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Suite francese (I. Nemirovsky, 2004)

Posted by Ilaria Pasqua on December 23, 2013 at 3:30 AM


«Sulle tracce di mia madre e di mio padre, per mia sorella Élisabeth Gille, per i miei figli e i miei nipoti, questa Memoria da trasmettere, e per tutti quelli che hanno conosciuto e ancora oggi conoscono il dramma dell'intolleranza» - Denise Epstein


                                   

 


Suite francese è un potente e gigantesco affresco di un momento preciso della storia della Francia: l’occupazione nazista.

Irène Némirovsky ci parla della quotidianità di un ampio numero di personaggi, delle loro vicende che andranno a intrecciarsi tra loro, ma soprattutto con la guerra.

Sono personaggi che vengono messi a nudo così come accade alla nazione. Sul palcoscenico della vita mostrano ogni lato di sé: la meschinità, il cinismo, l’arroganza, l’indifferenza, ma anche la loro pietà, il loro amore, la fragilità che è propria di ogni essere umano.

Esseri umani imperfetti, alle prese con vicende più grandi di loro.

Ciò che mi ha colpita, oltre a queste storie quotidiane così vicine e lontane, è la galleria di personaggi così vari, tratteggiati con immensa cura, il ritmo perfetto della narrazione, il saper parlare di queste realtà con estrema semplicità e allo stesso tempo profondità, attraverso i piccoli dettagli: un semplice fiore, un profumo, una casa con una nicchia vuota in attesa di un salvatore. Una scrittura intensa che ti avvince nel profondo e commuove, che fa riflettere e non smette mai di farti partecipare agli eventi, per quanto terribili, ma lo fa in maniera differente, Irene, infatti, ne parla con le assenze, non c’è la guerra in sé in queste pagine, ma le conseguenze, la cornice. C’è solo l’uomo, la sua lotta con un destino collettivo contro cui l’individualità non può nulla. Sono uomini, che siano nemici o meno, spinti dagli eventi, e per ognuno si prova rabbia, e insieme una grande pietà. Solo l’uomo perché la storia “sbiadirà”.

Una scrittura emozionante ed emozionale che nasconde dietro ai sentimenti tutto il suo disprezzo verso le persone spregevoli che hanno distrutto il suo paese, personaggi come Corte ne sono il chiaro esempio.

La divisione in brevi capitoli ci permette di passare da un personaggio all’altro senza distrazioni, senza nessuna confusione.


Scendendo nel particolare, le parti che compongono Suite francese sono due: Temporale di giugno e Dolce.

La prima inizia il 4 giugno del 1940, il giorno successivo al primo bombardamento di Parigi, seguiamo alcuni gruppi di personaggi di diverse classi sociali mentre iniziano il loro viaggio senza sapere che cosa gli riserverà il futuro.

La famiglia Pericard, con l’altezzosa signora Charlotte Pericard che cerca di tenere la sua famiglia unita ma soprattutto intatte le sue scorte. Mentre suo figlio Hubert, diciassettenne irrequieto, scalpita per raggiungere l’esercito.

 

«La carità cristiana, la mitezza di secoli di civiltà le cadevano di dosso come vani orpelli rivelando un'anima arida e nuda. Lei e i suoi figli erano soli in un mondo ostile. Doveva nutrire e proteggere i suoi piccoli. Il resto non contava più.»

 

Gabriel Corte, lo scrittore famoso costretto a scendere a patti con la crisi.

 

«Senza rumore, a fari spenti, le macchine arrivavano una dietro l'altra, piene zeppe, sovraccariche di bagagli e di mobili, di carrozzine e di gabbie di uccelli, di casse e di ceste portabiancheria, sulla strada da Parigi scorreva lentamente un fiume di macchine, di camion, di barrocci, di biciclette e carri di contadini. Corte si sentì solo e abbandonato sull'orlo di un baratro. Di nuovo, con terribile violenza, lo assalì il timore di un mondo diverso, a lui sconosciuto, di un mondo in cui tutti sarebbero diventati per miracolo virtuosi, disinteressati, nutriti dei più nobili ideali.»

