"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era pił vita che di qua"

Italo Calvino

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Fahrenheit 451 (R. Bradbury, 1953)

Posted by info.ilariapasqua on May 27, 2013 at 11:45 AM

"È un bel lavoro, sapete? Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere. È il nostro motto ufficiale. Continuarono a camminare e infine la ragazza domandò: "È vero che tanto tempo fa i vigilii del fuoco spegnevano gli incendi invece di appiccarli?” "No è una leggenda


   



Ultimamente ho scoperto dei racconti bellissimi di Ray Bradbury, ma Fahrenheit 451 rimane il mio primo amore, e un classico intramontabile da cui è stato tratto anche un film omonimo, del grande Truffaut (se avete letto il libro e non avete visto il film, ve lo consiglio!).


 

Fahrenheit 451, titolo che si riferisce alla temperatura di combustione della carta, è ambientato in un futuro indefinito in cui i libri sono diventati illegali e in cui i pompieri non spengono incendi ma li appiccano. Bruciano i libri, è questo il loro mestiere.

Guy Montag è uno di questi pompieri.


      


In questi Stati Uniti futuristici, una silenziosa autorità mantiene il controllo e ha bandito i libri e qualsiasi strumento di conoscenza. L’unica cosa ammessa è la televisione, pareti intere di televisione, su cui vengono trasmesse telenovele così realistiche da non far sentire lo spettatore mai solo.

"Ebbene, non c'era forse come una parete fra lui e Mildred a pensarci bene? Letteralmente, non una parete soltanto, finora, ma tre! E piuttosto costose, anche! E gli zii, le zie, i cugini, i nipoti, maschi e femmine, che vivevano in quelle pareti, il cicalante squadrone di scimmie che non dicevano nulla, nulla, nulla, ma lo dicevano forte, forte, forte!".


 

Una sera, tornando a casa, Guy incontra Clarissa, ragazzina che vive vicino a casa sua e che sembra leggerlo dentro. "Ho diciassette anni e sono pazza. Mio zio dice che queste due cose vanno sempre insieme".

È una tipa bizzarra che straparla e che si disinteressa della legge, eppure Guy ne rimane profondamente colpito. Clarissa scompare dalla sua vita così com’è saltata fuori, in un battito d’ali, ma lascia in Guy una gran voglia di infrangere le regole. La curiosità per ciò che Clarissa gli ha fatto intravedere, così diverso, così vivo e incredibile, sboccia all'improvviso, e lo spinge al cambiamento. "No, non era felice. Non era felice. Si ripeté le parole mentalmente. Riconobbe che questa era veramente la situazione. Egli portava la sua felicità come una maschera e quella ragazza se n'era andata per il prato con la maschera e non c'era modo di andare a battere alla sua porta per riaverla".

Una serie di nuove riflessioni a lungo soffocate fanno nascere dentro di lui nuovi importanti bisogni. Così inizia a salvare di nascosto alcuni libri dal fuoco, li legge, li studia con una sempre crescente bramosa frenesia, scoprendo tutto un mondo pieno di luce che la tecnologia non è ancora riuscito a piegare. Continuerà, divorerà libri, li nasconderà, senza riuscire più a fermarsi, fino a quando non verrà scoperto. Ma a quel punto Guy non può tornare indietro, e non vuole farlo.


                                                                         


 

Il mondo di Fahrenheit 451 è desolante, cupo, senza sfumature, piatto. La moglie di Guy, Mildred, ne è un perfetto esempio: vuota e disinteressata a qualsiasi riflessione o informazione, se non a ciò che le viene detto dagli enormi schermi in salotto. Mildred, infatti, vive ‘nella’ televisione e non riesce a vedere altro. Al tentativo del marito di svegliarla da quel torpore, la donna mostrerà solo un gran terrore, il rifiuto della consapevolezza che quell’uomo, ora di colpo sconosciuto, sta acquisendo. E a Guy, tradito e braccato, non resterà altro che lasciarsi tutto alle spalle, cercando un posto per ricominciare, senza dover rinnegare ciò che di tanto importante ha appreso.

 

La scrittura è avvincente ed è un crescendo di emozioni, di scoperte viste attraverso gli occhi del suo sempre più consapevole protagonista che ci fa percepire quanto terribile e quanto desolante sia il vuoto lasciato dall’assenza della cultura e dei libri.


È un libro agghiacciante, sconvolgente, che si fatica a digerire. Deve sicuramente molto a 1984 di Orwell, uscito solo cinque anni prima, ma si dimostra ancora più sottile nel parlare della realtà: qui, infatti, non c’è uno strumento di oppressione, non c’è nessun Big Brother, lo strumento è la negazione, si nega la cultura e lo si fa imponendo la televisione, la mangiatrice di menti, utilizzata più che per informare per stordire, per addormentare i cervelli e le coscienze. "Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo".

Ciò che è identico in entrambi i libri è la popolazione, formata da persone spente, apatiche in un mondo cupo e desolante.

[Spoiler sul finale]

Per fortuna Montag, in questa sua ricerca, troverà tante persone come lui, che nell’incendio dei libri e delle menti hanno salvato i loro libri preferiti, imparandoli a memoria.

Il finale è pieno di speranza e commovente, ci fa tirare un sospiro di sollievo. Piccolo sospiro, perchè la censura, la possibilità di un mondo del genere, è sempre in agguato.


1984 e Fahrenheit 451 rimangono due libri fondamentali, ieri come oggi.



 

"Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive".




 

L’incipit:

Era una gioia appiccare il fuoco.

Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell’antico scherzo, spingere un’altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall’incendio.

Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma.

Sapeva che quando fosse ritornato alla sede degli incendiari avrebbe potuto ammiccare a se stesso, specie di giullare negro, sporco di carbon fossile, davanti allo specchio. Poi, all’atto di coricarsi, si sarebbe sentito quel sorriso, una sorta di smorfia, ancora artigliato nei muscoli facciali, al buio. non scompariva mai, quel sogghigno, non se n’era andato mai nemmeno una volta per quanto riandasse con la memoria al passato.

 




Addattamenti cinematografici:

- Fahrenheit 451 (F. Truffaut, Uk, 1966)

 



Trailer italiano:


 


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Trailer originale:


 


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Se ti è piaciuto Fahrenheit 451 ti consiglio:


- 1984 (G. Orwell 1948; Mondadori Editore, 1950)

- Il mondo nuovo (A. Huxley, 1932)

- Ritorno al mondo nuovo, (A. Huxley, 1958; Oscar Mondadori, 1961)

- La fattoria degli animali, (G. Orwell, 1945; Oscar Mondadori, 1947)


 


 

Categories: - Maggio 2013

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