"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era pił vita che di qua"

Italo Calvino

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Divergent (V. Roth, 2011)

Posted by info.ilariapasqua on April 11, 2014 at 5:00 AM


"Non sono un'Abnegante. Non sono un'Intrepida. Sono una Divergente. E nessuno può controllarmi"


                                     

 

Ho letto Hunger Games, ho letto The Mortal Instruments (anche se l'ultimo volume non è ancora uscito) e la trilogia prequel The Infernal Devices, mi restava solo Divergent per completare il quadro delle saghe più amate (e famose) di questi ultimi anni, anche se i libri della Clare al contrario degli altri citati non sono distopici.

Ho acquistato il libro a giugno dello scorso anno e continuavo a non decidermi a iniziare, vuoi per la paura di finire a leggere la trilogia intera tutta d’un fiato (che vuol dire dare un addio a tutto ciò che si sta facendo in quel momento), vuoi perché avevo deciso di leggere prima The Mortal Instruments, vuoi perché ero un po’ perplessa e combattuta sull’assunto di base della storia. Ma è uscito il film, perciò è tornata la necessità di leggerlo.

Bene. Fortunatamente le cattive impressioni sono state in parte smentite.


 

In una Chicago post apocalittica la società è suddivisa in cinque fazioni: Abnegati (altruisti), Intrepidi (coraggiosi), Eruditi (sapienti), Pacifici (amanti della pace), Candidi (sinceri).

Beatrice fa parte degli Abnegati, almeno fino al giorno in cui, compiuti i sedici anni, sarà costretta ad affrontare un test di valutazione per capire a quale fazione è più predisposta, per poi scegliere di propria volontà a quale infine vuole appartenere.

Il test però risulterà inconcludente, Beatrice infatti sembrerebbe predisposta a più di una fazione, cosa che non può accadere. Beatrice è una Divergente. Un pericolo.

Così sarà costretta a mentire, sceglierà la fazione degli Intrepidi, quella che da sempre l’ha più attirata, e inizierà la lunga fase di iniziazione cercando di sopravvivere e di superare le prove per evitare di diventare una Esclusa, ma soprattutto di tenere nascosto il suo segreto. Lì si farà amici, a partire dal misterioso istruttore Quattro, e nemici, primo fra tutti Peter. Ma non è tutto qui, perché Jeanine, a capo degli Eruditi, sembra complottare qualcosa.


Prima di tutto: questo libro aggancia subito, sin dalle prime pagine, e per quanto mi riguarda è risultato più convincente di molti altri primi volumi di altre saghe, senza fare nomi.

Aggancia perché l’incipit è furbo. La situazione presentata, il mondo diviso in fazioni e la vita degli Abnegati sono ben introdotte, anzi direi che ti ci introducono con un bel calcio. La protagonista ha subito una voce abbastanza forte, che dubita di ciò che ha intorno, e fa suonare all'istante un campanello d’allarme su quanto si possano poi fare interessanti le cose. Ma anche perché l’identificazione e l’empatia sono immediate, molto più facile che con altri libri e personaggi.

Chiaramente la scelta degli Intrepidi è quella più furba, è l’unica fazione che si basa sull’azione, l'unica che può donare alla storia una magnifica dinamicità. Pensate che noia se avesse scelto i Candidi o qualsiasi altra fazione (Abnegati in primis), però, a dire il vero, sarebbe risultato molto più originale se si fosse ritrovata in una fazione più statica, magari in quella nemica. Ma forse non sarebbe stato abbastanza appassionante.

Lasciamo perdere le congetture. Ogni saga a mio parere ha dei punti di forza che rende la storia unica e dei punti di debolezza più o meno evidenti. Se di Hunger Games ho apprezzato la precisione con cui è descritto il mondo, la situazione sociale e politica quasi mai messa in secondo piano, e in The Mortal Instruments ho invece adorato la caratterizzazione dei personaggi, sicuro punto di forza dei libri insieme all’infinita fantasia della Clare e alla sua capacità di orchestrare le vicende, in Divergent sicuramente i punti a favore, quelli che spiccano su tutti, sono altri. L’ambientazione c’è, ma non è eccessivamente approfondita (almeno non in questo primo volume), sappiamo di più solo su Abnegati e Intrepidi, mentre la caratterizzazione è abbastanza forte solo con i due protagonisti, anche se durante la lettura ho nutrito dei dubbi su Tris perché mi sembrava che a volte la scrittrice perdesse le redini del personaggio, una strana sensazione, come se non fosse coerente fino in fondo, ma non mi ha dato così fastidio come avrebbe dovuto. Resta un bel personaggio, molto diverso da Katniss, è un tipo debole e comunque penalizzato dalla fazione in cui è nata, e che ci metterà un bel po’ per scrollarsi di dosso del tutto quella patina grigia e quella confusione. Un personaggio sfaccettato comunque, che alla fine non lascia nessun dubbio, anche se poi la sua evoluzione sembra già essere andata molto oltre, mi chiedo come farà nei libri successivi. Sin dove si potrà spingere?

