Ilaria Pasqua - Writer and more...

 "Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui 
  la vita era più vita che di qua" 
 Italo Calvino 

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Noi (J. Peele, Usa 2019)

Posted by Ilaria Pasqua on July 5, 2020 at 1:55 AM Comments comments (0)
“Ma voi cosa siete?”

“Siamo americani”


                                


Trama:

1986 - Una bambina, Adelaide, scappa al controllo dei genitori durante una serata al Luna Park, e sulla spiaggia entra nella casa degli specchi dove si imbatte in un’altra sé…

Ai giorni nostri, Adelaide, una strepitosa Lupita Nyong'o, ormai cresciuta, torna nella casa dell’infanzia insieme a suo marito e ai suoi due figli, e subito le torna in mente il suo trauma infantile. Se non bastasse, quando cala l’oscurità, la famiglia si ritrova sul vialetto di casa quattro figure che sembrano essere i loro sosia…

Jordan Peele sa come sorprendere. Dopo l’acclamatissimo Get Out, che ha vinto l’Oscar alla migliore sceneggiatura originale, torna con questo Noi, horror politico potente ma sicuramente non perfetto.

   


Siamo nel 1986, uno spot pubblicizza l’iniziativa di beneficienza “Hands Across America” e la piccola Adelaide osserva colpita questa catena umana di persone che si tengono per mano per combattere la miseria.

Da questa prima, potente scena che mostra una America affascinante e solidale, con un esperimento sociale che andrà incontro ad un annunciato fallimento, Adelaide si ritrova al Luna Park, a entrare nella casa degli specchi dove incontrerà il suo doppio.

Da quel rimosso, da quella voragine aperta durante l’infanzia, Jordan Peele scatena il peggior nemico di tutti: noi stessi.

Sicuramente più ambizioso, Noi si mostra stratificato, pieno di riferimenti e allegorie non tutte facili da cogliere, condotte sapientemente e con grande personalità dal regista.

   


I temi sono tantissimi, ed è forse questo il difetto principale: il sovraffollamento. Dalla vita dei neri negli Stati Uniti, già affrontato in modo completo in Get Out, al divario tra bianchi e neri, tra povertà e ricchezza, ben rappresentato nella splendida e intensa scena del balletto delle due Adelaide. L’Adelaide che balla sul palco e quella in catene, costretta a danzare in prigionia, in spazi stretti, intrappolata ma pronta a volare.

Questo è anche, e non solo, un film sulla lotta di classe, sulla rivoluzione proletaria mascherata simbolicamente. È la storia di una ribellione contro qualsiasi egoismo. È tutto un groviglio di rimandi e simboli, un gioco di specchi, di opposizioni e immagini suggestive che colpiscono nel segno, passando dalla commedia intelligente ai migliori horror (in questo caso, come detto, politico), con una colonna sonora pungente, allo stesso modo dei dialoghi. 

In questa corsa della protagonista, e di riflesso di tutta la famiglia, a sconfiggere ed affrontare gli incubi del proprio passato, più volte si rovesciano i ruoli, si prendono strade inaspettate. E da una famiglia, la questione di questi NOI si allarga, diventando universale e invadendo le strade e le menti degli spettatori.

   


Questi dopplegänger muti, persi in tunnel sotterranei, costretti a replicare negli spazi angusti quanto avviene sulla superficie, esperimenti falliti ma non fallaci, sognano nonostante tutto, e sognano in grande cercando di sovvertire le gerarchie, tentando di cambiare il loro destino. Sono loro a sembrare gli unici davvero lucidi, quelli che al contrario dei loro doppi in superficie, credono ancora in qualcosa, inseguendo ideali di giustizia contro l’asfissia della nazione, l’intorpidimento dei corpi e delle menti inconsapevoli, in questo caso, complici di un sistema senza rendersene conto.


La battaglia di un’America ombra, nascosta e schiacciata, che aspetta solo di conquistare la luce e ritrovare la voce.


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A Ghost Story (D. Lowery, Usa 2017)

Posted by Ilaria Pasqua on June 28, 2020 at 2:00 AM Comments comments (0)
"Am I running late?
I get overwhelmed
All the awful dreams
All the bright screens
Is my lover there?
Are we breakin up?
Did she find someone else?
And leave me alone?
Alone..."

                          

Trama:

C vive insieme a M in una vecchia casa. Sono una coppia con problemi ma felice, se non fosse che lei vuole abbandonare quel posto, mentre lui vuole restare perchè è legato ai ricordi. Quando C morirà, proprio lì di fronte, resterà ad abitarla e a difenderla, anche quando lei andrà via.

   


Di film di fantasmi ne esistono tanti, ma non ce ne sono molti come questo.

A Ghost Story parla di un fantasma sì, ma non fa paura, non quel genere di paura normalmente intesa. È un terrore più sottile, fatto di silenzi e attese, attese che possono durare un’eternità, senza che sia mai abbastanza. È un terrore dato da un presente non realizzato, da un futuro strappato, da un passato che poteva essere migliore. È costruito su un percorso irrisolto, è fatto di attimi, di avvenimenti che bruciano, di ciò che il personaggio ha amato e odiato, di quello che ha inseguito. È tutto il suo microcosmo e ha senso solo per lui. Per nessun altro. il tempo ci scorre intorno, sopra, sotto, prima, dopo, e questo non ha importanza per nessuno se non per lui.

   


Quando muore, questo personaggio senza nome, C, musicista sensibile interpretato da Casey Affleck, diventa un fantasma chiuso in una muta disperazione, è un’anima inerme, che è rimasta legata agli spazi che ha vissuto anche quando diventeranno vuoti. In attesa. Di cosa, forse lo dimenticherà, forse no. Sa solo che è inchiodato lì e vaga di stanza in stanza, intorno alla persona che ha amato e per cui non può fare nulla se non osservarla vivere. Persino quando la sua amata M, una Rooney Mara silenziosa e posata, andrà via abbandonando lui e i suoi, i loro luoghi.

No, non è il terrore brutalmente inteso questo, è ansia di esistere.

A Ghost Story parla di questo, di ansia di esistere in un tempo limitato. Parla dell'essere umano e di quello che lascia dopo la morte.

  


E il regista David Lowery lo fa con grazia, senza essere mai melenso, senza risultare forzato. Dosando i dialoghi, centellinando i momenti in una sceneggiatura ricca, piena di inventiva, che fa della comunicazione non verbale, dell’incontro di queste presenze indefinibili e all’apparenza mute, il suo perno. Lascia parlare i pochi luoghi che la presenza del fantasma rendono ancora più densi di senso, inquadrati con un formato inusuale, il 4:3, abbandonando il widescreen tipico del grande schermo per dare alla pellicola un'atmosfera ancora più intima, sbiadita, retrò. Con una colonna sonora meravigliosa (in particolare la canzone I Get Overwhelmed dei Dark Rooms) che dà le pennellate finali, rendendo ancora più tangibile questo tempo che passa, quei silenzi carichi intrappolati in una spirale temporale senza fine. Accompagnando il fantasma dal suo lenzuolo bianco sempre più sporco e stanco, attraverso una dimensione temporale che non ha riferimenti, che non ha un prima e un dopo, in uno spazio, che non lo si crederebbe mai, mutevole, proprio come lo è la vita.


