"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era più vita che di qua"

Italo Calvino

Ilaria Pasqua - Writer and more...

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Dieci dicembre (G. Saunders, 2013)

Posted by info.ilariapasqua on October 25, 2013 at 3:10 AM

 

"Il bambino si accostò alla recinzione. Se avesse potuto dirgli, solo con uno sguardo: Non è detto che sarà sempre così. All’improvviso la tua vita potrebbe diventare stupenda. Può succedere. A me è successo."


                              

 

Sono da sempre una grande divoratrice di raccolte di racconti, non riesco a fare a meno di alternarne una ad altre letture più o meno lunghe. Per fortuna ci sono editori che danno da sempre ai racconti la stessa importanza dei romanzi, e non si può che ringraziarli per questo. E per di più ciò che pubblicano apre sempre nuovi mondi nella mia mente, catene di riflessioni, spunti magnifici e una voglia matta di leggere ancora e ancora. Ciò che qualsiasi editore che pubblica libri dovrebbe ispirare ai suoi lettori.

Non riesco ancora a capacitarmi della vittoria di Alice Munro, ma sembra un magnifico segno per tutti noi, scrittori e lettori, che non riescono proprio a fare a meno di leggerli e/o scriverli. Perciò basta con questa nicchia, su… Spazio ai racconti!


 

Dopo questa piccola introduzione…. Veniamo al tema della recensione.

 

George Saunders è tornato con una nuova raccolta, Dieci dicembre

Saunders è molto amato dal pubblico e dai critici per il suo stile moderno e graffiante, sempre esuberante ma mai troppo sopra le righe, ricco di invenzioni linguistiche e di continui cambi di registro. Passa con grande semplicità dai toni umoristici a quelli più cinici, sarcastici e surreali. Uno scrittore a tutto tondo che riesce a scrivere proprio di tutto, dalla fantascienza ai temi più legati al reale, come in questo caso.

I racconti di Dieci dicembre sono più accessibili o di facile lettura di quanto non siano di solito, ma non per questo meno eccezionali.


Ci catapulta nei nostri giorni, in famiglie normali alle prese con la vita quotidiana, indagandone i piccoli gesti, la difficoltà di comunicazione, i problemi più o meno evidenti. Mostrandoci lo squallore delle cittadine americane popolate di personaggi alle prese con difficoltà di tutte le misure e forme.

Meno sono i racconti più propriamente distopici (giusto un paio), ma se si presta attenzione si nota che la distopia è anche in tutti quelli che si inseriscono nella categoria “reale”.

È una distopia diversa, che Saunders riesce a padroneggiare con un’estrema bravura. Questi racconti, ragionandoci su, sembrano persino più complessi, proprio perché il confine tra realtà e distopia appare più sottile, così sottile, in alcuni momenti, da sparire, da nascondersi.

Sono le paure di tutti noi che lo scrittore nasconde tra le righe, senza nemmeno specificarle, così che, se non si presta troppa attenzione, si finirà per leggere un racconto di stampo realistico. Ma le distorsioni salteranno subito allo sguardo, se si scaverà anche solo di poco, distorsioni fastidiose, che a pelle si percepiscono appena. Si resta stupiti dalla bravura di questo grande scrittore, dalla sua capacità incredibile nel padroneggiare le parole. Quante cose non dette nei suoi racconti, eppure quanta chiarezza, comprensione. E le cose non dette appaiono ancora più minacciose tra queste pagine, le riflessioni infinite.

Perciò all’apparenza appare più dolce, meno aspro, ma come sempre tremendamente brillante. Anche perché quella dolcezza è solo una maschera, grattando la superficie si ritrova tutto un mondo di pensieri che colpisce come un pugno nello stomaco.


Ho apprezzato molto Le ragazze Semplica, dove ci troviamo di fronte a una famiglia ordinaria, ma carica di complessi, in un quadro sociale desolante. Sembra tutto normale, all’apparenza, poi si inizia a intuire qualcosa di strano, infilato lì, tranquillo tra le righe come se fosse realtà, in modo innocuo, per poi saltare fuori di colpo...

Poi La Casa, dove un soldato appena tornato della guerra è costretto a relazionarsi con i cambiamenti avvenuti alla sua famiglia durante la sua assenza.

E Fuga dall’Aracnotesta in cui un reduce viene usato per esperimenti non propriamente etici. A cosa serviranno mai i gettoni MiiVOXmin e MiiVOXmax? Un’infinità di invenzioni linguistiche che non si può non ammirare.

Nel primo racconto, Giro D’Onore, invece, conosciamo due ragazzini. La storia inizia quasi come un gioco, poi prende lentamente, con grande bravura, una piega inaspettata e si resta a bocca aperta, di nuovo.

In Esortazione un responsabile di reparto invita a fare bene un misterioso lavoro… anche se costringe a compiere azioni che fanno stare male. Ma quale sarà il misterioso lavoro?

In Fiasco cavalleresco sono rimasta avvinta dal tipo di narrazione, completamente diversa dagli altri racconti della raccolta.

E poi c’è il gran finale, Dieci dicembre. È la storia di un vecchio malato di cancro che non vuole pesare sulla sua famiglia e di un bambino solitario che viene salvato proprio da lui in un momento di sconforto totale. Il vecchio, salvando la vita del bambino, salverà anche la sua, e riscatterà la sua dignità di essere umano strappata via dalla malattia. Un colpo al cuore. I due personaggi sono così reali da far pensare che potresti incontrarli, un giorno di questi. E ti viene una gran voglia di abbracciarli, di consolarli, dirgli che va tutto bene.

In conclusione che dire se non esortarvi a leggerlo?