Quattro è convincente, una continua scoperta, graduale, molto graduale. I secondari sono carini da leggere, e i cattivi sono davvero cattivi e fastidiosi. Ho apprezzato molto Eric, e non dirò di più per evitare spoiler.

Tris è intrigante, poco da dire, e il rapporto con Quattro diverso dal solito.


«Il mio primo istinto è di spingerti fino a vederti a pezzi, solo per vedere quanto forte dovrei premere».

«Perché è questo il tuo primo istinto?».

«La paura non ti spegne; ti sveglia. L'ho visto. E' affascinante.»

Mi lascia andare ma non si allontana, mentre con la mano mi sfiora la mascella, il collo. «A volte lo voglio rivedere. Voglio vederti sveglia».


La battaglia contro le proprie paure, la pressione psicologica, l’idea delle simulazioni, questo è tutto quello che forse ho apprezzato di più del libro, l’autrice mette davvero in gioco i suoi personaggi, e li spinge fino al limite, come dovrebbe essere sempre.

 

La divisione in fazioni estremizza un’idea di società e carica di significato il processo di “integrazione”. Tris dovrà combattere per mantenere la sua individualità in un mondo che vuole costringerla ad appiattirsi. L’essere umano è così sfaccettato, spingerlo a scegliere una fazione, una caratteristica, sembra una follia. Eppure ha funzionato per molto tempo in questo mondo, sin dalla Grande Pace, stipulata 200 anni prima. Per affermare la sua individualità in una società che vuole incanalarla in modelli predefiniti e facili da governare e allo stesso tempo non venire isolati da chi ci circonda dovrà scendere a compromessi, comprendere fino in fondo cosa vuole, ma soprattutto chi è. Ma le cinque fazioni come possono sopravvivere con la semplice divisione dei compiti? Senza entrare mai in contatto? Era questo che mi aveva resa perplessa, come si reggerà in piedi? Pensavo. Sarà banale? Faticherà anche solo a presentare il mondo, continuavo a dirmi, sarà deludente, e invece ha il suo senso, soprattutto quando le fazioni più importanti premono l’acceleratore, perdono il controllo, difficile per l’essere umano restare intrappolato in queste gabbie. Così come in Hunger Games, la società non riesce più a reggersi in piedi, ma non è colpa di una persona, è il sistema stesso che si ritorce contro, si accartoccia. 

 

Per quanto riguarda la struttura della storia, l’ho trovata ben congeniata, piena di suspance e con un buon ritmo, arrivando a una parte finale ricchissima d’azione. Ecco il punto di forza di Divergent, l’azione, la capacità della scrittrice di dare movimento alle vicende, e infatti è molto più brava con le scene d’azione che con qualsiasi altra. Sa come costruire una storia e tenerti con il fiato sospeso, questo è sicuro.

Nel complesso la scrittura è scorrevole, niente di eccezionale però, sempre e comunque frasi abbastanza brevi e una gran quantità di dialoghi, una scrittura snella che però ben si adatta all'azione. Sicuramente migliorerà nel corso degli anni, il margine è ancora ampio. Dimenticavo di dire che la storia è raccontata in prima persona da Tris, ed è al presente, come un po’ tutte le saghe di questo periodo, un modo per aiutare l’identificazione.

Veronica Roth si inserisce tranquillamente nella corrente delle scrittrici sadiche e ammazza personaggi, già nel primo libro c’è una bella dose di morti, perciò ricordatevelo: io vi ho avvertito. Mi immagino solo cosa potrà combinare nei successivi.

 

In conclusione, che si sia ispirato a Hunger Games o no, poco importa. Divergent è un libro coinvolgente che si legge tutto d’un fiato, con qualche incertezza, probabilmente dovuta anche alla giovane età della scrittrice, su cui si può passare sopra, infatti l'effetto droga è troppo forte. Se amate il filone distopico, che sia adult o meno (e basta con tutte queste etichette), e se non vi dà fastidio una scrittura scorrevole e in un certo senso semplice(perché dovrebbe essere sempre un difetto questo?), leggetelo, senza farvi scrupoli. Sicuramente sarà una bella avventura.




Incipit:

C’è solo uno specchio a casa mia, dietro un pannello scorrevole nel corridoio al piano di sopra. Secondo le regole della nostra fazione, mi è permesso starci davanti una volta ogni tre mesi, il secondo giorno del mese, quello in cui mia madre mi taglia i capelli.

Mi siedo su uno sgabello e mamma, in piedi dietro di me, li accorcia con le forbici. Le ciocche cadono a terra formando un anello biondo cenere.

Quando finisce, mi raccoglie i capelli dietro la testa e li avvolge formando un nodo. La osservo: appare calma e concentrata. È molto esperta nell’arte di dimenticarsi di sé. Non posso dire lo stesso di me.

Mi guardo furtivamente nello specchio, di sfuggita, quando lei non mi vede. Non per vanità, ma per curiosità: l’aspetto di una persona può cambiare molto in tre mesi.

 

Categories: - Aprile 2014

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