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Il discorso del re - The King's Speech (T. Hooper, Usa, 2010)

Posted by Ilaria Pasqua on July 25, 2013 at 6:05 PM

 

                                    -Perchè dovrei ascoltarvi?

                                    -Perchè io ho una voce!

                                    -Sì, è così"

 

                                     


Dopo la morte del padre, Re Giorgio VI, il complessato Duca di York, chiamato affettuosamente Bertie, è costretto a salire al trono per prendere il posto di suo fratello maggiore Edoardo, costretto ad abdicare solo dopo un anno dalla proclamazione.

Ma Bertie, diventato re con il nome di Giorgio VI, oltre a essere carico di complessi, è anche molto timido e soprattutto ha un problema: è balbuziente.

Sarà la moglie a spingerlo nelle braccia dell’ennesimo logopedista, Lionel Logue. Solo che questo non è come gli altri, è un ex attore australiano dai metodi anticonformisti e dal gran cuore. Bertie sarà scettico sin dall’inizio, ha ormai un atteggiamento arreso e disfattista, non crede di poter risolvere questo problema, ma Lionel lo smentirà. Tra alti e bassi, e un’infinità di esercizi dei più vari (e strani), Bertie riuscirà finalmente ad arginare le difficoltà, e a diventare finalmente la voce del suo popolo in uno dei momenti più difficili della storia: la vigilia del secondo conflitto mondiale.



                               


Il discorso del re è perfettamente in bilico tra commedia e drammatico. L’ironia e il sarcasmo dei due personaggi principali è irresistibile, e i loro sforzi commoventi. C’è una vena di malinconia che attraversa tutta la pellicola. Si percepisce il bisogno di Bertie di riuscire, di essere apprezzato da suo padre, ma l’infanzia, i vecchi traumi lo spingono a terra, rendendolo insicuro. Bertie ha un estremo bisogno di essere amato, l’affetto della moglie e delle bambine non sembra mai abbastanza, vuole quello dei suoi genitori, ma loro sono la tipica coppia di reali fredda e rigida, da cui non si riesce a strappare che severità e ordini.

  

Bertie: i miei consiglieri dicono che il fumo fa bene, distende la laringe e i nervi

Lionel: sono degli idioti!

Bertie: sono cavalieri

Lionel: allora è ufficiale...


Di Bertie vengono mostrati i difetti, con quel suo sguardo a tratti gelido, arrogante e snob, ma ciò che più risalta è il suo lato umano: le difficoltà, il suo affetto sincero per la famiglia, la bontà, e anche quel suo profondo senso di smarrimento di fronte agli altri a causa del suo handicap, residuo ingombrante di un passato mai superato. E ne esce fuori un personaggio ricco di sfumature, mai stereotipato, che riusciamo a scrutare sin nel profondo.

   

Lionel: Non dovete temere le cose che temevate quando avevate cinque anni, Bertie. Siete padrone di voi stessi.

Bertie: Davvero?


                 

   

Ciò che mi ha colpita di questo film, oltre al dramma umano, è il rapporto che Bertie stringe con il logopedista, ottimamente interpretato da Geoffrey Rush, che riuscirà ad andare in profondità e a curare le ferite della sua anima. L’iniziale diffidenza così si trasformerà in un’amicizia sincera, che durerà per tutta la vita.

Colin Firth in questo ruolo giganteggia, reinterpreta re Giorgio VI in modo magnifico. Dà vita alla perfezione a quel disagio psichico che lo incatena, e lo trasmette a uno spettatore immobile, senza fiato, in attesa che le parole escano dalle sue labbra.

Da vedere, ma in originale.



 

[Dopo il discorso finale]

Lionel: C'era ancora qualche balbettio.

Bertie: Ho dovuto farlo qui e lì, così sapevano che ero ancora io.






Trailer italiano:


 


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Trailer originale:


 


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Premi vinti:

 

Oscar (2011): miglior film a Iain Canning, Emile Sherman e Gareth Unwin, miglior regia a Tom Hooper, migliore attore protagonista a Colin Firth, migliore sceneggiatura originale a David Seidler.

Golden Globes (2011): migliore attore protagonista (dramma) a Colin Firth.

BAFTA (2011): miglior film a Iain Canning, Emile Sherman e Gareth Unwin, miglior film britannico a Tom Hooper, David Seidler, Iain Canning, Emile Sherman e Gareth Unwin, migliore sceneggiatura originale a David Seidler,  migliore attore protagonista a Colin Firth,  migliore attore non protagonista a Geoffrey Rush,  migliore attrice non protagonista a Helena Bonham Carter, migliori musiche a Alexandre Desplat.

European Film Awards (2011): miglior Film Europeo a People's Choice Award, migliore attore europeo a Colin Firth, miglior montatore europeo a Tariq Anwar.

National Board of Review of Motion Pictures Awards (2010): Gli undici migliori film.

Independent Spirit Awards (2011): miglior film straniero a Tom Hooper.

SAG Awards (2011): miglior performance dell'intero cast, migliore attore protagonista a Colin Firth.

PGA Awards (2011): premio Darryl F. Zanuck Award per il Miglior Film a Iain Canning, Emile Sherman e Gareth Unwin.

DGA Awards (2011): miglior regista a Tom Hooper.

British Independent Film Awards (2010): miglior Film Indipendente, miglior Attore Non Protagonista a Geoffrey Rush, migliore Sceneggiatura a David Seidler, miglior Attrice non Protagonista a Helena Bonham Carter,  miglior Attore Protagonista a Colin Firth.

New York Film Critics Circle Awards (2010): migliore attore protagonista a Colin Firth.

The Los Angeles Film Critics Association Awards (2010): migliore attore protagonista a Colin Firth.

American Film Institute Awards (2010): premio speciale per il miglior film straniero.

Premios Goya (2011): miglior film europeo a Tom Hooper.

Nastri d'Argento della SNGCI (2011): miglior film europeo a Tom Hooper.

David di Donatello (2011):  miglior film europeo a Tom Hooper.

Satellite Awards (2010): migliore attore protagonista (dramma) a Colin Firth, migliore sceneggiatura originale a David Seidler.

Critics' Choice Movie Awards (2011): migliore attore protagonista (dramma) a Colin Firth, migliore sceneggiatura originale a David Seidler.


 


Categories: - Luglio 2013