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Shadowhunters - Le Origini. Il Principe (C. Clare, 2011)

Posted by Ilaria Pasqua on October 31, 2013 at 4:00 AM

                        "Se nessuno ti vuole bene, esisti veramente?"

 

                                      


Il Principe è il secondo volume della trilogia delle Origini, The Infernal Devices, che è riuscita a conquistare tutti i fan della serie principale, The Mortal Instruments, di cui è il prequel. Ho già recensito il primo qui: http://www.ilariapasqua.net/apps/blog/show/34095162-shadowhunters-le-origini-l-angelo-c-clare-2010-

Ma ora passiamo a questo secondo volume.


Tessa è rimasta all’Istituto sotto la protezione di Charlotte, dopo aver compreso che il Magister vuole proprio lei.

Ma lui non è l’unica minaccia che grava sui nostri protagonisti, infatti il maligno Benedict Lightwood si è proposto di sostituire Charlotte alla guida dell’Istituto, e il console Wayland non può far altro che dare un ultimatum: due settimane per catturare il Magister o la richiesta di Lightwood verrà messa ai voti.

Così inizia una corsa contro il tempo per cercare di scoprire di più sul Magister e sui suoi automi, ma la ricerca finirà per condurre su sentieri inaspettati che coinvolgeranno Will in prima persona.


 

Nonostante alcuni difetti non riesco a considerare questo libro inferiore al primo, ma anzi migliore. E il motivo è principalmente l'ulteriore approfondimento dei suoi personaggi, decisamente più vivi e appassionanti del primo volume. Per me è sempre così, il primo sorprende e aggancia alla lettura, ma non colpisce eccessivamente, e dal secondo in poi è amore puro.

Ma questo libro di certo ha dei difetti che il primo non aveva. Innanzitutto l'azione è lenta per quasi tutta la metà del primo libro e sembra meno concentrato sugli sviluppi della storia principale (il Magister & co). La caratterizzazione, la psicologia e i pensieri più profondi dei suoi protagonisti stavolta sovrastano l'azione, che la Clare è solitamente molto brava a dosare.

La seconda parte, invece, si carica dei colpi di scena e dell'azione a cui siamo abituati, riportando tutto più sugli usuali binari. Ma l'approfodimento psicologico è così forte, così appassionante, e lei è così tremendamente brava a far spiccare i suoi personaggi rendendoli unici, che non si può non restare ammirati.

Tessa acquista spessore, non è Clary, è più riflessiva e non è come viene descritta quest'ultima nel libro (piccola, capelli rossi, brutto carattere per intenderci), ma più delicata, però non per questo comune. L’unica cosa che l’accomuna a Clary è la sua indipendenza, che fa ancora più effetto in quell’epoca in cui la donna è solo una semplice donna. Notare, infatti, Jessamine e la sua ostinazione a non diventare un cacciatore ma solo una moglie sommersa dall’oro.

Jem mi ha straziata in questo volume, ho seguito la sua salute con apprensione e gli sviluppi con Tessa erano prevedibili fino a un certo punto. Non ci si può non affezionare a lui per l’estrema umanità e per quella sofferenza che è costretto a sopportare e che gli ha segnato la vita. E Will invece? Finalmente comprendiamo tutto di lui, e lo posso dire, a parte qualche caratteristica di base non è affatto Jace, l’unica cosa che condividono con forza è l’amare senza riserve, il provare un tipo d’amore invincibile e incontrastato. Ma Will è una forza della natura, un fiume in piena di emozioni sopite, e le motivazioni che spingono il personaggio a comportarsi in quella maniera fredda e arrogante, contento di ferire tutto e tutti, sono molto diverse dai grandi turbamenti interiori di Jace che sono invece tutti rivolti principalmente verso se stesso.


"Il signorino Will è sempre stato la stella più brillante, quello che attirava l'attenzione... ma Jem è una fiamma costante e onesta, che non vacilla."


Magnus si affezionerà molto a Will, quel ragazzino dallo sguardo freddo con una tendenza all’autodistruzione e l’anima ferita che cerca rifugio nei libri. Sarà lui ad aiutarlo a risolvere il problema che lo affligge e a stargli vicino. E il muro che Will si è costruito intorno da anni, si sgretola lentamente. Il lettore segue il processo con una crescente ansia, e Cassandra Clare, con mano leggera ma non delicata, ci accompagna in un viaggio tra le loro anime incantandoci, mostrandoci le molte sfumature che le colorano.