 

La famiglia Michaud, coppia piccolo-borghese piena di dignità e onestà, coerenti persino in tempi come quelli, in cui la guerra trasforma gli uomini.

 

«L'uomo era piuttosto basso di statura, aveva un'aria stanca e trascurata, ma ogni tanto, quando si voltava verso di lei e la guardava, le sorrideva e gli si accendeva negli occhi una piccola luce tenera e ironica - la stessa, pensava la donna, sì, davvero, quasi la stessa di un tempo.»

 

e Charlie Langet, il vecchio e ricco snob appassionato più che della vita delle sue porcellane, degli oggetti d’arte che invadono la sua casa, piuttosto che delle persone.

 

«È pazzesco quanta volgarità ci sia al mondo»

 

Li seguiamo mentre attraversano la guerra, e la scrittura si fa ritratto sociale, immenso dramma corale, ci mostra la grande folla distinta e indistinta.

Dolce è la seconda parte, e si svolge tutta in una piccola cittadina della Francia, Bussy, nei primi mesi dell’occupazione tedesca. Il fulcro è la famiglia Angellier, la vecchia vedova, la giovane sposa di suo figlio prigioniero, Lucile, e dell’ufficiale tedesco che sono costrette ad ospitare. Ma non solo.

In tutta questa bellissima parte si parla dell’insediamento dei tedeschi, dei rapporti che si instaurano tra diffidenza e solidarietà.


 

Irène Némirovsky avrebbe voluto che questa grande opera avesse la grande struttura di una sinfonia in cinque parti (aveva la quinta sinfonia di Beethoven come modello), una sinfonia di parole, in cui ogni parte è in relazione con il tutto. Una bellissima, emozionante sinfonia che, anche se incompleta, mi ha lasciata senza fiato. Così come è successo quando ho letto la storia di Irène, e le incredibili vicissitudini che ha attraversato il romanzo: chiuso in una valigia, sballottato da un posto all’altro, custodito con tutto il cuore dalle due piccole figlie che ai giorni nostri (nel 2004), dopo tutto il tempo passato ad accarezzarlo, accudirlo, hanno deciso di renderlo libero. Di restituire Irène Némirovsky al mondo.

 

«Caro amico... non mi dimentichi. Ho scritto molto. Saranno opere postume, temo, ma scrivere fa passare il tempo»

 

L’unica cosa che mi uccide, e so che non smetterò mai di rimpiangerlo, è il pensiero che non leggerò mai le altre tre parti:

Captivité (Prigionia)

Batailles ? (Battaglia)

La Paix ? (La Pace)

 

Posso solo immaginarle, perché almeno ne sono rimasti gli appunti, pochi a dire il vero.

Una grande perdita per la letteratura mondiale.


 

 

«Ma allora, cos'è che ti conforta?».

«La certezza della mia libertà interiore, » disse lui dopo aver riflettuto «questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscono poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare»




Incipit:

1

LA GUERRA

Sarà dura, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l'allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana. Quelli che non dormivano, i malati nei loro letti, le madri con un figlio al fronte, le donne innamorate con gli occhi sciupati dal pianto, sentivano il primo soffio della sirena, ancora solo un ansito profondo simile al sospiro che esce da un petto oppresso. In pochi istanti il cielo tutto si sarebbe riempito di clamori. Che venivano da lontano, dall'estrema linea dell'orizzonte - senza fretta si sarebbe detto. 

Quelli che dormivano sognavano il mare che spinge davanti a sé i ciottoli e le onde, la tempesta di marzo che scuote la foresta, una mandria di buoi che galoppano pesanti facendo tremare il suolo con gli zoccoli; ma il sogno finiva e socchiudendo appena gli occhi gli uomini mormoravano: «È l'allarme?».


 


Curiosità:

I diritti del romanzo sono stati acquistati dalla Universal, nel 2006. Il film è in pre produzione e sarà finito per la seconda metà del 2014. Regia di Saul Dibb. Con Michelle Williams, Kristin Scott Thomas, Matthias Schoenaerts, Sam Riley, Ruth Wilson, Margot Robbie, Alexandra Maria Lara. Drammatico

(da Wikipedia)

 



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