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Requiem for a Dream (D. Aronofsky, Usa, 2000)

Posted by Ilaria Pasqua on June 29, 2013 at 6:20 PM

"È un motivo per alzarmi al mattino. È un motivo per dimagrire, per entrare nel vestito rosso. È un motivo per sorridere, per pensare che il domani sarà bello. Che cos'altro ho, Harry?"

                              
 


Il secondo film di Darren Aronofsky è una bomba. Già da Pi greco era chiaro il suo grande talento, ma con Requiem for a Dream si è superato. E posso dirlo: il nuovo secolo è iniziato con un capolavoro.

Ricordo di essere rimasta ammaliata, senza parole, e da quel momento sono diventata una fan di Aronofsky. Requiem for a Dream è un film da dieci che in Italia non è neanche uscito in sala. VERGOGNA!


Il film è diviso in tre parti, che si riferiscono a tre stagioni diverse (estate, autunno e inverno),  e che a loro volta corrispondono a tre diversi momenti nella vita dei personaggi: ascesa, declino e caduta.

I protagonisti principali sono tre, proprio come i tre stadi, Sara, Harry e Marion, e racconta la loro tremenda odissea, la loro graduale discesa nell’inferno dell’esistenza. La loro lenta, letale autodistruzione.



                   



Sara è una vedova, casalinga, che passa le sue giornate a guardare programmi alla televisione e a conversare con le sue vicine. Suo figlio, Harry, è un tossicodipendente che insieme alla sua ragazza, e al suo amico Tyrone, cerca di continuo modi per procurarsi la droga.

Un giorno succede ciò che Sara da sempre aspetta: è stata invitata a partecipare al suo programma televisivo preferito, e decide di voler indossare un vestito rosso che amava da giovane, ma non è più bella, né magra come un tempo, così decide di dimagrire. Distrutta dai primi insuccessi, contatta un medico che le prescrive una dieta a base di anfetamine, lei non sa nemmeno cosa siano e inizia a prenderle.

Harry, invece, insieme all’amico, inizia un traffico di droga, sia perché ne ha bisogno personalmente, sia perché vorrebbe realizzare il sogno di Marion, ovvero aprire un negozio di vestiti.

Sulle prime sembra andare bene a tutti i personaggi, poi però comincia il declino, un lento declino raccontato magistralmente.

Aronofsky è un regista e narratore attento, scrupoloso, incisivo, in questo film utilizza uno stile sperimentale da applauso. In particolare è il montaggio, frenetico e convulso, a raccontare alla perfezione il crollo di questi tre esseri umani, la perdita delle illusioni. Un susseguirsi di fotogrammi rapidissimi, scene brevi, anzi, brevissime, e lunghe che si inseguono e completano. Ripetizioni. Brividi.

Un film contro la droga, contro la televisione, contro qualsiasi forma di dipendenza che distrugge l’individuo e che inizialmente lo inganna, ammaliandolo, e finendo per trasformarsi in una possibile via di fuga. Ma non è quello di criticare le droghe pesanti, l’unico intento del regista. Parla della nostra realtà, di dieci anni fa? No, di oggi. Parla di problemi che ci sono e che non vengono visti. Parla di disperazione. Di una società frammentata, disfatta, allo sbaraglio, come i singoli individui, abbandonati a loro stessi. Soli. E il motivo principale per cui gli Stati Uniti l’hanno ‘disprezzato’ è chiaro: distrugge il sogno americano, lo calpesta, lo frantuma in mille pezzi. Non c’è nessuna salvezza.

In questo film non esiste il bene, c’è solo il male, la sconfitta, il buio. C’è il desiderio di Harry di fuggire per poi ritrovarsi a terra, legato a una realtà atroce, insopportabile.

C’è l’illusa e ingenua Sara, ferita da un mondo che non riesce più a comprendere, ormai sull’orlo del crollo, senza che nessuno riesca ad aiutarla. Persino il medico, nel suo disfattismo, non ci mette nulla a segnare medicine che non dovrebbe somministrare.

È questo che critica Arnofsky: il mondo intero con le sue brutture e lo fa con crudezza, forza. Le immagini rimangono impresse, sconvolgono, tolgono il fiato. E anche per un motivo: i personaggi sono persone comuni, potrei essere io, o voi. 

Harry, Marion e Sara sono personaggi votati all’autodistruzione, che non riescono a rapportarsi alla realtà in maniera lucida, sana.