"Io e te siamo uguali. Viviamo e respiriamo parole. [...] Sono stati i libri a farmi sentire che forse non ero completamente solo. Erano capaci di essere onesti con me, e io con loro."


Sono i conflitti dei personaggi a richiedere spazio, e se ne sente il bisogno, è palpabile. Mentre Jem e Tessa si avvicinano, Jem e Will, i parabatai che sono vissuti l’uno per l’altro, si allontanano lentamente, così presi dai loro problemi da non accorgersi di condividere una cosa preziosa che forse li dividerà per sempre: Tessa, una Tessa tremendamente indecisa in questo punto della storia. Trattata malissimo da Will, si lascia conquistare dalla dolcezza e purezza d’animo di Jem. Entrambi hanno un posto nel suo cuore. Anche se la mente di Tessa vola sempre agli sprazzi di quel Will che non ha ancora conosciuto. Lei, prima di tutti, ha capito che il ragazzo non è crudele come sembra, ma non ne ha le prove e cerca di dimenticarlo, di provare a darsi una possibilità di felicità, e darla a Jem che la ama disperatamente. La presenza di Tessa sembra persino migliorare la sua salute, quasi fosse diventata una medicina migliore della droga.

 

“Un giorno, Will, andrò dove nessuno può seguirmi, e credo che accadrà prima di quanto pensi. Ti sei mai chiesto perché ho accettato di essere il tuo parabatai?”

 

Ma non sono rivolte solo a questi tre grandi personaggi le attenzioni della Clare, che non lascia mai da parte nessuno.

Charlotte è una piccola Clary, una Fairchild con i fiocchi. Bassina e tanto giovane, ma imponente, capace di grande forza e intelligenza, nonostante sia una donna schiacciata da un mondo per cui lei è ancora troppo. In questo libro acquista maggiore spessore e scorgiamo i suoi turbamenti, nascosti dietro il suo desiderio di giustizia: quello più grande di proteggere se stessa e la sua famiglia. Perché è quello che sono questi ragazzi, una famiglia. Più numerosa e incasinata di quella che abbiamo incontrato nella trilogia principale, più sfaccettata (non potrebbero essere più diversi), ma che non fa affatto rimpiangere l’altra. Nessuno di questi personaggi fa rimpiangere l’altra saga e questo è un gran pregio della Clare, la sua capacità di creare personaggi così vividi e umani non è proprio da tutti.


In conclusione un libro carico di emozioni, con qualche difetto che non mi sarei aspettata, ma su cui si può passar sopra, perché ripeto, si respira la necessità di concentrarsi sui personaggi, sui loro mutamenti interiori, fondamentali quanto l’azione, che comunque, sia chiaro, non manca.

La trama, mai scontata, sempre intricata al punto giusto e terribilmente avvincente, poggia su un intreccio solido e sulle emozioni dei personaggi che ci stremano, ci masticano e ci risputano in uno stato pietoso.

Distruttivo. E, come ogni altro libro della Clare, una droga potente, non se ne riesce più a fare a meno. Anche se si resta con il cuore infranto.



"Dicono che il tempo guarisca tutte le ferite, ma ciò presuppone che la causa del dolore sia circoscritta. Finita. Io ho una nuova ferita ogni giorno."

 

 


Incipit:

La nebbia era fitta, attutiva l'udito e limitava la vista. Nei punti in cui si diradava un po', Will Herondale vedeva sorgere davanti a sé la strada scivolosa, bagnata e nera di pioggia, e udiva le voci dei morti. Non tutti i Cacciatori erano in grado di udire gli spettri, a meno che questi non scegliessero di farsi sentire, ma Will ci riusciva. Via via che si avvicinava al vecchio cimitero, le loro voci si levavano in un coro stridente: lamenti e suppliche, grida e brontolii. Non er aun luogo di sepoltura sereno, ma Will lo sapeva già; non era la prima volta che visitava il Cross Bones Graveyard, nei pressi del London Bridge.




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