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 "Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui 
  la vita era più vita che di qua" 
 Italo Calvino 

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Il Condominio (J.G. Ballard, 1975)

Posted by Ilaria Pasqua on September 25, 2013 at 4:00 AM


"Sicura dentro il guscio del condominio come i passeggeri a bordo di un aereo guidato da un pilota automatico, la gente era libera di comportarsi come voleva, di esplorare tutti gli angoli più bui che era capace di trovare. Sotto molti aspetti, il condominio era un campione di tutto quanto era stato fatto dalla tecnologia per realizzare l’espressione di una psicologia veramente libera"


                                                                            


In un quartiere residenziale di Londra, viene costruito un modernissimo grattacielo, quaranta piani di cemento che possiede tutto ciò di cui si ha bisogno: piscina, spazi aperti e negozi. Una vera e propria città rinchiusa in un edificio sterminato che punta dritto verso il cielo.

Al suo interno anche un migliaio di appartamenti dove vivono anonimi cittadini dell’era moderna. Fra loro spiccano i nostri protagonisti: Richard Wilder, il produttore televisivo “massiccio e combattivo” spinto dal bisogno di riscattare le sue condizioni umili in contrasto con: Anthony Royal, l’architetto che ha realizzato il condominio e che ne occupa l’attico disprezzando le classi inferiori, e infine il giovane professore della Facoltà di Medicina Robert Laing, un borghese annoiato.

Un giorno il condominio inizia a mostrare dei difetti di progettazione. E dopo un primo, improvviso black out i suoi cittadini vengono gettati in un graduale caos da cui non sembra sia possibile uscire.


 

«Nella galleria del decimo piano erano presenti circa duecento persone e molte erano rimaste ferite nel fuggi fuggi verso gli ascensori e le scale. Al buio era scoppiato un gran numero di assurdi e spiacevoli litigi, fra quelli che volevano scendere ai loro appartamenti ai piani più bassi e gli inquilini dei piani alti che insistevano per scappare di sopra, verso le più fresche altitudini dell'edificio. Durante il guasto due dei venti ascensori erano stati messi fuori uso. L'aria condizionata si era spenta e una donna, rimasta chiusa in un ascensore fra il decimo e l'undicesimo piano, aveva avuto una crisi isterica, forse per essere stata vittima di molestie sessuali. Il ritorno della luce aveva svelato un mucchio di relazioni illecite, fiorite col favore della totale oscurità come una specie di pianta carnivora.»


 

Gli inconvenienti si sommano e le liti tra gli abitanti, tra piani bassi e piani alti, si fanno sempre più accese. E nessuno di loro riesce a comprendere cosa sta realmente succedendo.

Il lettore avverte che sotto la superficie di quella realtà ce ne è una ben diversa, una bolla pronta ad esplodere. La tensione fra i condomini è percepibile con chiarezza sin dall’inizio, ma le regole del vivere civile hanno impedito gesti che non potrebbero mai essere tollerati. Ma dopo i primi incidenti nel condominio  i suoi cittadini si abbandonano pian piano ai loro istinti, perdendo le inibizioni.

Inizia quasi come una sorta di dispetto, un grande gioco, una disputa fra i piani bassi e gli alti, un botta e risposta, un occhio per occhio, dente per dente, ma si trasforma in una guerra vera e propria. Un gioco che nessuno vuole interrompere, nonostante le conseguenze siano ben chiare.


Ballard ci guida in un viaggio a ritroso nel tempo, dalla società tecnologia con i suoi grattacieli-città, al medioevo, in cui si organizzavano gruppi e alleanze intorno alle figure più carismatiche, infine all’età primitiva, allo stato animale, in cui il più potente si prende tutto ciò che vuole.

Persino il professore, quello inizialmente più disgustato da ciò che accade nel condominio, viene catturato dal gioco. Il produttore televisivo, che all’inizio era spinto dal desiderio di girare un film in quell’edificio allo sbando, perde ogni umanità. Nessuno riesce ad andare via. Ciò che accade nel condominio è diventato qualcosa da custodire, un piccolo mondo che solo i suoi cittadini possono capire, per questo nessuno avverte la polizia. Nemmeno quando avviene un omicidio. Tutto diviene lecito nel condominio, è in atto un processo di disgregazione fisica e morale, una degenerazione che porta alla nascita di un regno bestiale, un organismo totalmente autonomo che vive secondo un proprio codice di comportamento.