A Ghost Story è un film intimista, solenne, etereo, attraversato da una tensione che riesce a essere dolce e crudele, spaventosa e amara. E si resta incantati, spaventati, sperduti, colpiti e sospesi quasi nel nulla durante la visione.

Si infila silenziosamente sottopelle. E i fantasmi finiamo con l’essere noi.


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The Dirt: Mötley Crüe (J. Tremain, Usa 2019)

Posted by Ilaria Pasqua on June 21, 2020 at 8:40 AM Comments comments (0)
                          "Quelli sono i miei pantaloni! 
                              Stanno meglio a me"

                               


Trama:

Dopo Bohemian Rhapsody e Rocketman ecco sbucare anche un nuovo biopic musicale, stavolta targato Netflix: The Dirt di Jeff Tremain che racconta la storia dei Mötley Crüe, la band di Los Angeles che fu uno dei gruppi di punta del genere Glam Metal negli anni '80.

Ma entriamo più nel dettaglio. The Dirt, al contrario dei già citati, è un film che ha più l’ambizione di essere divertente, ha i suoi momenti bui però calca molto più sull’aspetto ironico, mostrando una band, quasi una gang, di casinisti. Risulta inoltre davvero piacevole perché racconta una scena musicale di solito poco battuta che gli dà sicuramente un tono di novità.

   


Il film parte dalla difficile infanzia di Nikki Sixx, sin da subito ragazzino incasinato e difficile, prosegue col suo incontro con Tommy Lee, ragazzo dall’aria un po’ tonta che proviene da una famiglia borghese, con l’arrivo in scena del “vecchio” Mick Mars, alias Iwan Rheo/bastardo Ramsay di GOT, che soffre di una malattia degenerativa, e infine si completerà con l'entrata nel gruppo di Vince Neil, biondino donnaiolo molto glam.

La storia procede tra feste e concerti in un crescendo di successi e relativi annessi problemi. Solitudine, morte, alcol, droga, e soprattutto il ritorno dei fantasmi di Sixx, il più controverso del gruppo.

     


Si può dire che The Dirt è l’anti-Bohemian Rhapsody? Oserei rispondere di sì. Perché se il film sui Queen è stato definito edulcorato, qui gli eccessi estremi della band dei Mötley Crüe sono ben espressi e rappresentano il cuore della storia. Impossibile non citare l’entrata in scena dello “zio” Ozzy e del caos che ne deriverà…

Il catalogo elencato degli eccessi di Nikki & co è da una parte anche il punto di debolezza del film, troppi, troppo cercati (anche se pare tutti veritieri), tende a rendere i personaggi quasi delle caricature. Le possibili forzature sono però state scaricate di qualsiasi possibile critica in una maniera molto furba: il narratore più volte scherza sul carattere di finzione di ciò che si vede; in una scena Nikki Six guarda persino in macchina, ferma l'azione e racconta come sono "davvero andate le cose", e accade altre volte, mandando in frantumi quella gravità, quel volersi prendere sul serio a tutti i costi tipico dei biopic, mantenendosi anche coerente con l’ironia del film.

     


Inoltre, rispetto a Bohemian Rhapsody, principalmente concentrato su Freddie, The Dirt riesce a parlare di tutti i membri in egual misura, caratterizzandoli nei loro pregi ma soprattutto nei difetti anche se, nel tentativo di rendere più drammatici alcuni episodi e passaggi, qui cade. L’intento di dare alla storia quell’incedere di tensione e dramma in salita, come Bohemian Rhapsody, non è abbastanza riuscito, forse fa meglio nella sua caduta, piuttosto che nella sua rinascita, parte in cui purtroppo il film subisce un quasi brusco calo, per poi riguadagnare terreno sul finale.

E in tutto questo la musica? Non è presente come dovrebbe, passa quasi in secondo piano. Il film è troppo impegnato a preservare la sua carica ironica, a descrivere gli eccessi dei suoi personaggi e il momento creativo, l’ispirazione, sono lasciati da parte.


In conclusione lo consiglio? Sinceramente sì, resta una visione curiosa e scanzonata, di quelle che ti fanno passare un paio d’ore piacevoli.


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Rocketman (D. Fletcher, UK 2019)

Posted by Ilaria Pasqua on June 10, 2020 at 8:40 AM Comments comments (1)

                               "Io volevo essere un altro"

                                

Trama:

Sulla scia di Bohemian Rhapsody, uno dei casi cinematografici più clamorosi degli ultimi anni per il grande successo di pubblico, esce Rocketman, biopic sulla vita della rockstar britannica Elton John.

      

 

Rocketman si presenta sin da subito come un musical sopra le righe, colorato e pieno di inventiva, dalla prima magnifica scena iniziale, un piano sequenza da urlo che detta da subito le regole del gioco.

Con coraggio la sceneggiatura dà voce a un artista dalla vita e psicologia complessa, poco edulcorata, se non dai voli di fantasia di Elton, interpretato magnificamente da un intenso e convincente Taaron Egerton (già amato nello scoppiettante Kingsman).

Non ha paura di essere kitsch, né di rischiare con gli eccessi o il patetismo. È questo il grande potere del film: l’onestà, o almeno il tentativo di provare a esserlo. Il personaggio è presentato con le sue luci e le sue ombre, sostenuto dalla sua musica che la fa da padrone, àncora di salvezza e mezzo di espressione di un ragazzo, e poi uomo, sfaccettato e fuori dagli schemi.

  


Rocketman utilizza le canzoni in maniera intelligente per sottolineare l’evoluzione del personaggio, per tratteggiarne il conflitto interiore costante e le sue conseguenti fantasiose fughe dalla realtà cariche di colori.

Queste evasioni sono alcune delle scene più belle ed emozionanti che si possano vedere al cinema. Rappresentano i picchi assoluti del film, in grado di esaltarne e renderne vincente il suo fulcro narrativo, quel continuo dualismo tra uomo e artista, tra una vita privata piena di difficoltà e l'icona pop lontana dalla realtà, in perenne fuga. Picchi così alti e intensi che permettono a Rocketman, a mia opinione, di superare ampiamente il decantato Bohemian Rhapsody, anche se nel complesso il film dedicato a Freddie Mercury è sicuramente più compatto.

    


Rocketman soffre di alcuni momenti di calo che però le scene oniriche riescono a compensare. E anche forse di una regia molto basica, a favore di un pubblico generalista senza molte pretese.

 

In conclusione, il film è un flusso di coscienza fatto di immagini trascinanti, stacchi musicali e coreografie coinvolgenti, ben riuscito e sincero, uno spettacolo a cui è facile abbandonarsi.


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Bohemian Rhapsody (B. Singer, Usa 2018)

Posted by Ilaria Pasqua on June 7, 2020 at 7:35 AM Comments comments (0)
              "Fallirai se fingerai di essere qualcuno che non sei!"

                                 


Trama:

Bohemian Rhapsody inaugura il nuovo periodo felice dei biopic musicali, raggiungendo degli inaspettati traguardi, 4 Oscar, in categorie principali o quasi, 2 Golden Globes e svariati altri premi.

