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La collina dei papaveri (G. Miyazaki, Giappone, 2011)

Posted by info.ilariapasqua on May 16, 2014 at 5:10 AM


«Come si può pensare di costruire un futuro se si dimentica il proprio passato?»


                                            


 

Yokohama 1963. È il periodo successivo alla guerra e il Giappone sta cercando di rialzarsi in piedi.

Umi ha sedici anni e ogni mattina alza due bandiere di segnalazione marittima come faceva prima che suo padre morisse nella guerra di Corea 8 anni prima. Umi vive in una grande casa sulla collina dei papaveri con i fratelli e la nonna mentre la mamma, professoressa universitaria, è sempre assente.

Nell’ambiente scolastico è periodo di rivolta. Gli studenti discutono sulla necessità di salvare il Quartier Latin, edificio in cui hanno sede i club scolastici, fatiscente sì, ma che racchiude la storia dell’Istituto e della cultura. Questa protesta si allarga ampiamente andando a toccare i temi caldi di quel periodo. In un paese come il Giappone che si sta rimodernando velocemente non c’è più spazio per il passato. Ma come si può pensare al futuro se si dimentica il passato? È la domanda che pone Shun, studente diciassettenne a capo del giornale della scuola.

Umi propone di ristrutturare l’edificio per dargli una nuova possibilità, così tutti gli studenti si mettono al lavoro e collaborano insieme per preservare quel passato su cui la società cerca di passar sopra.

La ragazza non sa che Shun ogni mattina alza le due bandiere dal rimorchiatore del padre adottivo, in risposta alle sue.

Quando i due si incontreranno a scuola nascerà ben più di un’amicizia, ma vecchie storie familiari creeranno enormi e forse insormontabili problemi.

 

                         


 

La collina dei papaveri è un film di Goro Miyazaki. La sceneggiatura è del padre Hayao e nonostante questo il film ha più di una pecca. Il risultato non è quello che ci si aspetta solitamente dal genio di Miyazaki. Anzi, ci si tiene abbastanza lontano. E forse ne so il motivo: l’ambientazione storica, tutta in città, toglie quella magia, quell’aura fiabesca che è fortissima nei film di Miyazaki padre e che anzi ne è il cuore pulsante. Ma è chiaro che anche il figlio sia alla ricerca della sua chiave stilistica.


Sia chiaro, non sto dicendo che non l'ho apprezzato ma che ho trovato la storia molto debole nel complesso, anche se gradevole. È un film che si lascia guardare e che illumina una parte della storia del Giappone di cui non ero a conoscenza. Il decentramento delle vicende ci mostra uno spaccato della vita di un Giappone che forse non esiste più. Si respira un’aria diversa.

Ecco il pregio: la grandissima cura dell’ambientazione di quel periodo, sin nei minimi dettagli, con quei colori splendenti tipici dello Studio Ghibli, e la capacità di trasportarci lì, di farci respirare gli anni '60 di una città che non è la capitale. Sull’animazione invece non ho assolutamente nulla da dire, come al solito.


           


I personaggi sono caratterizzati bene ma la loro evoluzione è funzionale alla storia, al desiderio di salvare il Quartier Latin. 

Del film invece ricorderò sempre i lavori nel Quartier Latin, i personaggi secondari alle prese con i loro piccoli club. La coralità, piuttosto che l’individualità. Non so se fosse voluto, ma è già tanto, certamente.


In conclusione La collina dei papaveri non è un film che eccelle, non riesce a raggiungere gli alti standard degli altri capolavori dello Studio Ghibli, ma ha una sua anima e si lascia guardare con piacere e coinvolgimento.



Trailer italiano:

 

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Categories: - Maggio 2014

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2 Comments

Reply Salvia
5:07 AM on May 19, 2014 
Io adoro questo regista, tutti i suoi film sono geniali e mi sorprendono sempre. Questo non sono ancora riuscita a guardarlo ma rimedierò!cessa
Reply info.ilariapasqua
2:35 AM on May 20, 2014 
Ciao Salvia, grazie per il commento!
Parli di Hayao o di Goro? Se parli di Hayao calcola che lui ha scritto solo la sceneggiatura, e immagino anche che l'abbia fatto con il figlio. Manca del tutto quella magia che ti fa sognare... ma sicuramente una visione la merita comunque! I disegni sono quelli che tanto amiamo, i tipici di Hayao e dello Studio Ghibli, e l'animazione è sempre... spettacolare!!!!