 

Ho pensato di lasciarvi con una carrellata di Incipit, tanto per pregustare un po’ il nostro George Saunders senza spoiler fastidiosi.



 

Giro D’onore


 

A tre giorni dal suo quindicesimo compleanno, Alison Pope sostò in cima alle scale.

Facciamo che le scale erano di marmo. Facciamo che le scendeva e tutte le teste si voltavano. Dov’era {il ragazzo dei suoi sogni}? Eccolo appropinquarsi con un lieve inchino, ed esclamare: Sei così graziosa! È vero, dunque, che nella botte piccola c’è il vino buono… Ops. Aveva detto botte? Standosene òì impalato? Senza mezza espressione sul largo volto principesco? Che pena! Scusa sai, non ci siamo, bocciato, non era certo lui {il ragazzo dei suoi sogni}.



 

Croci


 

Ogni anno la sera del Ringraziamento seguivamo come un gregge papà che trascinava il vestito da Babbo Natale in giardino e lo sistemava su una specie di crocifisso che aveva costruito con un palo di metallo. La settimana del Super Bowl la croce portava una maglia da football e il casco di Rob e Rod doveva chiedere il permesso a papà se voleva riprendersi il casco.



 

Il cagnolino


 

Per due volte Marie aveva già sottolineato lo splendore del sole autunnale sul perfetto campo di granturco, perché lo splendore del sole autunnale sul perfetto campo di granturco le faceva venire in mente una casa degli spiriti – non una casa che aveva visto davvero ma quella mitica che a volte le veniva in mente (con annesso camposanto e gatto sulla staccionata) quando vedeva lo splendore del sole autunnale sul perfetto campo ecc. ecc. – e voleva essere sicura che, se i bambini avevano una casa degli spiriti analoga, che gli veniva in mente quando vedevano lo splendore del sole ecc. ecc., ci pensassero in quel momento, così avrebbero vissuto l’esperienza tutti insieme, come amici, come compagni di università che fanno un viaggetto in macchina, ma senza essere fumati, ah ah ah!



 

Fuga dall’Aracnotesta


 

«Flebo? », disse Abnesti dall’altoparlante.

«Che c’è dentro?», dissi io.

«Spiritoso», disse.

«Affermativo, dissi.

Abnesti usò il telecomando. Il mio MobiPak® ronzò. Poco dopo il Giardino Interiore sembrò davvero bello. Era tutto supernitido.

Descrissi ad alta voce, come voleva la prassi, le mie sensazioni.

«Il giardino è bellissimo», dissi. «Supernitido».

Abnesti disse: «Jeff, che dici se ti stimoliamo un po’ con i centri lessicali?»

«Va bene», risposi.

«Flebo?», disse lui.

«Affermativo», dissi.



 

Esortazione


 

MEMORANDUM

 

DATA: 6 aprile

DA: Todd Birnie, Direttore di divisione

A: Staff

OGG.: Dati rendimento marzo


 

Non vorrei definire questo un appello, ma potrebbe cominciare a sembrare tale (!). Il punto + che abbiamo un lavoro da fare e abbiamo tacitamente accettato di farlo (avete incassato l’ultimo stipendio? Io sì, ah ah ah). Per giunta – tanto per approfondire il discorso – abbiamo accettato di farlo bene.



 

Al Roosten


 

Al Roosten aspettava dietro il paravento di carta. Era nervoso? Be’, un po’ sì. Ma molto meno di quanto sarebbero stati nervosi tanti altri al posto suo. Anti si sarebbero già pisciati sotto. Si stava pisciando sotto? Ancora no. Caspita, però, poteva anche starci che qualcuno se la facesse…



 

Le Ragazze Semplica


 

(3 settembre)

Appena compiuto quarant’anni deciso intraprendere imponente progetto: scrivere ogni giorno su questo quaderno nero appena acquistato da OfficeMax. Emozionante pensare che fra un anno, ritmo di I pag./giorno, avrò scritto 365 pagine, e che ritratto di vita dell’epoca sarà a disposizione figli & nipoti, anche bisnipoti, chiunque, sono tutti benvenuti (!) a vedere com’era/è vita vera.



 

Casa


 

I.

 

Come ai vecchi tempi, sbucai dal greto del ruscello dietro casa e bussai piano alla finestra della cucina.

«Su, entra», disse mamma.

Dentro c’erano mucchi di giornali sui fornelli e mucchi di riviste per le scale e una bracciata di stampelle che sbucavano dal forno rotto. Era tutto come al solito. Di nuovo c’era una macchia d’umidità a forma di testa di gatto sopra il frigo e il vecchio tappeto arancione mezzo arrotolato.



 

 

Fiasco cavalleresco


 

Era di nuovo la Serata delle Fiaccole.

Verso le nove andai fuori a pisciare. Nel bosco c’era la grande cisterna che alimentava il fiume finto, più un mucchio di vecchie armature.

Don Murray mi passò davanti a razzo, tutto spompato. Poi sentii piangere. Stesa supina vicino al mucchio di armature c’era Martha del Reparto Sguattere, con la gonna a balze alzata sui fianchi,

Martha: Quell’uomo è il mio capo. Oddiomio, oddiomio.



 

Dieci dicembre


 

Il pallido bambino con l’assurda frangia da paggetto e le mossette da cucciolo avanzò con la sua possente mole verso il ripostiglio e requisì il giaccone bianco di papà. Poi requisì gli scarponcini che aveva dipinto con lo spray bianco. Il fucile ad aria compressa no, non glielo avevano lasciato dipingere. Era un regalo di zia Chloe. Ogni volta che veniva a trovarli gli toccava tirarlo fuori così la zia poteva ammorbarli sulla squisita fattura del manico in legno.



 


Categories: - Ottobre 2013

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