Il film racconta la storia di Freddie Mercury, dalla sua infanzia, tratteggiata appena, alla nascita del gruppo dei Queen, fino al boom assoluto, alle prime battute d’arresto, attraversando infine la malattia, per sfociare nella rinascita e nel Live Aid.

    


Punto di forza assoluto del film è sicuramente l’attore Rami Malek, che nonostante non abbia proprio il physique du role (e una dentatura finta posticcia da far spavento), riesce a costruire una performance di grande efficacia, rendendo giustizia a quel frontman carismatico e geniale che era Mercury, compito per nulla facile.

Il film è costruito in maniera intelligente, dal primo lungo piano sequenza riesce a trascinare il pubblico in una spirale di emozioni crescente, sulle note ovviamente delle migliori canzoni dei Queen, pronte a scatenare il pubblico e a catapultarlo di scena in scena senza (quasi) momenti di noia.

   


Sicuramente la sceneggiatura è più attenta al mood, a restituire lo spirito di Freddie Mercury e il fenomeno, che a dettagliarne le ombre, a mostrare sfumature, forse non abbastanza rilevanti per un film di questo genere. Bohemian Rahpsody punta infatti tutte le sue carte sull’emozione, e lo fa esaltando l’impatto dei Queen e la loro ascesa, anche a discapito della verità: vengono manipolati, alterati ma soprattutto esaltati avvenimenti biografici che se resi più approfonditi o realistici sarebbero risultati poco appassionanti. Non per forza un difetto, un dato di fatto per rendere il risultato più appetibile e scintillante, sia per chi ne conosceva la storia, ma soprattutto per chi non la conosceva. E da quando è uscito, il film ha scatenato orde impreviste di fan "improvvisati", perciò vuol dire che è riuscito esattamente nel suo intento.

Nonostante comunque abbia dei picchi travolgenti alternati a qualche momento di calo, in particolare nella parte centrale in cui rallenta forse troppo, mostrando un Freddie stanco che si trascina in solitudine di scena in scena, è nel complesso abbastanza omogeneo, grazie a un ritmo sostenuto sempre costante.

        


In conclusione, il grande successo ottenuto non è di certo una sorpresa.

Bohemian Rhapsody riesce furbamente a non scontentare nessuno, raccontando la storia di Freddie e dei Queen in maniera controllata, ripulita dagli eccessi, giocando forse un po’ troppo con la verità storica adattata alle necessità dettate dalla sceneggiatura, o almeno alla costruzione di un prodotto di successo che ha lo scopo di porre l’accento sui buoni sentimenti e sulla storia di una rinascita, a uso e consumo di tutti.

Ma il cinema non è forse l’arte della finzione?

 


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Parasite (B. Joon-ho, Corea del Sud, 2019)

Posted by Ilaria Pasqua on June 4, 2020 at 2:50 AM Comments comments (0)

   "Dobbiamo prendere il loro posto. I ricchi sono davvero dei fessi"


                                 

 

Trama:

Una famiglia di quattro persone non se la passa bene. Disoccupati, si arrangiano come possono vivendo in un seminterrato, senza molte prospettive per il futuro. Fino a quando un giorno il figlio Ki-woo viene raccomandato per un lavoro come insegnante privato di una famiglia ricca. E prende il via il piano…

   


Per Bong Joon-ho il tema della lotta di classe è sempre stato caro, già dall'amato Snowpiercer, fantastica distopia che metteva in scena un conflitto correndo lungo i binari di un treno, dai primi vagoni dei ricchi fino agli ultimi, la manodopera che moriva di fame. 

In Parasite il conflitto parte dall’alto: la famiglia Park vive una ricchezza quasi fuori dagli schemi, pressocchè schiacciante, che non teme di perdere il suo posto, non ha paura di essere scalzata dal suo primo altissimo gradino. Ma incontrerà la famiglia del giovane Ki-woo, una delle tante realtà povere alla ricerca di rivalsa, di un’opportunità, costruita con le unghie e con i denti. E con la furbizia, tutto quello che può sopperire al denaro, anche brutalità, se necessario.

  


Loro sono resistenti, tenaci, per quanto ci si dimentichi della loro esistenza, non si può far finta che non esistano.

E infatti più vengono schiacciati, più finiscono col venire in superficie. Si arrangiano come possono, sono disoccupati ma di certo non gli manca la creatività, sono intelligenti e per nulla inferiori a questa fantomatica classe dominante, tanto da riuscire a penetrare lentamente, uno dopo l’altro, mescolandosi talmente bene da confondersi. Questo insinuarsi dei poveri nei pensieri dei ricchi, come un virus che li infetta senza che se ne rendano conto, è sottile e reso magnificamente dalle situazioni messe in scena, dai dialoghi minuziosi e pieni di senso costruiti tra i due schieramenti.

Ed è tutta qua la bravura di Bong Joon-ho, nella creazione di questo meccanismo narrativo e sociale, in cui si resta incastrati con molta facilità, in questo geniale piano che col suo ritmo incalzante trascina lo spettatore caricandolo di euforia, di eccitazione, è una corsa a perdifiato fino all’ultima scena. Ci si ritrova a saltare sul divano e a fare il tifo per questa stramba famiglia pronta a rovesciare gli equilibri stabiliti. A urlare: noi siamo qui e non siamo inferiori a nessuno! 

     

 

I due mondi, speculari, opposti, si incontrano e scontrano. Il groviglio sporco del seminterrato della famiglia del giovane Ki-woo e la casa perfetta dalle infinite vetrate del signor Park, una gabbia di vetro splendente capolavoro di architettura, scenografie precise e piene di significato che dettano i confini tra cui si muovono questi personaggi caratterizzati, plasmati dal loro ruolo fino quasi alla caricatura, cercata, voluta dal regista.

La sceneggiatura è piena di idee e colpi di scena che si susseguono senza un attimo di respiro, riuscendo con abilità sorprendente a mescolare generi, a passare dalla commedia al dramma, dal satirico fino al grottesco, senza sbagliare un solo singolo minuto, mantenendosi coerente e coeso. Il colpo di scena che arriva verso la metà del film è impressionante, riesce a ribaltare tutto quello che avevi costruito fino a quel momento, lasciando spiazzati per la sua imprevedibilità. Difficile rimanere così tanto sorpresi.

  


Il tutto condito da una regia davvero eccezionale fatta di strabilianti campi lunghi, di primi e secondi piani; di immagini costruite a livelli e nell’interazione tra le parti pronte a rincorrersi, a invertire i ruoli, di giochi di luci, di ombre che inghiottiscono la sicurezza della quotidianità, destabilizzando personaggi e spettatore in un crescendo mozzafiato.

Parasite è un film denso, densissimo, come se ne vedono pochi, e che non ha davvero confini.



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Dello stesso regista:

Snowpiercer

The Host



Manchester by the Sea (K. Lonergan, Usa 2016)

Posted by Ilaria Pasqua on May 30, 2020 at 11:25 AM Comments comments (0)
 
“There’s nothing there” 

                                 


Trama:

La morte del fratello maggiore riporterà Lee Chandler a casa, per prendersi cura del nipote di 16 anni. Nei luoghi di un tempo cancellato, sarà costretto a fare i conti con un passato straziante.

