altro paese proiettava finte immagini della propria identità nazionale […] Stava vivendo in un mondo fatto interamente di simulacri. E più ci pensava, più ogni cosa intorno a lui iniziava ad apparire spettrale e instabile. Questa gente che aspettava di essere servita e sedeva ai tavoli era reale o era finta? Ciascuno di loro era quel che sembrava?»


Finisce coinvolto da due personaggi davvero buffi e inquietanti e con uno strano modo di parlare tra loro, Mr Radford e Mr Wayne, in una specie di operazione di spionaggio e quando tornerà indietro si renderà conto che la sua vita è andata a rotoli. La storia prenderà così di colpo le tinte di un film di spionaggio, una sorta di Intrigo Internazionale alla Hitchcock in salsa british.

 

«Talvolta non conosciamo fino in fondo la nostra natura. Non sappiamo bene chi siamo finchè non sopravviene una nuova circostanza a rivelarcelo.»


Thomas si innamorerà di una ragazza e del mondo intero, dell’aria di libertà che si vive lì all'Expo. Quando tornerà alla sua vita non sarà più lo stesso.

È tutto così «seducente, invitante, prima inimmaginabile nelle sue forme e contorni, illuminato su tutti i lati da luccicanti, chiaroveggenti fasci di luce, e soprattutto moderno: moderno in modo irresistibile e senza precedenti»

Guardandola con attenzione si trattava di un realtà quasi irreale, "in perpetuo cambiamento, di dubbie lealtà e motivi nascosti".

Anni fatui, ovattati, irreali. Thomas li ricorderà ultra ottantenne, con un senso di nostalgia quasi costante che si respira in ogni pagina, quei momenti gli resteranno impressi sulla pelle, ne pagherà le conseguenze per tutta la vita.

 

Expo 58 è in linea con i libri di Jonathan Coe, attentissimo sempre al periodo storico in cui ambienta le sue vicende, sempre dettagliato, talmente convincente da far dimenticare quasi tutto il resto. Personaggi sempre ben descritti, a tratti quasi surreali, e sempre bravo con la sua scrittura sinuosa ed elegante, con il suo umorismo inglese, a tenere incollati, nonostante lo svolgimento delle vicende non sia così rapido ma anzi dà tutto il tempo di respirare l'aria eccitante e frastornante dell'Expo.

In conclusione un buon libro, un Jonathan Coe riconoscibile, una storia che si divora e che coinvolge e diverte con tatto e leggerezza.

 

 

 Incipit:

 

In una nota datata 3 giugno 1954, l’ambasciatore del Belgio a Londra trasmetteva un invito al governo di Sua Maestà britannica: un invito a partecipare a una nuova Fiera mondiale che i belgi chiamavano l’”Exposition Universelle et Internationale de Bruxelles 1958″. Cinque mesi dopo, il 24 novembre 1954, l’accettazione formale dell’invito da parte del governo di Sua Maestà fu presentata all’ambasciatore, in occasione di una visita a Londra del barone Moens de Fernig, nominato dal governo belga commissario generale con l’incarico di occuparsi del lavoro di organizzazione dell’Expo. Sarebbe stato il primo evento del genere dopo la Seconda guerra mondiale.

 


Categories: - Giugno 2014