"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era pił vita che di qua"

Italo Calvino

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Non lasciarmi (K. Ishiguro, 2005)

Posted by info.ilariapasqua on April 22, 2014 at 5:10 AM


"Così quella sensazione mi afferrò di nuovo, sebbene cercassi di allontanarla: la sensazione che fosse ormai troppo tardi; che c'era stato un tempo in cui tutto avrebbe avuto un senso, ma che avevamo perso l'occasione, e che ci fosse qualcosa di ridicolo, di riprovevole addirittura, nel modo in cui stavamo pensando e pianificando il futuro."


                                  

          

Dopo aver visto Womb, film che recensirò nelle prossime settimane, non sono riuscita a fare a meno di riprendere in mano Non lasciarmi (Never Let Me Go). Mi è tornato subito in mente per la tematica in comune, la clonazione, anche se sfruttata in modo molto differente.

 

Tre ragazzi, Kathy, Tommy e Ruth, vivono da quando sono piccoli a Hailsham, una sorta di collegio isolato che li protegge dal resto del mondo, lì studiano e passano le loro giornate seguiti da tutori che li stimolano a sviluppare la loro creatività. Fino a quando, raggiunta l’età giusta, non vengono impiegati per il “lavoro”: donatori di organi. È questo il destino che spetta a ognuno di loro, diventare donatori e resistere il più a lungo possibile. I tre stringeranno un legame fortissimo e nonostante ciò che li aspetta sperano continuamente di avere un futuro migliore di quello.

 

Non lasciarmi, scritto da Kazuo Ishiguro, può essere considerato un romanzo ucronico, ambientato in un presente alternativo di stampo distopico.

Profonda amarezza e tanta speranza è tutto ciò che si prova durante la lettura. Il mondo bucolico che gli è stato costruito intorno dai tutori, dalla preside di Hailsham, non è abbastanza per cancellare ciò che li aspetta. I ragazzi vivono quasi sospesi, sforzandosi di essere normali, ma più crescono, più vedono le persone andare via, più sentono che il loro momento sta arrivando. Ma proprio per questo riescono a osservare la vita come gli altri non fanno, con una profondità e uno slancio inusuali ai comuni esseri umani. È la speranza che li tiene in piedi, forse un’ingenuità dovuta all’incapacità di comprendere ciò che è fuori da quelle quattro mura da cui non sono mai usciti.


"Percorrevo le strade più buie che conoscevo, dove soltanto la luce dei nostri fanali disturbava l'oscurità.

Mi rendevo conto, naturalmente, che anche altre persone usavano questo tipo di strade; quella notte, però, mi sembrò che quelle cupe scorciatoie di campagna esistessero soltanto per quelli come noi, mentre le grandi autostrade luccicanti con le enormi insegne e i bellissimi autogrill fossero destinate a tutti gli altri."


La Galleria di Madame canalizza tutte le loro speranze, è lì che vengono appesi i disegni migliori, è lì che è racchiusa la possibilità di una via di fuga. Non ciò che realmente è. Solo un tentativo disperato. La ricerca di una comprensione da parte del mondo.

Ci fanno sperare con loro, fino a un finale agghiacciante. Ma agghiacciante è tutta questa distopia che inizia immersa nel verde per poi peggiorare gradualmente, fino a quando non arriverà il momento dei protagonisti di diventare donatori. Allora lì sembra tutto perduto.

Hailsham è il dolce paradiso che li avvolge e li coccola, prima dell’Inferno, prima del passaggio in un mondo crudele, duro, ostile, senza pietà. Senz’anima.

L’amicizia fra i tre è dolce e intensa, vera. E fa battere il cuore per l’ansia. Si tengono stretti l’uno all’altro per paura di essere spazzati via. Perché ci fanno questo? È la domanda che non osano pronunciare, incanalati nella loro strada imposta. E la domanda che pone la storia: sono anch’essi esseri umani, oppure vanno considerati come fossero bestie da macello? Animali senza cuore e anima? La sofferenza di Madame è già la risposta.


"Continuo a pensare a un fiume da qualche parte là fuori, con l'acqua che scorre velocissima. E quelle due persone nell'acqua, che cercano di tenersi strette, più che possono, ma alla fine devono desistere. La corrente è troppo forte. Devono mollare, separarsi. È la stessa cosa per noi. È un peccato, Kath, perché ci siamo amati per tutta la vita... Ma alla fine non possiamo rimanere insieme per sempre."


Sicuramente Non lasciarmi è uno dei libri più belli dello scorso decennio, e uno dei più intensi distopici.


 

Stavo piangendo per una ragione completamente diversa. Mentre ti osservavo ballare quel giorno, ho visto qualcos'altro. Ho visto un nuovo mondo che si avvicinava a grandi passi. Più scientifico, più efficiente, certo. Più cure per le vecchie malattie. Splendido. E tuttavia un mondo duro, crudele. Ho visto una ragazzina, con gli occhi chiusi, stringere al petto il vecchio mondo gentile, quello che nel suo cuore sapeva non sarebbe durato per sempre, e lei lo teneva fra le braccia e implorava, che non la abbandonasse. Ecco ciò che ho visto. Non eri veramente tu, non era quello che stavi facendo, lo so. Ma ti ho vista e ho sentito il cuore spezzarsi. E non l'ho mai dimenticato.




 

Incipit:

Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, e da più di undici sono un’assistente. Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni. Adesso mi rendo conto che il fatto che io sia rimasta per tutto questo tempo non significa necessariamente che loro abbiano grande stima di me. Ci sono ottime assistenti a cui è stato chiesto di abbandonare dopo appena due o tre anni. E poi me ne viene in mente almeno una che ha operato per oltre quattordici anni, malgrado fosse un’assoluta nullità. Ma so per certo che sono soddisfatti del mio lavoro, tanto quanto, nell’insieme, lo sono io. I miei donatori hanno sempre reagito meglio del previsto. I loro tempi di recupero sono stati alquanto straordinari, e quasi nessuno è stato catalogato come «soggetto problematico», almeno prima della quarta donazione. Sì, è vero, forse adesso mi sto davvero dando delle arie. Ma per me significa molto, essere in grado di svolgere bene il mio lavoro, specialmente quando si tratta di mantenere «calmi» i miei donatori. Ho sviluppato nel tempo una sorta di istinto nei loro confronti. So quando è il momento di essere presente e confortarli, quando lasciarli soli con se stessi; so quando ascoltarli, qualunque cosa abbiano da dire, e quando, con un’alzata di spalle, dirgli che è arrivata l’ora di darci un taglio.




 

 

Curiosità:

È stato tratto anche un film con Keira Knightley nel ruolo di Ruth, e un Andrew Garfield e una Carey Mulligan ancora sconosciuti.

Non lasciarmi (M. Romanek, Usa, 2010)



Categories: - Aprile 2014

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