 

La prima cosa che colpisce di questo Manchester by the Sea è lo sguardo del protagonista, apatico, distante anni luce. Sai sin da subito, da come guarda il mondo, da come si trascina attraverso il mondo, quasi in punta di piedi, che ha passato di tutto e che si sta nascondendo, anche e soprattutto da se stesso. È impossibile ignorare la recitazione di Casey Affleck, asciutta ai limiti del minimalismo e mai forzata, la sua impressionante presenza scenica, con quel corpo teso e allo stesso tempo abbandonato, con quegli occhi di una profondità che atterrisce. Tutto il film è nascosto lì. E non c'è davvero una scena in cui lui non comunichi un sentimento, anche senza aprire bocca.

    


Lee è un personaggio "broken", vive a Boston e il suo lavoro è il portiere tuttofare di un complesso di palazzi, all'improvviso costretto a tornare a casa per far fronte a una emergenza che non vorrebbe mai affrontare. La psicologia ingombrante di quest'uomo emerge sin da subito ed è il cuore della storia, costruita magnificamente alternando presente e passato in una maniera fluida ed emozionante. È tutto un crescendo di scene perfettamente incastonate tra loro che traghetta fino alla conclusione senza mai calare di intensità. Parte quasi dormiente, poi si accende lentamente e prende fuoco. La psicologia dei personaggi è sostenuta da una colonna sonora giusta e mai invadente che riesce a sottolineare in modo egregio ogni istante, mentre i fotogrammi si susseguono lasciando delle pesanti tracce nello spettatore.

   


Anche la fotografia segue il ritmo della colonna sonora, con i suoi colori molto scuri si intona agli stati d'animi bui dei protagonisti, prima di tutto Lee, ma anche di suo nipote Patrick. Le scene in cui sono insieme sono forse le più emotivamente cariche del film, sembrano sempre lì lì per esplodere. Il loro rapporto evolverà attraverso il lutto e si plasmerà nella sua elaborazione, trovando la strada per un equilibrio che all'improvviso appare impossibile. Anche il lutto è trattato con una modalità diversa, senza fronzoli, a tratti quasi crudele e grottesca, ma realistica, veritiera. Comunica un'emozione autentica.

È questo quello che lascia Manchester by the Sea a fine visione: un'emozione autentica.


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Upgrade (L. Whannell, Usa 2018)

Posted by Ilaria Pasqua on May 24, 2020 at 3:25 AM Comments comments (1)
 "Tranquillo, io ero come te una volta: l'ennesimo cittadino che bruciava ossigeno. Un povero stronzo che cercava di riprodursi prima di crepare, per poter essere ricordato da un altro stronzo"

 

                                   


Trama:

Gray Trace è un meccanico old style, gli piace mettere le mani nelle macchine e ripararle, ma è rimasto senza lavoro quando le intelligenze artificiali hanno preso il suo posto. Sua moglie Asha è invece una donna in carriera che l'intelligenza artificiale l'apprezza e la sfrutta senza porsi alcun problema. Un giorno Gray la convince ad accompagnarlo a riconsegnare una macchina al ricchissimo inventore Eron, ma sulla via del ritorno avranno un incidente che lascerà Gray paralizzato e vedovo. Ma Eron è lì per lui e gli offre di impiantargli un chip sperimentale, STEM, che lo rimetterebbe in piedi, permettendogli di compiere la sua vendetta, ma a che prezzo...

      


Questo Upgrade è un gradevole film sci-fi tendente al B-movie, abbastanza classico nella storia e nel suo sviluppo, ma girato in maniera moderna e accattivante, con un budget basso e in questo caso per nulla limitante, anzi. Un po' Blade Runner, un po' Robocop, colpisce sicuramente per le atmosfere decadenti valorizzate da un'ottima fotografia, per le location curatissime (la casa di Eron, il pub, il palazzo di Jamie e alcuni interessanti scorci sulla città, ad esempio), per nulla banali, e per la parte action in cui il film spicca. Gli inseguimenti per le strade, sicuramente, ma in particolare i combattimenti corpo a corpo che sono convincenti e accattivanti. Il regista si diverte ad utilizzare molti espedienti ingegnosi, con qualche bellissima steadycam posteriore, e dei movimenti di macchina inaspettati quanto intriganti.

           


L'attore Logan Marshall-Green se la cava bene, con la sua - impossibile da non notare - somiglianza con Tom Hardy, chissà se voluta nel casting, e il suo STEM, voce "fuori campo" sempre più ingombrante. Questa combo di personaggi, non ha potuto farmi evitare di pensare a VENOM, soprattutto nelle interazioni fatte di botte e risposte, iniziali difficoltà comunicative, con battute semi comiche, e poi una crescente consapevolezza.

Condisce il tutto, rendendolo più appetibile e distaccandolo da alcuni predecessori, le riflessioni che riguardano le tecnologie e il loro ruolo nell'evoluzione dell'essere umano.

In conclusione, film piacevole che consiglio per una serata sci-fi non esageratamente impegnativa ma non priva di spessore.


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BOMB MAN - Ilaria Pasqua

Posted by Ilaria Pasqua on February 10, 2019 at 5:00 AM Comments comments (1)

Eccomi qui ad annunciare ufficialmente l'uscita del mio ultimo lavoro di cui vado molto fiera... di seguito copertina e alcune informazioni:


                                          



Trama

In un futuro non molto lontano, sul pianeta Terra imperversa l’ossessione delle bombe, un vero e proprio flagello per l’umanità.
Julius, proprietario dell’azienda Fabric, ha fatto la sua fortuna cavalcando l’onda del terrorismo mentre il figlio Carl desidera un mondo nuovo. E sarà proprio lui a trovare una soluzione al problema: una seconda pelle artificiale che protegge le persone e le città dalle deflagrazioni. Una scoperta che sconvolgerà per sempre il modo di vivere delle future generazioni, come quella a cui appartiene lo “spilungone”, un impiegato di Fabric che assiste muto alle continue esplosioni, ormai diventate un’insostituibile e morbosa fonte di divertimento, in una realtà in cui il terrorismo non è altro, ormai, che un arido riverbero senza significato. Fino a quando non scoprirà che la seconda pelle è imperfetta e che il passato, con tutto il suo bagaglio di luci e ombre, è sempre in agguato.


Pubblicato da: Scatole Parlanti (Gruppo Alter Ego Edizioni)

Per tutte le informazioni: http://www.scatoleparlanti.it/mondi/bomb-man/


Segnalazioni: Scritture del primo mondo

Posted by Ilaria Pasqua on November 24, 2018 at 11:00 AM Comments comments (1)

                                             


TITOLO: Scritture del Primo Mondo

AUTORE: Aliasor

EDITORE: Santelli Editore

ANNO DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2018

GENERE: narrativa fantastica

PAGINE: 164

PREZZO: € 14,90 (cartaceo) ; € 6,99 (eBook)




Trama:

Cosa succederebbe se avessimo sempre avuto torto e le divinità non fossero come abbiamo sempre creduto? Tempo non è il sempre rappresentato vecchietto ma ama gli anime, i videogiochi e mangia tutto il giorno cibo spazzatura; Vita non è buona ma è odiata dai suoi colleghi perché ipocrita e arrogante; Morte non è affatto crudele come si pensava. Sono solo alcune delle divinità che vivono il Multiverso, con infiniti mondi e possibilità ma un solo mistero: tre divinità sono morte. Una strana creatura viaggia libera perseguendo uno scopo ancora ignoto, compagnie e unioni segrete complottano nell’ombra senza sapere contro chi lottano veramente, pronti a fare patti col diavolo. L’ordine cronologico, le credenze religiose e quelle mitologiche sono sovvertite distruggendo tabù che i mortali temono e venerano. Non tutti coloro che hanno il dono, o forse maledizione, di conoscere l’esistenza di queste divinità sono loro favorevoli. Nessuno si preoccupa davvero di tutto ciò, ad eccezione di un uomo: l’Uomo Nero, che è tornato. Anche se purtroppo non sempre si può avere, come nelle fiabe, un «E vissero sempre felici e contenti».



