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Tutti i racconti - Vol. 1: 1950-1953 (R. Matheson, 2013)

Posted by Ilaria Pasqua on March 10, 2014 at 6:35 AM


                                        


Appena ho letto dell’uscita di queste quattro raccolte di racconti non ho potuto fare a meno di fiondarmi in libreria. Ho letto per ultimo proprio questo primo volume, ma nel recensirli mi sembra naturale riportare l’ordine originale.


Qui lo speciale su Matheson: http://www.ilariapasqua.net/apps/blog/show/29143983-speciale-richard-matheson-1926-2013-

 

Inutile dire che questa prima raccolta è la migliore delle quattro uscite, perché racchiude gli anni più prolifici, gli inizi della sua carriera, dal 1950 al 1953.

Non c’è un racconto fuori posto e il livello è perlopiù identico in ogni punto del libro si capiti.

Ciò che amo di Matheson è il modo in cui genera il terrore. Niente atmosfere gotiche, ma scenari reali e sentimenti veri che non si possono non condividere. Trovo Matheson uno scrittore impossibile da classificare, anche se perlopiù viene ricordato come scrittore di fantascienza, cosa che trovo limitante (non perché la fantascienza lo sia, io la amo), ma perché lui è molto di più, sfocia in tantissimi generi e anche quando sembra rinchiudere la sua storia in uno ci si accorge che non è così. Ci sono spesso contaminazioni, vari piani di realtà. Lui stesso non ama le distinzioni, rientra di certo nella narrativa fantastica ma finisce per pescare un po’ ovunque, dando vita a racconti fuori dal comune, in cui spesso è la mancanza a generare terrore. I personaggi sono gettati in situazioni di crisi profonda che trascinano il lettore in un vortice di ansia.

Un altro punto a favore di Matheson è la grande attenzione ai personaggi che sono sempre veri, nei loro gesti quotidiani nei loro pensieri. Non importa il numero di pagine, i personaggi risalteranno sempre, rendendo lo scenario credibile, uno scenario sempre percepito come reale, nonostante le intrusioni distopiche, surreali, persino fantascientifiche.

Lo stile poi, secco, quasi scarno, fulmineo e allo stesso tempo elegante è ciò che più si adatta ai suoi racconti, al modo in cui questi colpiscono il lettore, con quel tremendo effetto sorpresa, incollandosi addosso e facendolo sudare freddo.

Infine c’è quella grande, interminabile fantasia, ogni racconto una splendida idea che si sarebbe potuta sviluppare in un romanzo di pagine e pagine. L’incredibile è che nessun racconto appare incompleto, termina esattamente come e dove è necessario.

Mi sono meravigliata più volte, durante la lettura, della sua creatività, oltre che della sua bravura. Una scrittura affilata, idee brillanti e piene di inventiva che spaziano tra i generi mescolandoli senza distaccarsi dalla realtà e dall’umanità, sempre molto sviluppata, dei suoi personaggi, giocando con le loro ossessioni, paure e disagi, infine una grande suspance che paralizza e fa sudare freddo. Ecco Richard Matheson.


Come già accennato il primo volume della raccolta abbraccia i primi anni ’50, il suo periodo più prolifico, ed è certamente il mio preferito dei quattro. I racconti sono ancora attualissimi, nonostante sia passato più di mezzo secolo, e soprattutto vari. Spaziano incredibilmente dalla fantascienza, al fantasy, al western, all’horror, al surreale, senza nessun momento di cedimento. Matheson è davvero uno scrittore poliedrico che non sembra avere punti deboli, ogni materia è la sua materia, fa suo ogni genere riuscendo a creare qualcosa di unico. L’introspezione dei personaggi è il punto chiave dei suoi racconti; siamo sempre in grado di identificarci con i suoi personaggi, con i loro desideri, difetti, debolezze e paure. Non importa di quante pagine siano, noi saremo sempre dentro i personaggi. E non capita così spesso con i racconti. Non lo trovo affatto scontato.

Ma entriamo nel dettaglio. Ho intenzione di dedicare a ogni volume un articolo, presentando i racconti più belli della raccolta.

Ecco quelli che ho preferito del primo volume.


Sogni a occhi aperti: ha una bella idea di fondo. Uomini che affrontano sfide terribili nei sogni e che sono controllati da una macchina che li tiene schiavi. Sogno, realtà, schiavitù e lavoro le parole chiave.

Figlio di sangue: parla di un ragazzino che vuole diventare vampiro.

L’abito fa il monaco: stupendo racconto che parla di oggetti pensanti con uno splendido finale.

Il vestito di seta bianca: un vestito che va tenuto chiuso a chiave. Inquietante.

Occhi di sceriffo: è un racconto un po’ più lungo degli altri di genere western. Parla di uno sceriffo che dopo aver fatto il suo mestiere rischia di essere ucciso quando meno se l’aspetta, per vendetta. Ma presto non potrà difendersi perché sta per diventare cieco.

Ritorno: sulle conseguenze dei viaggi nel tempo, di uno in particolare, quello di Wade che lo fa per lavoro.

Dai canali: sullo schermo della tv apparirà una strana scritta, nessuno ci farà caso ma tornati a casa un ragazzo si troverà di fronte una sorpresa terribile.

Sempre vicina a te: bellissima satira fantascientifica sulla contrapposizione uomo/donna.

Cuori venusiani: una venusiana cerca marito e diffonde annunci sul giornale, troverà un ragazzo, ma questo non sa cosa lo aspetta. Molto divertente.

Bambina smarrita: una bambina sparisce in un’altra dimensione che si è aperta in un punto particolare della casa.

Una chiamata da lontano: un’anziana malata riceve strane telefonate in ospedale. Da chi? Grandissima suspense.

La casa impazzita: un uomo incapace di controllare la propria ira si troverà contro tutta la casa, se infatti anche gli oggetti si arrabbiassero? Storia magnifica.

Casa Slaughter: due fratelli in una casa maledetta da cui non sono in grado di scappare.

L’ultimo giorno: il mondo sta per morire. L’ultimo giorno di un gruppo di amici.

L’uomo che creò il mondo: un medico incontra l’uomo che ha creato il mondo. Quasi una piccola sceneggiatura, è infatti scritto sotto forma di dialogo. 


Categories: - Marzo 2014

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