Ilaria Pasqua - Writer and more...

 "Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui 
  la vita era più vita che di qua" 
 Italo Calvino 

Il mio Blog Post New Entry

Noi (R. Mason, 2004)

Posted by Ilaria Pasqua on November 4, 2013 at 3:00 AM

"Perchè? Perchè volevo farlo, e perchè lo voleva Maggie. Era questo il suo dono, la qualità che le impediva di risultare insopportabile"

  
                                            



Prima tre ragazzi, poi tre adulti segnati dagli avvenimenti, da uno in particolare: la morte inaspettata di Maggie.

 

Maggie era il legame più o meno forte tra i tre, era in una certa maniera la luce di tutti loro, forse una luce negativa, ma una luce, un punto fermo.

Testarda, affabile, piacevole, brillante, con il desiderio cocente di aiutare chi ne ha bisogno, quasi con incoscienza, gettandosi a capofitto nelle situazioni. Ma anche dal carattere profondamente controverso, una manipolatrice, per sua natura, per la sua intensità che colpisce le persone che la circondano e che non riescono più a dimenticarla.


"Il problema di Maggie era quello di qualsiasi integralista. Il mondo per lei si divideva in nero e bianco, bene e male. Per giunta, era afflitta da un devastante feticismo per i deboli, una dipendenza da riparazione di torti presunti. Nemmeno immaginate quanto risultino riduttive le parole interesse e perfino passione per descrivere quello che provava per ogni creatura non abbastanza forte da potersi difendere [...] Maggie avve aun'ossessione, un'urgenza profonda e irrefrenabile che si dimostra insensibile alle argomentazioni superficiali del buonsenso e della praticità. Lo si vede già nelle foto di lei piccolissima, nella grinta con cui afferra l'orsacchiotto e i grossi cubi di plastica che la circondano nel box."


Jake, Julian e Adrienne sono molto diversi. Diversi da Maggie e profondamente diversi tra loro.


Julian è un modesto insegnate, una persona grigia, senza particolari capacità, forse spento, forse stanco.


"Dio, quanto tempo sembra essere passato. Ricordare se stessi in età prepuberale non è né facile né particolarmente gratificante. Ero piuttosto basso rispetto ai miei coetanei e non molto portato per gli sport (pur cavandomela meglio di Jake, se non altro). Ero sveglio, ma a quanto risultò non in modo eccezionale; di sicuro non sveglio come mi avevano giudicato i maestri delle scuole medie. Ero un biondino modesto e grassoccio, piuttosto piccolo di statura, con - ecco il mio vero tormento - una voce da puro soprano che si rifiutava cocciutamente di cambiare."


Jake è votato all’autodistruzione, diventato artista quasi per caso, cerca aiuto nell’alcool per placare le sue voci interiori, per annebbiare tremendi ricordi collegati all’infanzia.


"Quando la non-eco-guerriera se ne è andata, torno in cucina e mi verso un po' di vodka che tengo sempre al fresco nel freezer. La mia mano lascia il segno sulla bottiglia, esattamente come l'aveva lasciato sulla caffetteria. Questa volta però, l'alone scompare al doppio della velocità [...] So bene, ormai da qualche tempo, di essere avviato verso la morte, presto o tardi. Presto, probabilmente. È una cosa che ho in comune con l'umanità. Mi sta bene. Solo i ricchi americani come la madre di Adrienne sono ossessionati dall'idea di vivere per sempre. Si muore tutti. È solo che nel mio caso mi piacerebbe accelerare un po' il processo, saltare le formalità."


Mentre Adrienne è calpestata dalla madre, dal marito, in cerca solo di uno spazio per sé e allo stesso tempo del caos, per non restare da sola.


