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Lanterne rosse (Z. Yìmóu, Cina, 1991)

Posted by Ilaria Pasqua on May 9, 2014 at 5:00 AM

"Tutto è rappresentazione, se reciti bene inganni gli altri. Se reciti male, inganni solo te stessa. Se non sai nemmeno ingannare te stessa non ti restano che i fantasmi."


                                        


 

Nella Cina del Nord dei primi anni ’20, una giovane studentessa per aiutare sua madre e per evitare la povertà va in sposa a un signorotto che vive in un palazzo lontano dalla città, diventa la quarta moglie, una concubina.

La vita e le regole di quella strana famiglia la spingeranno alla pazzia.


Questo film è tratto dal libro Mogli e concubine di Su Tong e confesso che questo è il primo lavoro di Zhāng Yìmóu che vedo, nonostante adori i registi orientali.


Eleganza. È questa la prima parola per descrivere Lanterne rosse. La prima cosa che colpisce è il modo in cui vengono utilizzati gli spazi. Tutto il film si svolge nel palazzo, tra i cortili delle quattro concubine così diverse l’una dall’altra, non solo per l’età. L’unica cosa che le unisce è il desiderio di non essere messe da parte dal padrone, per mantenere vivi i privilegi che si ottengono quando si riesce a passare la notte con lui. È una continua lotta senza esclusioni di colpi che costringerà la protagonista, giovane e inesperta, a scendere a compromessi con quella nuova vita, a comportarsi come le altre per poter sopravvivere. Anche se fa più di uno sgambetto alle altre mogli, non è come le altre, quella logica su cui basano la loro intera esistenza le sta stretta e le sembra sempre più assurda, soprattutto di fronte a ciò che le mogli sono disposte a fare per vedere quelle lanterne rosse accendersi nel proprio cortile. Di tutto.


                         


E lei è costretta a giocare, il suo cortile si illumina più di tutte le altre, fino a strozzarla del tutto. Il regista la inquadra spesso dall’alto, mentre cammina avanti e indietro nel suo spazio, in quella prigione fatta di mura e di ganci per le lanterne, di giorno sempre vuoti.

Questa è la grande bellezza e forza del film: il marito-padrone non ha faccia, faccia l’hanno solo le quattro mogli e i loro giochi di potere. L'invidia, l'odio, la violenza psicologica subdola con cui cercano di affossare le altre per ricevere un po' d'amore, un minimo d'attenzione. Al centro la loro condizione di donne, l'amarezza in cui affogano, l'insoddisfazione, l'ambizione e poi la sofferenza, la totale disperazione della protagonista. È forte la critica alla condizione delle donne nella Cina degli anni '20, tanto che il film fu censurato dal regime.

Personaggio importantissimo, anche se apparentemente secondario, è quello della serva di Song Lian che sogna di diventare un giorno concubina, e che nel tempo libero ruba le vecchie lanterne, replicando i gesti del massaggio ai piedi, l'unica gentilezza alle mogli-schiave che suona però più come una condanna.


                          


È magnifica la fotografia e il modo in cui Yìmóu sfrutta lo spazio, stringendo quel cortile sempre più intorno alla giovane, fino a toglierle del tutto l’aria, fino all’ultima splendida scena. Non si può fare a meno di soffrire di claustrofobia, desiderare che quella macchina da presa si alzi, ci apra le porte del palazzo per lasciarci liberi di respirare, ma non accade. Mai.




Trailer:

 


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Categories: - Maggio 2014

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