Segnalazioni: Ti lascio una mia foto

Posted by Ilaria Pasqua on July 22, 2018 at 5:15 AM Comments comments (2)

                                          

TITOLO: Ti lascio una mia foto

AUTORE: Retali Manuela

EDITORE: Lettere Animate

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2018

GENERE: narrativa rosa

PAGINE: 190

PREZZO: carteceo 12 € - Ebook 3,49

DOVE TROVARLO:

https://www.amazon.it/Ti-lascio-una-mia-foto-ebook/dp/B07DYJXZC7

https://www.mondadoristore.it/Ti-lascio-una-mia-foto-Manuela-Retali/eai978887112422/

https://www.lafeltrinelli.it/libri/manuela-retali/ti-lascio-una-mia-foto/9788871124223

https://www.ibs.it/ti-lascio-mia-foto-ebook-manuela-retali/e/9788871124421.



TRAMA:

Daisy Clarke si trasferisce a New York dove vive anche suo fratello, per tenersi lontana da una città che ormai le ricorda solo vecchie ferite. Si arrangia lavorando come commessa, dividendo un piccolo appartamento con un amico, e cercando di coltivare la grande passione per la fotografia, con il sogno segreto di poter aprire un giorno uno studio tutto suo. Nel frattempo si dedica ad una relazione senza impegno con un ragazzo superficiale, credendo, ormai disillusa dall’idea dell’amore, che questa sia l’unica strada per lei. Un viaggio in Italia totalmente improvvisato, la condurrà sul sentiero di un destino imprevisto, portandola ad un incontro con una persona speciale, che la farà riflettere sulla ricerca delle proprie emozioni e delle proprie paure.


BIOGRAFIA:

Manuela Retali nasce a Roma e vive sul lago di Bracciano. Scrivere romanzi e poesie è una sua grande passione sin da bambina, come quella per il pianoforte, la danza classica, il cinema, la fotografia e il canto, che studia da due anni. Possiede un blog dove sono raccolte tutte le sue poesie e i suoi pensieri, e nel 2017 è uscito il suo primo romanzo “la seconda vita”.


Segnalazioni: L'ultimo Paleologo

Posted by Ilaria Pasqua on May 5, 2018 at 12:10 AM Comments comments (0)


                                                 

Titolo: L'ultimo Paleologo

Autore: Emanuele Rizzardi

Editore: Cavinato Editore International

Anno di pubblicazione: 2017

Genere: romanzo storico

Pagine: 423

Prezzo: 25 euro

Dove trovarlo:

Ibs: https://www.ibs.it/ultimo-paleologo-ebook-emanuele-rizzardi/e/9788869825217" target="_blank">https://www.ibs.it/ultimo-paleologo-ebook-emanuele-rizzardi/e/9788869825217



Trama:

1453, Ancona. Quattro galee italiche prendono il mare per soccorrere Costantinopoli, assediata dal geniale e terribile sultano Maometto II. Chi le comanda è Alessio, bastardo della casata dei Paleologi, di ritorno a casa dopo un lungo esilio a causa di un turpe delitto.

Dopo aver umiliato le navi dell’ammiraglio turco Baltoglu, Alessio sperimenta la durezza dell’assedio e gli attriti fra occidentali e bizantini in una città agonizzante e prossima alla capitolazione.

Nella disperata ricerca di alleati, il basileus Costantino XI lo invierà nel Caucaso, presso il regno di Georgia, per portare a compimento una promessa matrimoniale rimandata troppo a lungo. Inseguito da vecchi nemici in cerca di vendetta, giungerà alla corte del duca di Kutaisi dove prenderà parte alla lunga e intricata guerra civile per conquistare il trono di "Re dei Re", signore di tutta la Georgia.


Biografia:

Sono nato a Legnano (MI) il 22-02-1990, dove attualmente risiedo.

Mi sono laureato in lingue presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e lavoro come professionista del marketing nel settore informatico.

Sono appassionato di storia fin da bambino, coltivo un interesse autodidatta particolare per il medioevo bizantino e per il Caucaso, mi sono formato sui saggi dei più noti storici contemporanei e non.

"L'Ultimo Paleologo" è il mio primo romanzo.


Contatti: https://it-it.facebook.com/UltimoPaleologo/" target="_blank">https://it-it.facebook.com/UltimoPaleologo/



Segnalazioni: Mille Primavere

Posted by Ilaria Pasqua on April 28, 2018 at 12:55 AM Comments comments (0)


                                       


Titolo: Mille Primavere

Autore: Manuela P. Kane

Editore: Lettere Animate

Anno di pubblicazione: 2018

Genere: Rosa

Pagine: 327

Prezzo: 17.50 cartaceo

2.99 kindle

Dove trovarlo:

Amazon: https://www.amazon.it/dp/B0795BRP17/ref=cm_sw_r_cp_apa_7emXAbXYN71J3" target="_blank">https://www.amazon.it/dp/B0795BRP17/ref=cm_sw_r_cp_apa_7emXAbXYN71J3

Mondadori: http://www.mondadoristore.it/Mille-primavere-Manuela-P-Kane/eai978887112265/

La Feltrinelli:  https://www.lafeltrinelli.it/smartphone/libri/manuela-p-kane/mille-primavere/9788871122656" target="_blank">https://www.lafeltrinelli.it/smartphone/libri/manuela-p-kane/mille-primavere/9788871122656



Trama:
Sono passati tre anni da quando la vita di Gabriel è stata spazzata via. Tre anni in cui ogni notte i suoi sogni vengono tramutati in fiamme roventi, in urla strazianti. Gabriel ha smesso di vivere, eppure quel filo invisibile che lo teneva unito al cuore della sua donna, tira ancora. Come se lei fosse ancora viva. Bisogna fare un salto nel tempo per capire chi era veramente Gabriel ,un uomo, un soldato e un medico: Kigali, 1990. In un paese in cui le discriminazioni razziali sono all’ordine del giorno, in cui la violenza è appoggiata dallo stesso governo, Gabriel Argenteri, Capitano dell’esercito ruandese incontra Michelle Dumont, una ragazza completamente diversa dalle altre. Come pioggia d’estate, come un uragano tropicale, Michelle riesce a cambiare la vita e le scelte di Gabriel. Ma la loro storia nasce alle porte di una guerra civile, in cui nessuno è colpevole e nessuno è innocente. Il loro amore cresce tra le colline verdeggianti ruandesi, tra le montagne dei grandiosi gorilla, tra le acque del meraviglioso lago Kivu. Mentre il governo e l’esercito reclutano soldati bambini, preparano liste della morte e organizzano attentati, la sognatrice Michelle e il forte Gabriel, si ameranno con un’intensità che che va oltre le mille primavere, oltre le mille colline del Ruanda e oltre l’infinito.


