Ilaria Pasqua - Writer and more...

 "Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui 
  la vita era più vita che di qua" 
 Italo Calvino 

Il mio Blog Post New Entry

Il commesso (B. Malamud, 1957)

Posted by Ilaria Pasqua on January 8, 2014 at 4:15 AM


"Così, con una matita dalla punta aguzza, cancellava tutti i giorni facendoli morire prima del tempo."


                              



Morris Bober è un piccolo negoziante ebreo che tiene in piedi un altrettanto piccolo negozietto in una zona in cui di ebrei non ce ne sono molti. Vive in un appartamento sopra il negozio che condivide con sua moglie Ida e sua figlia Helen. Gli affari non vanno bene, soprattutto dopo esser stato vittima di una rapina. Ma da quel giorno in avanti entrerà nelle loro vite Frank Alpine, un giovane vagabondo e ladruncolo che si innamorerà di sua figlia Helen e tenterà a ogni costo di diventare un uomo onesto, aiutando Morris in negozio. I guai però non finiscono qui, perché la concorrenza si fa di colpo agguerrita e sopravvivere diventa più difficile del previsto, quasi devastante.


Morris Bober sembra avere il destino segnato dal suo cognome, Bober indica infatti una persona che vale poco. Un’ombra nell’ombra. Invece qualcosa c’è, qualcosa che non soccombe mai: la dignità. È un uomo onesto, una persona che vede sempre e solo il buono negli altri, che dubita quando vede del male, se riesce a scorgerlo. Ha vissuto tutta la sua esistenza rinchiuso tra quelle quattro mura, osservando attraverso la vetrina il mondo, mentre la sua vita gli scivolava dalle mani. Ha ormai 55 anni, è stanco e si è rassegnato. In realtà sembra essere in quello stato da sempre. Vive come può, accogliendo i soliti clienti abitudinari, vedendoli andar via, andando a dormire, e aspettando di nuovo quegli stessi clienti, ogni giorno, tutto il giorno, tutti i giorni. E lo fa da 22 anni. Si sente sepolto vivo lì dentro, ormai perduto. Una vita buttata nel vento, così appare al lettore, ma è impossibile uscire dall’impasse, tra problemi di soldi, e impossibilità psicologiche che gli impediscono di andare oltre i problemi sempre pronti a fiatargli sul collo, senza sosta, anche perché lui se qualcosa non va non lo nota nemmeno, gli deve crollare in testa. Quando si affaccia un pensiero malevole nei confronti di qualcuno, quando sta per vacillare, Morris ritorna all’infanzia e nelle origini ritrova ciò che è giusto. Ciò che è lui.


«Morris era pieno di malinconia e passava delle ore a sognare del suo passato. Ricordava quelle verdi distese. L'uomo non dimentica mai i luoghi in cui correva da bambino.»


Un’onestà talmente forte e radicata da risultare quasi negativa, troppo distante dal resto del mondo.


«Io ho detto che il babbo era onesto, ma che valore aveva la sua onestà se non gli permetteva di esistere in questo mondo? […] Povero papà. Era onesto per natura e non credeva che per altri essere disonesti fosse cosa altrettanto naturale.»


Un uomo che dà via agli altri più di quanto riesca a trattenere per sé.

Questa storia mi ha profondamente commossa. Tutte le vicende ruotano intorno al piccolo negozietto, e al destino di queste tre esistenze: Morris, Frank e Helen. Destini che si intrecceranno portando avanti le vicende senza cedimento, in un flusso di emozioni struggenti. Più volte mi sono fermata a riflettere e a sospirare, ma non sono riuscita a staccarmi dal libro. I personaggi sono così caratterizzati che mi sembrava di sentirli parlare, mormorare, sospirare, soffrire. Tutti i loro drammi, i bisogni, i loro tentativi di uscirne, lo sforzo distruttivo, si possono percepire sulla pelle. Lo stile poi è chiaro e limpido, avvolgente e ironico, dal tocco amaro e gentile, ed è questo a regalare alla storia un'atmosfera unica, tragica e a tratti comica, tragicomica, e un finale perfetto come ce ne sono pochi. Il commesso è un libro incredibile, struggente, amaro, ma proprio per questo magnifico.

Da twitter la migliore definizione: "#Ilcommesso è il manifesto di una vita inclinata e di una dignità salvata"(M.Missiroli)


«La neve di primavera commuoveva Morris profondamente. La guardava cadere, scorgendovi scene della sua fanciullezza, ricordando cose che pensava di aver dimenticato. Provò un desiderio irresistibile di trovarsi fuori, all’aperto.»


L'introduzione al libro, queste parole di Malamud restano la ciliegina sulla torta, un magnifico inizio e una indispensabile sintesi:


"Storie, storie, storie: per me non esiste altro. Spesso gli scrittori che non riescono a inventare una storia seguono altre strategie, perfino sstituendo lo stile alla narrazione. 

Invece io sono convinto che la storia sia l'elemento di base della narrativa, anche se questo ideale non gode di molta popolarità tra i discepoli del nouveau roman. Mi ricordano quel pittore che non riusciva a dipingere persone, così dipingeva sedie.

Le storie ci accompagneranno finché esisterà l'uomo. Lo si capisce, in parte, dall'effetto che hanno sui bambini. Grazie alle storie i bambini capiscono che il mistero non li ucciderà. Grazie alle storie scoprono di avere un futuro."



Incipit:

Erano i primi di novembre e all'alba l'oscurità della notte durava ancora nella via, ma il vento, con meraviglia del negoziante, imperversava già. Gli sbatté con violenza il grembiule in faccia mentre si chinava a raccogliere le due cassette di latte dal bordo del marciapiede. Ansimano, Morris Bober trascinò fino alla porta i pesanti recipienti. Nel vano, un voluminoso sacco marrone pieno di panini di pasta dura e la testa grigia, il volto stizzoso della Poilisheh che se ne stava rannicchiata là ad aspettare di farsene dare uno.



Categories: - Gennaio 2014