"Nell'ingresso mi controllo gli occhi: sono rossi ma si può rimediare. Il parrucchiere ha fatto un ottimo lavoro, a quanto vedo; mi soffermo un istante davanti allo specchio ed eseguo le prove di sorriso cercando di farmi scintillare lo sguardo. Devi offrire un'immagine di felicità, Adrienne, di sicurezza. In cuor mio probabilmente mi auguro che tale ordine interiore produca lo sfavillio desiderato ma, constatando che così non è, ricordo a me stessa che c'è sempre la possibilità di struccarsi. [...] Quando arrivo alla porta della nostra stanza non tremo più tanto, mi sento più salda. All'ultimo momento, non apro. Non ce la faccio. Dentro c'è Spencer, e non sarà la sua misteriosa energia a calmarmi. Ha programmato la serata con precisione infallibile - i rinfreschi, gli ospiti, il tema, l'allestimento - e scommetto che ora tamburella sul suo Palm Pilot pronto a rimproverarmi perché non mi sono ancora cambiata."


 

Tutti e tre trascinati dagli eventi, sopraffatti, e l’inizio della caduta è stata proprio la morte della loro amata Maggie.

Il libro è spezzettato in brevissimi capitoli di poche pagine, divisi tra i punti di vista dei tre personaggi. Inizia con loro da adulti, scopriamo a che punto sono arrivati. E piano piano si va a ritroso, si torna agli anni della scuola, alle scoperte, ai sorrisi e alle angherie. A eventi che hanno segnato con più o meno forza la loro vita.

E si scorrono le pagine che scivolano rapidamente tra le dita, per comprendere cosa è successo a Maggie, per arrivare a quei giorni di college e iniziare forse a riconoscere quelli che poi diventeranno quegli adulti insoddisfatti e pieni di paure che abbiamo visto nelle prime pagine. Cerchiamo di cogliere i collegamenti, li troviamo e ne soffriamo.

Noi non è un capolavoro, non ha una storia complessa e piena di mistero, è solo vita. Un libro fatto di episodi, di tantissimi tasselli legati insieme che parlano di vite comuni, della crescita, del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, e infine di conseguenze. Quelle che nessuno dei tre forse riuscirà mai ad affrontare.



"E si chiese se Maggie avrebbe approvato."





Incipit:

1. Julian

È successo perchè ho portato la classe in visita alla National Gallery. La settimana scorsa, per un momento, quest'idea peregrina mi era sembrata buona: verso la fine del semestre i ragazzi dovrebbero uscire da scuola, andare a vedere qualcosa che esuli dai soliti scenari proposti nei cinema. Pensavo potessero apprezzare l'enorme ritratto di Carlo I a cavallo - quello all'ingresso, di Van Dyck, se non sbaglio - a conclusivo corredo delle lezioni su Guerra civile e Restaurazione. È importante per degli adolescenti venire a contatto diretto con fenomeni artistici e culturali, se non altro perchè in questo modo si rendono conto che certi imbroglioni mediatici, stile Jake Hitchins, non sono gli unici artisti prodotti dalla nostra civiltà.


2. Jake

Mi osservo nello specchio del bagno, chiedendomi che ora possa essere. Faccia tirata, occhi stanchi, incarnato cadaverico. Ho gli occhi talmente rossi che sembro una foto mal fatta. Un lungo graffio infiammato mi attraversa la schiena. L'uccello è coperto di una sostanza secca e marroncina che potrebbe essere sangue, ma non è detto. La ragazza che forse è in grado di chiarirmi la situazione sta ancora a letto, tramortita. Respira, grazie a Dio, ma ha perso conoscenza del mondo.


3. Adrienne

Tuut, tuuut, tuut.

Non so nemmeno perchè provo a chiamare Julian; a Londra deve essere mezzanotte, se non più tardi. Che senso ha, dopo tutti questi anni? Ne è passato di tempo da quel giorno di pioggia in cui è uscito dalla mia vita, impacchettando in silenzio il dolore e rabbia per poi allontanarsi egirardi indietro brevemente prima di svoltare l'angolo. Chissà se mi pensa mai. Avrà pensato a me, quando ha avuto notizie di Jake? Seduta accanto al telefono, mi tornano in mente i suoi dentoni bianchi, e le mani impacciate di quel giorno, nell'accenno incerto a un saluto timido con la mano, senza incrociare il mio sguardo.


 



Categories: - Novembre 2013