Biografia:
Manuela P. Kane nasce a Roma nel 1984, vive nella sua città natale con il marito e le sue splendide bambine. Diplomata all’opera Nazionale Montessori di Roma, lavora come Educatrice presso un asilo nido e scrivere è la sua passione più grande, passione che ha dato vita al suo primo romanzo ambientato in Africa, Ruanda. Il forte interesse per le diversità culturali, per la storia, per i popoli più oppressi e la forte influenza della sua famiglia multiculturale hanno contribuito alla nascita di questo romanzo , dando il via a una penna decisa ad inoltrarsi in ogni parte del mondo.

https://www.facebook.com/Manuelakaneautrice/" target="_blank"> https://www.facebook.com/Manuelakaneautrice/


Segnalazioni: La seconda vita

Posted by Ilaria Pasqua on April 16, 2018 at 12:20 AM Comments comments (0)

                                                


Titolo: La seconda vita

Autore: Manuela Retali

Editore: Lettere Animate

Anno di pubblicazione: 2017

Genere: Rosa

Pagine:146

Prezzo: Formato ebook 2,99 euro - Formato cartaceo 10,00 euro

Link:

Amazon: https://www.amazon.it/seconda-vita-Manuela-Retali-ebook/dp/B075N686QP" target="_blank">https://www.amazon.it/seconda-vita-Manuela-Retali-ebook/dp/B075N686QP

La Feltrinelli: https://www.lafeltrinelli.it/ebook/manuela-retali/seconda-vita/9788871121949" target="_blank">https://www.lafeltrinelli.it/ebook/manuela-retali/seconda-vita/9788871121949

Mondadori: http://www.mondadoristore.it/La-seconda-vita-Manuela-Retali/eai978887112194/

Ibs: https://www.ibs.it/seconda-vita-ebook-manuela-retali/e/9788871121949" target="_blank">https://www.ibs.it/seconda-vita-ebook-manuela-retali/e/9788871121949



Trama:

Greta Collins ha quasi quarant’anni e si è da poco separata. Vive nella caotica città di New York dove possiede con orgoglio una piccola libreria. Nel difficile cammino alla ricerca di una nuova se stessa, troverà nuove e vecchie passioni, che insieme al calore e al supporto delle persone care, degli amici, e della sua stessa forza, l’aiuteranno a cercare una strada nella quale riconoscersi e dove ritrovare quell’amore per se stessa, che troppo spesso viene dimenticato. In questo romanzo, ho voluto raccontare con sincerità e realtà, il duro percorso che una donna deve affrontare per ricostruire una vita in pezzi con coraggio e tenacia, prendendo in mano le redini delle proprie scelte, con consapevolezza e maturità. “la seconda vita” è la mia opera più sentita e vissuta, nella quale spero, molte donne possano riconoscersi.


Biografia:

Mi chiamo Manuela Retali, sono nata a Roma e vivo sul lago di Bracciano. Scrivere romanzi e poesie è una mia passione sin da bambina, come quella per il pianoforte e la danza classica (discipline che ho studiato per diversi anni), il cinema e la fotografia. Attualmente studio canto e faccio parte di un piccolo gruppo musicale.

 



The Handmaid's Tale (M. Atwood, 1985)

Posted by Ilaria Pasqua on October 31, 2017 at 7:00 PM Comments comments (0)

                            



«Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!».

Giacobbe s'irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?».

Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei».

Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.»


La nuova società presentata in The Handmaid's Tale si basa su un credo religioso rigidissimo che mette al centro la figura dei cosiddetti Comandanti.
La Repubblica di Gilead è di fatto schiava di un regime totalitario che tiene il Nord America in pugno e che crede in una evoluzione tutta sua. 
Le donne hanno adesso un unico scopo: fare figli per i Comandati, e per le mogli che non ne sono più in grado, certo. Perciò ad ogni famiglia altolocata è stata affidata una Ancella, ovvero schiave del regime, vestite di rosso per essere marchiate e ben riconoscibili. Oltre a loro abbiamo le Mogli dei Comandanti, le Rite, le cuoche, e infine le Marte, le serve che si dedicano ai lavori di casa.
Le donne perciò sono diventate degli uteri ambulanti, sono state private di qualsiasi diritto, hanno perso persino il nome, si chiamano Difred, Diwarren, Diglen, a seconda del nome dei loro Comandanti. Ma questa nuova società si fa forte del loro credo religioso, non è stupro, certo che no, perché l'accoppiamento avviene una volta al mese e durante una Cerimonia a cui partecipano anche le Mogli. Non è altro che uno stupro legalizzato che la società accetta e porta avanti a causa del calo di natalità, e come reazione a una "sentita" mancanza di moralità dei decenni precedenti. 

       


La scrittrice Margaret Atwood è da sempre una dichiarata femminista e con questa storia mette in scena una distopia sicuramente affascinante quanto inquietante, forse troppo estrema e paradossale perché si possa percepire come realistica o anche lontanamente possibile, pur cosciente che questo non sia affatto il suo scopo. Sicuramente si inserisce nel filone delle più famose distopie dello scorso secolo, accanto al Mondo Nuovo di Aldous Huxley o a 1984 di Orwell, però a mio parere con meno forza, nonostante sia attualissima, forse più attuale ora che allora. 
La storia prosegue sinuosa e senza troppi balzi fino a un finale che lascia libera l'interpretazione dell'intera vicenda, e a un post finale che prova a dare delle spiegazioni forse superflue.
 
    
    

Un passo avanti è la serie tv. Secondo me ci troviamo di fronte, una volta tanto, a un prodotto televisivo che supera il materiale originale. Non perché si distanzi, ma per il suo incedere, per il suo approfondire personaggi e tematiche nel libro solo sfiorate. Ha il pregio di riempire alcuni buchi narrativi, qualche leggerezza di trama, dare spazio a personaggi secondari, che secondari non dovrebbero essere, e uno slancio a situazioni che meritavano molto più spazio. Personaggi come Difred e Moira, o come la Moglie del Comandante, meritavano di essere visti in tutte le loro sfumature. Ecco, il libro forse a tratti manca di sfumature, lascia troppo al lettore da colmare. Nonostante sia cosciente che l'autrice voglia giocare sul "non detto", e mi piaccia anche che a volte lo faccia, non posso non apprezzare come questo "non detto" sia stato sviluppato dalla serie tv, rendendolo se possibile ancora più prezioso. Poi il razzismo e l'aperta omofobia che nel libro traspaiono appena, nella serie sono centrali, dirompenti.
Strepitosa Elizabeth Moss nei panni della protagonista, molto più combattiva nella serie di quanto non lo sia nel libro in cui l'unico obiettivo sembra essere solo "sopravvivere", ma non mancano di stupire anche tutti gli altri attori, a partire da Joseph Fiennes, Alexis Bledel e Yvonne Strahovski.
Una Repubblica di Gilead sarebbe mai possibile? Non è questa la domanda giusta, piuttosto è il polverone che alza anche solo immaginarla.


