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Votate Robinson per un mondo migliore (D. Antrim, 2002)

Posted by Ilaria Pasqua on October 14, 2013 at 3:00 AM

     IL SANGUE DI PETE ROBINSON PER IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI


                                    


Primo libro che leggo di Donald Antrim ma assolutamente non primo del genere. E anche se sono sempre preparata a ciò che mi posso trovare davanti, avventurandomi in questo tipo letture, non riesco a smettere di rimanere sorpresa. È successo soprattutto con Votate Robinson per un mondo migliore.


Pete Robinson è un maestro che vive in una cittadina di provincia con le classiche villette bianche, i giardini e l’erba falciata alla perfezione. Una piccola comunità di cittadini rispettosi della legge si riunisce spesso per risolvere i problemi e avviare un dialogo costruttivo. Un posto facile da immaginare, se non fosse che si inseriscono sin da subito alcuni elementi distorti: le case sono circondate da filo spinato e fossati, nel parco pubblico viene combattuta una guerriglia, i cittadini sembrano mettere in pratica pubblici linciaggi senza preoccuparsi troppo, e il nostro giovane maestro? È semplicemente appassionato, insieme ai suoi piccoli allievi, di tecniche di tortura.


Di colpo in classe calava il silenzio. Non un palloncino di chewing-gum scoppiava, non una pallina di carta masticata solcava l'aria, non un bigliettino veniva passato. Le domande appassionate dei ragazzi riflettevano un profondo interesse per i manufatti del passato.

«I torturatori ce la lasciavano per tanto tempo la gente su quei cosi?».

«Ma poi diventavi più alto?».

«Non si strappavano in due?».

Quando con disinvoltura riposi il gessetto al suo posto e tornai verso la mia postazione sentivo quasi fisicamente che il mio pubblico adulto moriva dalla voglia di fare domande. Vidi Rita Henderson che con una mano si spolverava qualche pelucchio dalla camicia viola. Jerry non faceva che piegare  e ripiegare un tovagliolo. Jim Kunkel masticava uno stuzzicadenti. Lasciai che quella gente contemplasse il passato. «A quei tempi si era colpevoli fino a prova contraria». Bevvi un altro sorso d'acqua. Le teste si mossero, una forchetta raschiò contro un piatto, il ghiaccio tintinnò nei bicchieri.

«Ci sono domande?».

Jim alzò la mano. «Pete, ci stai dicendo che il passato sopravvive nel presente?».

«Indubbiamente, Jim, la brutalità è all'ordine del giorno ormai da molto tempo».


Seguire l’evoluzione di questo piccolo villaggio verso la follia è stato un viaggio interessante quanto disturbante. Antrim descrive un microcosmo apparentemente ordinato da regole, ma dietro a ogni cosa o persona sembra celarsi sempre qualcos'altro, qualcosa di marcio, o anche solo un atteggiamento del tutto singolare, anormale. Un racconto dissacratorio, macabro che finirà per sfociare in un finale tragico e sconvolgente. È una storia grottesca il cui punto di forza è di sicuro la creatività, il saper nascondere dietro la realtà delle cose aspetti inquietanti, e riuscire a sfociare ogni volta in qualcosa di inaspettato.

Ciò che ho apprezzato è stata l’evoluzione, o meglio la lenta scoperta del protagonista. Prima insegnante devoto e marito pieno di riguardi verso sua moglie Meredith, anche se con una torbida passione, dopo uomo che desidera diventare sindaco per migliorare il mondo, poggiandosi vagamente sulla sua continua convinzione che la società moderna derivi da tutto un sistema di torture che dall’antichità si è evoluto fino ai giorni nostri, giorni crudeli. Poi però la sua follia razionale salterà fuori, crescendo lentamente, fino a quando culminerà in quell’incredibile, quanto tremendamente temuto, finale. E gli sponsor per le elezioni pensati con insistenza da Pete Robinson stesso, inizialmente comprensibili, battono il tempo puntellando la narrazione come promemoria, si staccano sempre più dal contesto e dalla realtà, fornendo un altro elemento di angoscia, dal sensato al delirio lucido senza vie di fuga.


PETE ROBINSON PER LA PACE NEL MONDO. PETE ROBINSON, IL PRIMO PASSO VERSO IL PARADISO


Satira dissacratoria sì, ma più fiaba nera piena di amarezza che non lascia molto spazio al divertimento, come si potrebbe forse pensare leggendo la trama, anzi, si prova una crescente inquietudine in questo flusso continuo di avvenimenti. È stata particolarmente azzeccata l’impostazione del libro, senza capitoli, senza spazi, narrazione in prima persona, sicuramente densa ma scorrevole, anche se a qualcuno potrebbe infastidire. Non è infatti facilissimo leggere senza avere nemmeno uno stacco ogni tot. pagine, ma ci si fa l’abitudine e si diviene prigionieri di quel vortice di follia, catturati dai personaggi, deviati, morbosi, perversi, acritici, e dalle loro strampalate decisioni, dalla facilità con cui accettano cose palesemente anormali. Una cittadina che di normale non ha proprio niente. Una sinistra fantasia che non lascia scampo. 

Consigliato a chi ama la letteratura fuori dall’ordinario e a chi ha voglia di avventurarsi in sentieri diversi.


PETE ROBINSON: L’UNICO SINDACO IMMAGINABILE.



Adattamenti cinematografici: no


 


Incipit:

Immaginate una città rosa stucco, bianco ventre di pesce, avviluppata da glicini e palme ondeggianti e pervasa dall’odore della frutta marcia che giace spaccata ai piedi degli alberi: manghi, papaye, mandarini squisiti; immaginate questa città ergersi al di sopra di banchi di coralli sbiaditi che si protendono verso l’alto solcando acque limpide e balneabili: il mondo sommerso dei pesci. È così che mia moglie, Meredith, chiama il mare. Suo padre faceva il pescatore d’ostriche. Si tratta, naturalmente di un mestiere ormai scomparso, così come molti altri mestieri di cui un tempo viveva questo paradiso. Guardando fuori dalla controfinestra vedo i parenti di Meredith che setacciano la costa. Piegano la schiena, rivoltano le dune con palette giocattolo di plastica: gialle, rosse, blu. Quella gialla, lo so, appartiene alla madre di Meredith. Vorrei chiamare Helen, farle ciao con la mano, salutarla, ma so che lei farebbe finta di non vedermi, dopo quello che è successo alla piccola Sarah Miller dai capelli color del rame all'inizio della settimana scorsa nel mio scantinato.




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