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Il canto della rivolta - MockingJay (S. Collins, 2010)

Posted by Ilaria Pasqua on July 8, 2013 at 11:00 AM

"Siamo creature stupide e incostanti, con la memoria corta e un grandissimo talento per l'autodistruzione"


                                          


Il canto della rivolta è il terzo libro della trilogia Hunger Games e quello che più ferisce.

Dopo la conclusione rocambolesca dei giochi della memoria, che terminano in modo del tutto inaspettato, la scintilla esplosa non è più contenibile, e si trasforma in rivolta, una rivolta tanto a lungo aspettata che ha un unico volto: Katniss, la ragazza in fiamme.

Ma in questo terzo libro le cose sono molto diverse dall’altro, si sono pericolosamente evolute, come dovrebbe essere, ma non propriamente come ci si aspetta. Katniss è isolata in un distretto che si pensava fosse stato distrutto, mentre Peeta è stato catturato da Capitol City.

È sola, confusa e deve riprendersi dagli ultimi giochi, accettare un nuovo destino, e incarnare le aspettative che le sono state cucite addosso. Non sembra avere altre vie uscite se non trasformarsi nella Ghiandaia Imitatrice, è stata salvata per questo, è stata preferita a Peeta e a tante altre vite, solo per questo obiettivo. E non può rifiutarsi.

È diventata il volto della rivolta, in tutti i sensi, perché i Ribelli, oltre all'azione vera e propria, hanno sviluppato una strategia propagandistica, e Katniss viene sfruttata per ‘riprese televisive’. La guerra viene perciò combattuta sia con i fucili che con uno show televisivo senza esclusione di colpi tra i ribelli e Capitol City.


“Il fuoco sta divampando! E se noi bruciamo, voi bruciate con noi!” 


Katniss cerca di fare del suo meglio, tentando di non farsi trascinare come un semplice stendardo, Gale ha abbracciato completamente la causa, e quando tornerà Peeta… torturato fisicamente ma soprattutto psicologicamente da Capitol City, tutto si complicherà, e sarà dura per Katniss risollevarsi. Non ci si può che angosciare di fronte alla persona che Peeta è diventata, e non solo lui.


“Mi trascino fuori dai miei incubi ogni mattina e scopro che non c’è alcun sollievo nello svegliarsi... Farai meglio a non cedere a questa cosa. Rimettere insieme i pezzi richiede dieci volte il tempo che serve per crollare"


Ma questa non è solo una guerra per la libertà ma anche una lotta per il potere, in entrambi gli schieramenti. Chi utilizza la rivolta per conquistare un posto, chi per tenerlo. 


Il libro è certamente il più ricco di tematiche della trilogia, il più complesso, forse il più ambizioso. Di sicuro il più doloroso. Katniss è irrimediabilmente finita in pezzi, e così tutti i personaggi che abbiamo amato. A ognuno di loro è stato tolto tutto ciò che avevano. Gale sembra un altro, Peeta è l'ombra di ciò che era prima. Sono spenti, calpestati dagli eventi. C'è tanto dolore, tanta voglia di sopravvivere, angoscia, confusione, impotenza, paura, distruzione, ma anche rinascita, una rinascita però, che è solo una fievole fiamma che forse non crescerà mai più.


"Non provo più alcun obbligo di lealtà nei confronti di quei mostri chiamati esseri umani, detesto essere io stessa una di loro"


Il finale è la giusta conclusione, la logica conseguenza di tre libri di sofferenze continue. Molti l’hanno visto come una conclusione speranzosa, io come la più tragica possibile, esclusa la morte. Katniss ne è uscita distrutta, e non si riprenderà mai, fa ciò che può fare, come ha sempre fatto: sopravvivere.





Adattamenti cinematografici: sì (2014/2015)





Incipit:

"Mi guardo le scarpe e osservo il sottile strato di cenere che si deposita sulla pelle logora. Qui è dove c’era il letto che dividevo con mia sorella Prim. Laggiù c’era il tavolo di cucina. I mattoni del camino, crollati in un mucchio carbonizzato, fanno da punto di riferimento per il resto della casa. Come potrei orientarmi altrimenti, in questo mare di grigio? Non rimane quasi nulla del Distretto 12. Un mese fa, le bombe incendiarie di Capitol City hanno distrutto le misere casupole dei minatori di carbone del Giacimento, i negozi della città, persino il Palazzo di Giustizia. Solo la zona del Villaggio dei Vincitori è scampata all’incenerimento, non so bene per quale motivo. Forse perché chi è costretto a venire qui in rappresentanza per conto di Capitol City abbia un posto piacevole in cui stare. L’occasionale giornalista. Una commissione incaricata di valutare le condizioni delle miniere di carbone. Una squadra di Pacificatori in cerca di profughi che ritornano. Ma non ritornerà nessuno, a parte me. E anch’io sono qui solo per una breve visita. Le autorità del Distretto 13 erano contrarie al mio ritorno. Lo consideravano un azzardo costoso e inutile, dato che almeno una dozzina di invisibili hovercraft volteggia sopra la mia testa per proteggermi e non ci sono informazioni da ottenere. Però io dovevo vedere con i miei occhi, al punto che l’ho posto come condizione per la mia collaborazione a qualunque loro piano. Alla fine, Plutarch Heavensbee, il capo degli Strateghi che aveva guidato i ribelli di Capitol City, si è dovuto arrendere. — Lasciatela andare. Meglio sprecare un giorno piuttosto che un mese. Forse un piccolo tour al Distretto 12 è quello che le serve per convincersi che siamo dalla stessa parte. La stessa parte. Un dolore mi trafigge la tempia sinistra e vi premo contro la mano. Proprio nel punto in cui Johanna Mason mi ha colpito con la spoletta di filo metallico. I ricordi vorticano mentre cerco di capire cosa è vero e cosa è falso. Quale successione di eventi mi ha portato a ritrovarmi qui, fra le rovine della mia città? È difficile, perché gli effetti della commozione cerebrale che Johanna mi ha regalato non sono svaniti del tutto e i miei pensieri tendono ancora a confondersi. Come se non bastasse, i farmaci che usano per tenere sotto controllo i miei dolori e il mio umore a volte mi fanno vedere cose strane. Credo. Non sono ancora persuasa di avere avuto delle allucinazioni la notte in cui il pavimento della mia stanza d’ospedale si è trasformato in un tappeto di serpenti che si contorcevano. Uso la tecnica che mi ha consigliato uno dei dottori. Inizio dalle cose più semplici che so essere vere e procedo fino a quelle più complicate. L’elenco comincia a srotolarsi nella mia testa… Mi chiamo Katniss Everdeen. Ho diciassette anni...”



 


Categories: - Luglio 2013