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Dance Dance Dance (H. Murakami, 1994)

Posted by Ilaria Pasqua on September 16, 2013 at 3:30 AM

"Non sono così bravo come credi – dissi. – È solo che cerco di rispettare i passi della danza. Mi limito a danzare. Non c’è un gran significato in quello che faccio".


                                             


 Dance, Dance, Dance è l’ennesimo libro di Murakami che leggo e l’ennesimo che mi lascia alla fine stupita, forse anche stordita.

 

È un giorno del 1983, apparentemente come tanti altri. Un giovane giornalista freelance alloggia al Dolphin Hotel di Sapporo per un servizio. Un hotel in cui è già stato ma che ora è diverso… non è più un vecchio rudere, ha quella freddezza degli edifici troppo moderni. È lì che ha incontrato per l’ultima volta una ragazza squillo sparita ora nel nulla, ed è lì, alle origini di tutto, che è andato a cercarla. Non ha fortuna, forse però trova qualcosa di meglio: una receptionist nervosa e una tredicenne speciale, Yuki, con cui stringe lentamente un legame. Ma il lussuoso hotel nasconde uno spazio buio e freddo abitato da altre presenze. All’interno di questa diversa dimensione in cui il protagonista si trova incastrato, si delinea una storia di morte, corruzione,  e di una profonda tristezza inespressa. Un vuoto che aleggia sulla sua vita e che lo fa sentire incompleto.

 

Il protagonista è un trentaquattrenne di cui non viene mai detto il nome, un uomo che ha perso tanto ma che non riesce mai a piangere per tutte quelle parti di sé che lascia andare, e che lo spingono alla deriva.

La vita, sembra dirci Murakami, è una lunga serie di collegamenti tra esseri umani, collegamenti che segnano il percorso di ogni essere umano. In questa storia c'è un uomo in particolare, quello che viene chiamato l’uomo pecora, a guidare il protagonista. Rappresenta una sorta di guardiano di tutti questi collegamenti che segnano il percorso di vita del protagonista, che è costretto a rimettersi in gioco perché sente nodi irrisolti con il passato, questioni in sospeso. Il suo sarà un viaggio mentale e fisico, in cui incontrerà tantissime persone che hanno lo scopo di aiutarlo in questo percorso. In particolare Yuki, ragazzina particolarmente sensibile e dotata di poteri psichici, gli starà accanto spingendolo a riflettere su molte questioni, e a rendere il suo percorso meno tremendo e solitario. 


Murakami è come sempre bravissimo a guidarci in questo viaggio tortuoso che si dipana tra realtà e immaginazione, tra ciò che è tangibile e intangibile per il protagonista, confondendoci, disorientandoci, facendoci immedesimare nel personaggio che, confuso quanto noi, avanza brancolando nel buio.

Tutta la storia è una riflessione sul nostro scopo, sul nostro destino, sui rapporti umani, su quanto possano apparire fragili, e dolorosi, e destinati a finire o a cominciare. Anche se niente resta eterno.


"Tutti noi viviamo in un continuo movimento e tutto quello che ci circonda si trasforma di conseguenza, e prima o poi dovrà sparire. E' un processo inevitabile. Non c'è niente di duraturo. Le cose restano nella coscienza, ma spariscono dal mondo della realtà".


La scrittura è come sempre scorrevole e semplice, in grado di stampare in mente immagini precise e intense, ed è come se si guardasse una fotografia piena di sfumature.

Questo libro in particolare sembra composto da episodi sconnessi, che hanno tutti uno scopo: quello di guidare il protagonista e il lettore verso questo percorso di vita, condividendo gli stessi sentimenti, le stesse profonde emozioni, i suoi stati d’animo che cambiano, mentre cerca di comprendere come raggiungere la felicità, come sopravvivere al mondo, così facciamo noi. Mentre intanto, in una stanza d’hotel, una voce piange per tutte le cose di cui noi stessi non riusciamo a piangere.

E non ci resta che abbandonarci alla corrente, danzare a ritmo finché c’è la musica, senza chiedersi il perché.

Danzare e basta.



Bene, mi dissi, è ora di riprendere a danzare. Danzare così bene da lasciare tutti a bocca aperta. I passi! I passi di danza, ecco l’unica cosa davvero reale. L’unica cosa sicura. Danzare, questa era l’unica cosa che nella mia mente era registrata come realtà al di là di ogni dubbio. Danzare con abilità suprema.






Adattamenti cinematografici: no





Incipit:

Mi accade spesso di sognare l'Albergo del Delfino.

Dal sogno si direbbe che ne faccio parte in modo stabile. La forma dell'albergo appare distorta. È molto lungo e stretto. Tanto lungo e stretto da sembrare, più che un albergo, un lungo ponte coperto da un tetto. Un ponte che si estende, in tutta la sua lunghezza, dall'antichità alla fine del mondo. Io ne faccio parte. Lì dentro c'è anche qualcuno che piange. E io so che piange per me.

L'albergo mi comprende dentro di sé. Riesco a percepire le sue pulsazioni e il suo calore. Nel sogno, sono una parte dell'albergo.

 

Mi sveglio. Subito cerco di capire dove mi trovo. Me lo chiedo perfino ad alta voce: — Che razza di posto è questo? — Ma è una domanda superflua.

Prima ancora di formularla, so già la risposta.



 


Categories: - Settembre 2013