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La fine dell'Eternità (I. Asimov, 1955)

Posted by Ilaria Pasqua on March 21, 2014 at 6:45 AM


"Il numero di Realtà è infinito. Il numero di ogni sottoclasse di Realtà è infinito. Ad esempio, il numero di Realtà che contengono l'Eternità è infinito, il numero di Realtà che non la contengono è infinito, il numero di Realtà in cui l'Eternità esiste ma viene abolita è infinito."


                                       


In un luogo fuori dal tempo che si chiama Eternità e che segue dall’esterno le dinamiche delle varie epoche storiche, vive un uomo, un ottimo lavoratore, un perfetto Eterno, inflessibile, pronto alla sua scalata verso il successo: Andrew Harlan, un eccezionale prodotto di questo gigantesco meccanismo, ma ha qualcosa di diverso dagli altri, o almeno ha una passione che viene considerata strampalata: la storia. Lui ama la storia, conosce le epoche nei dettagli, e ha una vasta collezione di materiale originale.

Un giorno gli viene affidato dall’Eterno più anziano, il Calcolatore Twisser, il compito di istruire un ragazzo proprio sulle materie che lo appassionano di più. La cosa gli appare strana ma in un primo momento non riesce a comprendere, non ha la visione completa. Poi inizia pian piano a capire, e carpisce senza volere un grande segreto che può portare alla distruzione dell’Eternità.


L’Eternità è un luogo-non luogo dove vivono solo un gruppo di uomini dediti alla missione, questa immensa società ha una base in ogni secolo organizzata in un vasto numero di uffici. I Calcolatori sono ai massimi livelli di questa piramide, poi ci sono i tecnici e infine la manutenzione.

Andrew Harlan è un tecnico perspicace, non ha mai avuto dubbi sull’utilità di ciò che gli Eterni fanno (forte anche un'istruzione che lascia poco spazio all'immaginazione): mettere mano a tante diverse realtà allo scopo di creare un bene maggiore per il maggior numero di persone. Intervenire sulle epoche, correggerne le traiettorie, secondo gli Eterni e il sistema che hanno creato è necessario per evitare distorsioni pericolose che potrebbero generare conseguenze future ingestibili.

E non solo, si impegnano anche e soprattutto a cancellare gli esperimenti dell’uomo, quelli che in futuro potrebbero risultare dannosi per l’umanità. Ma ciò che principalmente continuano ad impedire è il viaggio nello spazio, il più grande dei pericoli per l’uomo ambizioso.


"L'uomo doveva essere protetto dalla propria mente troppo fervida e geniale: questo era un assioma, nell'Eternità". 


Ma Harlan comincia a essere confuso. È davvero giusto che le epoche, gli avvenimenti non possano seguire il loro naturale corso? Basta un minuscolo cambiamento per scatenare una reazione a catena che alla fin fine non è controllabile in ogni direzione, in ogni realtà possibile, le conseguenze sono sempre non del tutto comprensibili, non del tutto gestibili. E l’uomo è solo un uomo.

Gli Eterni vengono scelti sin da piccoli e strappati al flusso del tempo, diventano esseri quasi incorporei che vivono al di fuori di tutto, e perciò quasi non più uomini. Non possono mantenere contatti con nessuna delle epoche, ma solo controllare e agire dall’alto senza farsi notare. L’Eterno sembra quasi un bambino che gioca a fare Dio con cose più grandi di lui che nemmeno riesce a comprendere fino in fondo. Il paradosso è proprio la mancanza di conoscenza che questi uomini hanno della storia, loro agiscono e basta su schemi matematici, su lavori che non sono mai frutto della mente umana. Sono calcoli, semplici calcoli, rivisti poi da esperti.

L’unico che sembra comprendere la storia e la portata dei cambiamenti sembra essere lui.

 

Dopo l'incontro con Noys Lambent, la donna del 482° secolo, Harlan non sarà più lo stesso, inizierà a cambiare, cambierà prospettiva, salteranno fuori persino dei sensi di colpa. Perché il lavoro non serve a preservare o migliorare, appare quasi una sorta di censura, una censura che non può essere abolita. Una censura distruttiva imposta da un gruppo di "eletti", utile a chi alla fine?

Lo stesso scopo dell’Eternità assumerà un’altra faccia. Ma sarà mai possibile distruggere l’Eternità? Può farlo un semplice uomo? E cosa si nasconde nei secoli bui? Perché sì, gli Eterni possono agire solo fino al 70.000 dopo ci sono quelli che loro chiamano i “secoli nascosti”, oltre quella barriera le conseguenze sono del tutto sconosciute, loro sanno solo che il mondo esiste ancora. Ma non basta dire che quei secoli sono disabitati…


 

La fine dell'Eternità è un libro complesso, veramente geniale. Il mondo che Asimov ha creato sulla concezione del tempo è qualcosa che non ho mai letto prima. È intelligente, sfaccettato, ma soprattutto carico di idee geniali frutto di un'immaginazione estrema. Non è solo una storia avvincente e appassionante che dà la sua idea del tempo, dei viaggi nel tempo e dei suoi paradossi, ma è anche una storia ricca di riflessioni, infatti mai come in questo libro Asimov ha portato alla luce una quantità così vasta di tematiche.

Durante la lettura mi sono sentita parte di qualcosa di grande, di importante. Asimov ci spinge a riflettere sulla libertà dell'uomo, sul libero arbitrio, scatenando una lunga serie di domande. 

In più è una storia intensa da cui non ci si riesce a staccare, il ritmo è talmente serrato che è impossibile non leggerlo tutto d’un fiato. Oltretutto non finisco mai di sorprendermi della sua capacità di creare mondi stratificati, con una tale semplicità poi… riesce a dare sempre una quantità incredibile di informazioni senza mai risultare pesante. Riuscirebbe a rendere interessante anche un elenco del telefono o uno scontrino del supermercato.

L’unica piccola pecca è la caratterizzazione dei personaggi, come sempre sono dei robot più che degli esseri umani, l’introspezione è ridotta proprio ai minimi termini a favore dell’azione, ma è talmente grande lo stordimento e l’ammirazione, il modo in cui ti risucchia nelle sue storie che è un dettaglio che passa decisamente in secondo piano. Lo stile è come sempre asciutto, scorrevole e lineare, le descrizioni sono ridotte allo stretto necessario, le spiegazioni sono numerose ma per nulla pedanti.

In conclusione un grande, immenso paradosso circolare. È su questo che si basa La fine dell'Eternità, libro immenso che va letto a ogni costo.



Incipit:

«Andrew Harlan entrò nel cronoscafo. Era una struttura perfettamente sferica inserita in una gabbia di aste regolarmente distanziate che parevano vibrare come aria sottoposta a evaporazioni di caldo. Harlan manovrò i comandi e mise in posizione la leva di partenza.

Il cronoscafo non si mosse. Harlan, comunque, non si era aspettato che lo facesse. Non s'aspettava movimenti di sorta, né verso l'alto o il basso, né a destra o a sinistra, né in avanti o all'indietro. Tuttavia, gli intervalli fra le aste si erano fusi in un grigiore uniforme, solido al tatto ancorché immateriale. E poi c'era quel senso di leggerissima nausea e quel debole accenno di vertigini (d'origine psicosomatica?) che rivelavano che il cronoscafo, con tutto quel che conteneva, Harlan compreso, stava sfrecciando in avanti, attraverso l'Eternità.»


 

Categories: - Marzo 2014