"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era pi vita che di qua"

Italo Calvino

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Margaret (K. Lonergan, Usa, 2011)

Posted by info.ilariapasqua on April 28, 2014 at 5:00 AM


"Né la bocca, o la mente, aveva detto ciò che il cuore sentiva e l’anima intuiva: per il danno cui l’uomo è nato, per Margherita, per te stessa piangi."


                                           


La diciassettenne Lisa sarà la causa di un incidente stradale mortale che la scuoterà nel profondo. Finirà per colpevolizzare se stessa perdendo l’equilibrio e mandando a picco tutti i rapporti con le persone che la circondano.

Margaret è un film del 2011 scritto e diretto da Kenneth Lonergan che ha come protagonista la bravissima Anna Paquin, che dopo l’Oscar per Il pianista si è un po’ persa per strada, e che vede la partecipazione di Matt Damon e Mark Ruffalo.


            


Il film in realtà non è del 2011 ma del 2005 (girato in quest’anno per essere distribuito nel 2007), come si poteva immaginare. Infatti quando mi sono trovata davanti i tre attori giovanissimi, o almeno molto più giovani di quanto potessero essere nel 2011, sono rimasta a bocca aperta. Ha dovuto affrontare lunghe traversie, i produttori volevano che venisse accorciato (inizialmente la durata si aggirava intorno alle tre ore) e il regista, reduce da una nomination all’Oscar per Conta su di me, non voleva acconsentire. Alla fine è stato rimontato e completato a singhiozzo arrivando alla forma finale solo nel 2011.


Ma veniamo al film in sé. Anna Paquin riesce a offrire un ritratto preciso di un’adolescente afflitta dai sensi di colpa. Sensi di colpa sempre più profondi che finiscono per farle sviluppare una sorta di nevrosi che ingloba tutto il mondo circostante. Lisa si sente responsabile della morte di quella donna ma allo stesso tempo sa bene di non essere la maggiore responsabile. Per questo porta avanti una battaglia contro chi ha la reale responsabilità, un modo di far pagare all’altro ciò che lei sta subendo e anche scaricarsi un po' la coscienza per liberarsi da questo tormento.

Un animo ancora non toccato dai drammi degli adulti che scopre il dolore, quello vero.

Margaret non è però solo incentrato sullo shock e il turbamento psicologico della protagonista, parla anche dell’arte, del suo modo di esprimere sentimenti che sorpassano il tempo e lo spazio, e che ci sono così vicini nonostante siano legati a una quotidianità molto distante da quella presente. Il titolo, infatti, non fa riferimento al personaggio Margaret ma alla poesia di Gerald Manley Hopkins del 1880 intitolata Spring and Fall che è dedicata "To a young child" di nome Margaret.

La regia è buona, utilizza in più parti, all’inizio soprattutto, lo slow motion per rendere la sospensione del personaggio di Lisa adolescente in sviluppo, ma sembra anche un modo per rendere universale il suo messaggio; trascina tutti i pedoni qualunque di New York all’interno del quadro, come se dicesse: interessa anche a voi. Anche voi ne siete protagonisti. E la colonna sonora è perlopiù composta dal rumore del traffico, dalle voci della quotidianità. È un caos di suoni che accompagna il percorso di Lisa, sempre più sola, isolata e confusa in una città che non la vede nemmeno.


                      


Lisa è ancora alla ricerca di un’identità, prima altruista, poi eroina, dopo sembra essersi persa in un’autoreferenzialità che la fa apparire falsa. Al centro del film il non-essere di una ragazza che sembra recitare la vita perché non sa chi è, e perché forse non sa nemmeno come viverla. La profonda contraddizione di un'adolescente che è ancora in divenire in una corsa senza fiato tra la folla indaffarata. Piccola e anonima. Sfocata come l'immagine della locandina.

Nessuno sembra capirla, il mondo che le vortica intorno non può abbracciarla come lei vorrebbe. Sua madre è distratta, o almeno le è difficile starle dietro nonostante ci provi, il suo professore, la persona che dovrebbe guidarla, non è in grado di farlo. Lisa è sola. Lisa vuole giustizia. Si ritrova catapultata all'improvviso in un mondo di adulti indifferenti, un posto ingiusto, e la confusione aumenterà sempre più, fino alla comprensione finale dove troverà forse un po' di pace.


In conclusione un buon film che forse avrebbe guadagnato da un’ulteriore sintesi (150 minuti sono davvero troppi) ma che è ben interpretato, e che forse sarebbe apparso ancora più forte se fosse uscito nel periodo in cui doveva uscire, poco dopo la caduta delle Torri Gemelle, ma questo nulla toglie al risultato finale.

Imperfetto ma sicuramente bello.



Trailer italiano:

 


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Trailer originale:

 


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Primavera e autunno (Gerard Manley Hopkins)

A una bambina


Margherita, ti rattrista

che Goldengrove perda le foglie?

Le foglie, come le cose umane, con i tuoi

freschi pensieri tu le curi, puoi?

Ah, ma il cuore indurendo via via

più freddo a quella vista non spende

un sospiro, anche se mondi di foglie

frantumate giacciono morte spoglie;

però tu piangerai e saprai perché.

Ora, bambina, non importa il nome:

le fonti del dolore sono uguali.

Né la bocca, o la mente, aveva detto

ciò che il cuore sentiva e l’anima intuiva:

per il danno cui l’uomo è nato,

per Margherita, per te stessa piangi.



Categories: - Aprile 2014

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1 Comment

Reply AmaliaGimenez
9:14 AM on August 16, 2018 
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