Blade Runner 2049 (D. Villeneuve, Usa 2017)

Posted by Ilaria Pasqua on October 12, 2017 at 2:00 PM Comments comments (0)

                                                          
                                              


Blade Runner 2049. Se ne è parlato tanto e tanto altro se ne dirà. 

La domanda delle domande, quella a cui è meglio dare una risposta subito, tanto per toglierci dal primo impiccio è: ti è piaciuto? Oh sì che mi è piaciuto.

Spezzo un'enorme lancia a suo favore. Non era facile venire dopo il voisapetebenecosa, ed è inutile dirlo.

Non era per nulla facile e ne è uscito, a mio parere, più che a testa alta, grazie sicuramente al grande lavoro di uno che di fantascienza per fortuna ne sa, Mr. Villeneuve.

E c'è un'altra piccola premessa che mi preme fare. Perchè è sempre necessario paragonare, dare una risposta alla domanda "qual è il migliore"? Sì, è un sequel, e i sequel soffrono sempre la loro natura di sequel, in alcuni casi a torto, in altri a ragione. Sicuramente Blader Runner 2049 prende spunto dal materiale originario, lo omaggia, lo amplia spingendolo un pochino più avanti (e per evitare spoiler non dirò altro), cerca di camminare sulle sue gambe senza alzare troppo la testa, perchè si sa, meglio non svegliar il can che dorme. Ma il cane si è svegliato comunque, come è inevitabile che succeda quando si parla di un materiale, cinematografico e letterario, che è entrato nell'immaginario, lasciando un segno profondissimo. C'è perciò chi abbaia da giorni scagliandosi contro questo film, chi lo osanna. 

Io sono nel mezzo. Non osanno, perché ammetto che i suoi difetti ce li ha - qualche indugenza di troppo nella trama, personaggio di Wallace poco valorizzato ancora, qualche piccolo vuoto che poco si nota, l'amore con un personaggio virtuale, già sviscerato fin troppo bene in Her, e qui comunque perfetto per delineare il personaggio di K. -, ma nemmeno scredito. Me lo sono disperatamente goduto. 

      


Questo è uno di quei film che andrebbe visto qualche volta in più. Perchè se l'immersione è istantanea, le scene familiari, in un certo senso, il resto non lo è. La trama è semplice e scorre seguendo le vicende del replicante K., il suo viaggio interno ed esterno verso la consapevolezza, il desiderio di conoscere e conoscersi, di essere più di un replicante schiavo e con l'unico compito di "raccogliere la merda" degli uomini.  

Una delle cose più riuscite è sicuramente questo personaggio dal viso serio che nasconde un mondo sommerso, uno specchio increspato all'improvviso da piccole onde, da graffi sulla superficie compatta che fanno emergere pian piano una cupa e dirompente disperazione. Un bel personaggio, ragazzi, a me ha commosso.

      


Meravigliosa è l'ambientazione, ogni fotogramma è un quadro che andrebbe appeso al muro, uno spettacolo visivo senza eguali, grazie anche a una fotografia strabiliante. Una desolazione in cui è facile perdersi, sottolineata non solo dalle immagini costruite con attenzione e cura maniacale, ma anche da una colonna sonora precisa e mai invadente, sullo stile del nostro vecchio Blade Runner.

Vecchi e nuovi personaggi si integrano e riescono a portare avanti una trama anche qui vecchia e nuova, non troppo spinta ma vitale, con delle prospettive future, se ci sarà un futuro. Mi potrei dilungare su tutte le immagini che mi sono rimaste in testa, su alcuni dialoghi folgoranti, su alcuni sguardi che lasciano il segno, sulle mille citazioni, richiami e quanto altro, sull'illusione, sulle speranze perdute e ritrovate, sulla malinconia che trasmette, sulla neve che cade quando resta tanto e nulla allo stesso tempo, e sulle scene splendide come quella dell'hotel/piano bar tra le rovine post-apocalittiche di Las Vegas, ma mi limito a dire che dovete provare a dargli una possibilità.

A mente sgombra, senza fantasmi del passato sulle spalle a fare il verso. Perché per me questo film non solo è bello, non solo è riuscito, ma autonomo, palpitante, con una sua precisa identità. 



Segnalazioni: La villa in vita

Posted by Ilaria Pasqua on October 3, 2017 at 2:25 AM Comments comments (0)

                                                  

Titolo: La Villa in vita

Autore: Luca Bonardi

Editore: PubMe

Anno di pubblicazione: 2017

Genere: Thriller-Horror

Pagine: 168 formato kindle

207 formato EPUB 2 (Adobe DRM)

Prezzo: 2,99 Euro

Dove trovarlo: Amazon, Kobo Ebook, Ibs, Book Republic, Libreria Rizzoli, laFeltrinelli, Mondadori Store


Trama:

Un’Entità di pura energia nasce in una casa in costruzione vicino New York, grazie all’amore dei proprietari Brian e Marianne Landson, con i quali vive in pace e armonia e che considera come la sua famiglia. Quando vengono a mancare a causa del tempo che avanza, lo Spirito della Villa, come accade a noi esseri umani, scopre i sentimenti dell'abbandono, della solitudine, fino alla disperazione. Arriva così in uno stato di "non vita", in un limbo, prossimo alla definitiva dissoluzione. L'incontro casuale con la famiglia Ocean che acquista la residenza dopo anni di incuria, trasmette nuovamente all’Entità gli stessi sentimenti sinceri di amore. Ciò la risveglia da un torpore durato troppo a lungo, ma il rientro nella dimensione terrena non sarà così scontato. L’Entità proverà con incredibili sforzi a tornare nella sua struttura fisica, ritrovandosi a dover combattere le forze oscure che nel frattempo hanno preso possesso della Villa. Una lotta contro il tempo la vedrà protagonista nel provare a salvare la famiglia Ocean, in balìa delle forze maligne che lei stessa ha permesso di far entrare nei suoi confini anni addietro. Con una narrazione fantastica e introspettiva, si vuole evidenziare il concetto generale della vita e dei sentimenti che, al pari del mondo animale, non costituiscono una prerogativa degli esseri umani. Ogni cosa che vive prova emozioni anche se spesso non ce ne rendiamo conto, o non lo vediamo. E perché no? Ciò magari vale anche per un puro Spirito…


Biografia:

Luca Bonardi è nato il 17/03/1984 a Kuwait City, ma vive a Roma dove ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza. La Villa in vita è la sua terza pubblicazione, dopo il romanzo thriller d’esordio intitolato Inaspettatamente a Orion Lake, tradotto in lingua spagnola, e l'antologia thriller/horror I Racconti della notte. E’ un grande appassionato di cinema, musica, fotografia e della letteratura in generale con un particolare riguardo verso i generi thriller, horror e fantastico.