L’aspetto più inquietante è che la maggior parte di loro ha mantenuto il proprio lavoro, esce la mattina, per poi tornare nel condominio e trasformarsi, finalmente libero da ogni regola.


«Al sicuro nella conchiglia del grattacielo, come passeggeri a bordo di un aereo con il pilota automatico, erano liberi di comportarsi in qualsiasi modo volessero, di esplorare le pieghe più oscure della propria personalità. Per molti versi il grattacielo era il perfetto modello di tutto ciò che la tecnologia aveva fatto per rendere possibile l'espressione di una psicopatologia autenticamente libera»


«Senza saperlo, [Royal] aveva costruito un gigantesco zoo verticale, con centinaia di gabbie accatastate l'una sull'altra. E allora, per cogliere il senso di tutti i fatti avvenuti nei mesi precedenti, bastava capire che quelle creature brillanti ed esotiche avevano imparato ad aprire gli sportelli.»


 

Questo libro mi ha sicuramente ricordato Il Signore delle Mosche, anche se è differente in molti aspetti. Lì sono su un’isola e i protagonisti sono dei ragazzini che hanno chiaramente perso la strada. Qui rinchiusi in un grattacielo moderno, ed è diverso soprattutto perché nessuno dei condomini vuole smettere. Questo è ciò che rende il libro agghiacciante e molto attuale.

Stranamente ho pensato anche a Cecità, la spirale di violenza e di disgregazione è presente in tutti e due le storie, anche se la situazione è diversa. Lì è la cecità "bianca" ad aver costretto i malati alla reclusione in un manicomio, qui è sempre la scelta, la diversità sta sempre nel libero arbitrio. Gli abitanti del condominio vogliono fare ciò che fanno. Abbandonare il vestito delle norme sociali, sempre così stretto addosso, sembra essere diventato per loro necessario, è una valvola di sfogo a cui nessuno vuole rinunciare. Quasi si augurano attacchi dagli altri per poter a loro volta rispondere. La brutalità del contesto è una giustificazione alle loro azioni. E il processo che porta ognuno di loro a spogliarsi della loro umanità è graduale e preciso, realistico e avvincente, disturbante. Registrato attraverso una scrittura fredda, distaccata, quasi scientifica, ma anche ricercata, senza mai appesantire o annoiare. Questo stile, scevro di sentimentalismi, è perfetto perché fa risaltare con maggior vigore la bestialità della situazione. L'analisi minuziosa, così presentata, mette i brividi. Si scorrono le pagine con una sempre maggiore incredulità e angoscia, fino al gran finale.


Un libro difficile da dimenticare.



«Ogni nuovo episodio [di violenza] li avvicinava alla meta finale a cui tutto il grattacielo puntava, la costituzione di un regno in cui i loro impulsi più devianti fossero finalmente liberi di manifestarsi, in qualsiasi modo. A quel punto la violenza fisica sarebbe finalmente cessata.»




Adattamenti cinematografici: in programma. È in mano al regista Ben Wheatley.

 




Incipit:

In seguito, mentre mangiava del cane seduto sul balcone, il dottor Robert Laing ripensò agli insoliti avvenimenti che si erano succeduti all'interno dell'eneorme condominio nel corso dei tre mesi precedenti. Adesso che tutto era tornato alla normalità, si stupiva che non ci fosse stato un inizio preciso, un punto oltre il quale le loro vite erano entrate in una diemnsione decisamente sinistra. Con i suoi quaranta piani, mille appartamenti, supermercato, piscine, banca e scuola materna, il condominio offriva sufficienti occasioni per scatenare violenze e accentuare conflitti. Ma il suo appartamento-studio al venticinquesimo piano era l'ultimo posto al mondo che Laing avrebbe scelto come terreno di scontro. Dopo il divorzio aveva comprato quella specie di costosissima cella, incastrata come per caso nel dirupo della facciata, al solo scopo di salvaguardare la sua pace, la sua tranquillità e soprattutto il suo anonimato...

 


Categories: - Settembre 2013