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 "Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui 
  la vita era più vita che di qua" 
 Italo Calvino 

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Occhio nel cielo (P.K. Dick, 1957)

Posted by Ilaria Pasqua on September 9, 2013 at 4:00 AM


"Era il lago più grande che Hamilton avesse mai visto, grande abbastanza da contenere il mondo intero. In vita sua non si sarebbe mai aspettato di vedere qualcosa di più vasto. Oziosamente si domandò quale fosse la sua capacità. Nel mezzo la sostanza si faceva più densa, più opaca. Una specie di lago dentro il lago. Questa smisurata distesa d'acqua era tutto il Paradiso? A perdita d'occhio non si vedeva che quello. Non era un lago. Era un occhio. E l'occhio li stava osservando!


                   Non c'era bisogno di chiedere a chi appartenesse l'occhio"


                                


Dopo un incidente in una centrale nucleare otto persone vengono scagliate in un universo folle e disordinato  in cui le leggi e lo scorrere degli eventi non sono più quelli ricordati. Jack Hamilton, il principale protagonista, capisce subito che lui e i suoi compagni di sventura sono capitati in un universo parallelo inventato da uno di loro...

È facile riassumere la trama di questo libro che Dick ha scritto in sole due settimane... più difficile darne un'idea chiara. 
Ciò che più mi ha spinta a leggerlo (dopo aver gustato molti suoi big come La svastica sul sole, Ubik e via dicendo), preferendolo ad altri, era la tematica psicologica, più che fantascientifica, di fantascientifico c'è solo l'espediente che dà il via all'azione (l'esplosione nucleare), poi tutto si sposta su un'altro piano, su questo folle viaggio che sembra uno scherzo.
I mondi che si susseguono, e in cui Jack Hamilton cerca di raccapezzarsi, senza mai perdere di vista la sua realtà, sono prodotti della psiche dei suoi colleghi. Menti distorte che creano mondi altrettanto distorti, ai limiti dell'assurdo.
Capitano in un mondo in cui la tecnologia è stata sostituita dai miracoli, o in un altro in cui la sua creatrice può cancellare tutto ciò che la infastidisce. O in quello di una donna paranoica. Ciò che li accomuna è una visione distorta del mondo. I loro mondi personali sono incubi da cui scappare, ma non per tutti.
Jack Hamilton sembra girare in tondo, tentando di sopravvivere, trascinandosi dietro una moglie che più di una volta desidererebbe restare dov'è, non troppo infastidita.
Quattro realtà parallele che sembrano quattro romanzi distinti, tutti dello stesso livello, tutti ugualmente appassionanti.

Lo stile di scrittura è quello fresco e schietto delle prime produzioni, ma sempre maturo nell'affrontare le tematiche e nell'analizzare anche la psiche umana nelle sue più profonde e inquietanti sfumature. Giocando con l'interrogativo, tanto caro alla fantascienza: il mondo che ci circonda, esiste sul serio? O è solo un'illusione? E Dick si diverte a creare mondi folli, specchi dell'essere umano imperfetto che non è un dio.

Non si può non stupirsi, ancora una volta, per l'incredibile fantasia e inventiva di quest'uomo che in questo libro fa letteralmente a pezzi la realtà. Occhio nel cielo, nonostante i molti pregi, è considerato un lavoro minore ma, a mio parere, estremamente godibile. È un volo nell'inconscio, un viaggio forse troppo rapido, forse avrebbe avuto bisogno di espandere ancora i suoi mondi, che a volte sembrano essere troppo compressi tra le pagine. 
Stravagante e geniale, se e non si grida al capolavoro, voglio ricordare ancora una volta questo dettaglio impressionante: è stato scritto in due sole settimane.


«Non te ne sei accorto? Non vedi nessuna differenza fra le cose com'erano prima e come sono adesso?»

«Sì, me ne sono accorto,» rispose McFeyffe.  Ma non sembrava turbato.









Adattamenti cinematografici: no








Incipit:

Il deflettore di raggi protonici del bevatrone di Belmont tradì i suoi inventori alle quattro del pomeriggio del 2 ottobre 1959. Ciò che avvenne dopo, avvenne istantaneamente. Non più adeguatamente deflesso, e quindi non più sotto controllo, il fascio da sei miliardi di volt si irradiò verso il soffitto della sala, riducendo in cenere al suo passaggio una piattaforma di osservazione che sovrastava il magnete a forma di ciambella. Su quella piattaforma, in quel momento, c'erano otto persone: un gruppo di visitatori con la loro guida. Senza più la piattaforma sotto i piedi, caddero tutti e otto sul pavimento della camera del bevatrone, dove giacquero feriti, e in stato di shock, fino a quando il campo magnetico fu disattivato e la radiazione dura in parte disattivata. Quattro di loro dovettero essere ricoverati in ospedale; due, ustionati in modo leggero, rimasero sotto osservazione per lungo tempo; gli ultimi due vennero esaminati, curati e infine dimessi. I giornali locali di San Francisco e Oakland riportarono l'evento. Gli avvocati delle vittime diedero immediatamente il via alle azioni legali. Diversi funzionari addetti al bevatrone passarono un brutto momento, così come il Sistema di Deflessione WilcoxJones e i suoi entusiastici inventori. I tecnici cominciarono a riparare i danni materiali. L'incidente era avvenuto in pochi istanti.

 





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