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Segnalazioni: Trauma

Posted by Ilaria Pasqua on July 25, 2017 at 1:35 AM Comments comments (0)

                                             
    

Titolo: Trauma

Autore: Alessandro Petrelli

Editore: Lettere Animate Editore

Genere: Gialli/Thriller

Pagine: 126

Prezzo: ebook 2,99 €

cartaceo 11,05 €

Link d'acquisto: Amazon



Trama:

TRAUMA. Lecce, 2015. È il 18 aprile quando Vanessa e Federico organizzano uno scherzo di cattivo gusto ai danni di Vincenzo, un ragazzo introverso, già vittima in passato delle loro angherie. È il 12 maggio quando Vincenzo, in seguito a un incidente stradale, si risveglia non ricordando nulla degli ultimi trenta giorni. La storia si sviluppa su piani temporali diversi. Nel presente, Vincenzo andrà in cerca di una verità frammentata e resa opaca da personaggi inquietanti e da tragici avvenimenti la cui unica chiave di lettura giace nei recessi oscuri e inaccessibili di un trauma. Potrà fidarsi del ragazzo sconosciuto che gli dirà di aver fatto amicizia con lui prima dell’incidente? E chi sono i nuovi vicini di casa dall’aria misteriosa? Cosa hanno fatto Vanessa e Federico? Sarà il passato a giungere in soccorso e a dissolvere i nodi di una realtà apparentemente priva di logica, ricostruendo la reale dinamica dei fatti e ricongiungendosi al presente e ai suoi retroscena come il pezzo mancante di un puzzle.



Biografia:

Alessandro Petrelli è nato a Lecce il 19 aprile 1990 e vive a Lizzanello con i genitori e il fratello maggiore. Ha frequentato l’Istituto d’Arte e ora studia Fisioterapia nell’università di Brindisi. Ha avuto diverse passioni nella vita: prima gli scacchi, poi i fossili e i minerali, l’arte e il pianoforte. Appassionato da sempre di libri e film del genere thriller e horror, scrive il suo primo romanzo, “Oltre la finestra”, pubblicato il 15 febbraio 2016 da Lettere Animate editore ed eletto tra i 5 migliori esordi dell’anno dal Blog Letterario “Liberovolo”. Con Lettere Animate pubblica anche il suo secondo romanzo “Trauma”, anche questo un thriller psicologico.

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Segnalazioni: Hotel mezzanotte

Posted by Ilaria Pasqua on July 18, 2017 at 1:05 AM Comments comments (0)

                   

                                           


Titolo: Hotel mezzanotte

Autore: Michele Botton

Editore: Lettere Animate Editore

Genere: racconti Horror

Formato: Brossura / copertina morbida

Pagine: 126

Prezzo: 10€

Link d'acquisto: Amazon, Ibs



Trama:

“Hotel Mezzanotte” è un’antologia di racconti dell’orrore. Otto storie per lo più di vita quotidiana, dove qualcosa non è come dovrebbe essere. Abbiamo una bambina, travestita da zombie, la notte di Halloween che suona campanelli per il classico dolcetto-scherzetto, ignara del terribile segreto che nasconde. Una misteriosa e inquietante ragazza che inizia a fissare un povero malcapitato in un vagone del treno. Una cena familiare “molto” speciale. Un pallone da calcio maledetto che porterà alla rovina una famiglia con le sventure che causa. Una storia natalizia che dello spirito natalizio non ha proprio niente. C’è Lilith, l’emissaria della morte che si nutre della morte stessa. Ci sono Paolo e Michele che nella campagna padovana troveranno un uomo senza volto. Storie con un finale a sorpresa, in cui la sorpresa non è mai allegra.


Biografia dell’autore:

Nasce nel 1977 a Piove di Sacco in provincia di Padova. Noto perdigiorno.

Questo è il suo secondo libro. Ha pubblicato il romanzo Pink Future (GDS Edizioni), oltre a svariati racconti apparsi in antologie tra i quali Amici da bar (Il magazzino dei mondi 3, Delos Books), Notte patavina grondante sangue (Racconti dal Veneto, Historica Edizioni), Singolarità (Matrix Anthology, Homo Scrivens Edizioni), Una tradizione in evoluzione (per l'antologia N.A.S.F.12). Gestisce il blog il beneficio del dubbio dove parla di libri e fumetti.


Pagina Facebook: Michele Botton - Autore

Blog dell’autore: il beneficio del dubbio

Sito dell’autore: http://michelebotton.blogspot.it/


Estratto:

"Una tagliola, di quelle che si usano per catturare animali di grosse dimensioni, era scattata e fulminea gli si era chiusa su una gamba mordendogliela come un cane rabbioso. Il male arrivò ben prima del sangue, un dolore di quelli lancinanti che sapeva di incredulità ma anche di ossa rotte e carni martoriate."


Segnalazioni: Dorian e la leggenda di Atlantide

Posted by Ilaria Pasqua on June 13, 2017 at 2:35 AM Comments comments (1)

                                             

Titolo: Dorian e la leggenda di Atlantide

Autore: Demetrio Verbaro

Editore: Pubgold

Anno di pubblicazione: 2017

Genere: fantasy

Pagine:135

Prezzo: 1,99 e-book 12,00 cartaceo

Dove trovarlo: Amazon


Trama:

Atene 399 a.C. Il filosofo Socrate è stato condannato a morte. Il suo ultimo desiderio, esaudito, è quello di trascorrere la notte prima dell’esecuzione insieme all’amico e discepolo Platone. Prima di morire vuole confessargli un segreto che ha tenuto nascosto per tutta la vita, custodendolo gelosamente. “Quale segreto, maestro?” “La leggenda di Atlantide!” L’indomani Socrate morì con l’anima purificata, sereno. Ma perché era così importante tramandare quella storia? Cosa era successo di così terribile e sconvolgente in quell’isola prima che s’inabissasse per sempre sul fondo dell’oceano?


Biografia:

Demetrio Verbaro nasce a Reggio Calabria il 14/12/1981. E’ padre di tre figli: Thomas, Riccardo e Dorian. Grande appassionato di cinema, letteratura e sport. “Dorian e la leggenda di Atlantide” è il suo quinto romanzo. Dalla sua opera d’esordio “il carico della formica” è stato tratto l’omonimo cortometraggio che lo vede impegnato come attore e sceneggiatore.

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Estratto:

«Fermiamoci amico mio, ho bisogno di riposo» disse Socrate con una punta di affanno, sedendosi su un grande masso vicino alla scogliera, osservando quella distesa infinita di mare. Il suo discepolo si sedette accanto a lui e abbozzò un sorriso. “Che incanto il mare, è la più bella creazione che ci hanno donato gli Dei.” Socrate alzò l’indice e scandì le parole: “Guarda il mare vicino alla riva, nel punto in cui le onde baciano la spiaggia, 7 cosa ti sembra?” “Un mondo acceso, ricco, rigoglioso, pronto ad accogliere l’uomo e la vita.” “Ora punta i tuoi occhi al largo, fino all’orizzonte, dove la linea di confine con il cielo ne attenua ogni onda e ne confonde il profilo. Cosa vedi?” Platone rispose in un sussurro: “Sembra che le distanze e il tempo perdano il loro valore reale, il mare appare immenso e irraggiungibile, come un segreto negato agli uomini.” Socrate pronunciava ogni parola con forte accento, rimarcandola: “È sempre lo stesso mare eppure lo hai descritto in modo opposto a seconda del punto in cui i tuoi occhi lo osservavano. Impara questa lezione, prima di giudicare qualcosa o qualcuno, financo te stesso, guarda sempre almeno da due diverse prospettive.”



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