                     



Di fronte a questo mondo in crollo, di fronte alla loro impossibilità ad affrontare la realtà, a causa della loro insoddisfazione o semplicemente fragilità, l’unica cosa che resta da fare, l’unica soluzione che sembra praticabile, e forse più semplice, è aggrapparsi a una dipendenza, qualsiasi essa sia, che sia la droga, che per Harry e Marion è anche un modo per cementare il loro rapporto campato in aria, o che sia il sogno di andare in televisione, cullandosi nell’illusione e rivangando un passato troppo lontano, in cui aveva un marito e un figlio senza problemi. Due paradisi illusori, due tentativi di salvezza impossibili, sbagliati, che i personaggi pagheranno a duro prezzo. Non c’è nessuna speranza, per questo Aronofsky ha cancellato la stagione della primavera, quella della rinascita.

 

La colonna sonora di Clint Mansell , collaboratore fisso del regista, è da brividi. E di certo conoscete bene almeno il tema principale, perché dopo aver dettato il ritmo di questo magnifico film, rendendolo unico, è stata scopiazzata a ripetizione, e in un certo senso è stata rovinata…

Ditemi voi se non la conoscete?


 


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Il film è tratto da Requiem for a Dream, libro del 1978 di Hubert Selby Jr., che ho letto e sicuramente recensirò presto, ed è certamente meno estremo di Pi greco, ma più potente. Ha, secondo la mia opinione, lo stesso impatto sulla storia storia del cinema che ha avuto Memento di Christopher Nolan, ma in una differente maniera. Aronofsky è un mago del montaggio, delle inquadrature claustrofobiche, dell’interazione di musica e immagini. Nolan, con Memento, ha rivoluzionato il modello narrativo, rompendo lo schema cronologico come nessuno ha mai fatto (recensirò presto anche Memento).

Hanno creato entrambi una nuova estetica, un modo nuovo di fare cinema.

Come non citare poi Jared Leto, capace sempre di scelte interessanti. E la grandissima Ellen Burstyn, che meritava molte più menzioni di quelle che ha ricevuto.


In conclusione Requiem for a dream è un film angosciante, asfissiante, intenso, tragico, distruttivo, che mi ha toccato in questa maniera come pochi altri (se in negativo o in positivo non ve lo saprei dire :P ). Un incubo a occhi aperti, di una crudeltà difficilmente descrivibile. Ho adorato anche The Wrestler e Black Swan (che recensirò di sicuro), ma questo mi ha stesa.

Probabilmente uno dei più angoscianti che mi sia capitato di vedere. Ricordo perfettamente la sensazione di nausea provata alla fine della visione, ricordo i pensieri di fronte a quelle immagini. Impossibile da dimenticare.

Vi do un consiglio. Guardatelo solo se siete pronti a farlo, perché di sicuro è un film che segna.



 

Vi lascio la scena del dialogo tra Harry e Sara, straziante:


 


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                   "Voglio solo entrare nel mio vestito rosso!"






Trailer italiano:


 


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Trailer originale (splendido):


 


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Tutti i premi vinti:

 

Independent Spirit Awards (2001): premio miglior attrice femminile a Ellen Burstyn, premio miglior fotografia a Matthew Libatique.

Online Film Critics Society Awards (2001): premio miglior attrice a Ellen Burstyn, premio miglior regia a Darren Aronofsky, premio miglior montaggio a Jay Rabinowitz, premio miglior colonna sonora a Clint Mansell.

Satellite Awards (2001): premio miglior attrice in un film drammatico ad Ellen Burstyn.

Chlotrudis Awards (2001): premio miglior film.

Golden Trailer Awards (2001): premio miglior show.

National Board of Review USA (2000): riconoscimento speciale per l'eccellenza nella regia.

Stoccolma Film Festival (2000):  miglior attrice a Ellen Burstyn.






Curiosità

- Darren Aronofsky chiese a Jared Leto e Marlon Wayans di non avere rapporti sessuali e non assumere zucchero per trenta giorni prima delle riprese, per poter così meglio comprendere cosa può comportare l'astinenza dall'eroina.

- Requiem for a Dream contiene più di 2.000 scene.





Se vi è piaciuto Requiem for a Dream vi consiglio:

- Black Swan (D. Aronofky, Usa, 2010)

- Trainspotting (D. Boyle, Usa, 1996)

- Paradiso+Inferno (N. Armfield, Usa, 2006)

- Paura e delirio a Las Vegas (T.Gilliam, Usa, 1998)






Categories: - Giugno 2013

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2 Comments

Reply ShowRorne
5:29 AM on January 19, 2019 
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Reply KimerPn
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