"Oltre la superficie della pagina s'entrava in un mondo in cui la vita era pił vita che di qua"

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The Handmaid's Tale (M. Atwood, 1985)

Posted by info.ilariapasqua on October 31, 2017 at 7:00 PM

                            


«Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!».

Giacobbe s'irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?».

Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei».

Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.»


La nuova società presentata in The Handmaid's Tale si basa su un credo religioso rigidissimo che mette al centro la figura dei cosiddetti Comandanti.
La Repubblica di Gilead è di fatto schiava di un regime totalitario che tiene il Nord America in pugno e che crede in una evoluzione tutta sua. 
Le donne hanno adesso un unico scopo: fare figli per i Comandati, e per le mogli che non ne sono più in grado, certo. Perciò ad ogni famiglia altolocata è stata affidata una Ancella, ovvero schiave del regime, vestite di rosso per essere marchiate e ben riconoscibili. Oltre a loro abbiamo le Mogli dei Comandanti, le Rite, le cuoche, e infine le Marte, le serve che si dedicano ai lavori di casa.
Le donne perciò sono diventate degli uteri ambulanti, sono state private di qualsiasi diritto, hanno perso persino il nome, si chiamano Difred, Diwarren, Diglen, a seconda del nome dei loro Comandanti. Ma questa nuova società si fa forte del loro credo religioso, non è stupro, certo che no, perché l'accoppiamento avviene una volta al mese e durante una Cerimonia a cui partecipano anche le Mogli. Non è altro che uno stupro legalizzato che la società accetta e porta avanti a causa del calo di natalità, e come reazione a una "sentita" mancanza di moralità dei decenni precedenti. 

       


La scrittrice Margaret Atwood è da sempre una dichiarata femminista e con questa storia mette in scena una distopia sicuramente affascinante quanto inquietante, forse troppo estrema e paradossale perché si possa percepire come realistica o anche lontanamente possibile, pur cosciente che questo non sia affatto il suo scopo. Sicuramente si inserisce nel filone delle più famose distopie dello scorso secolo, accanto al Mondo Nuovo di Aldous Huxley o a 1984 di Orwell, però a mio parere con meno forza, nonostante sia attualissima, forse più attuale ora che allora. 
La storia prosegue sinuosa e senza troppi balzi fino a un finale che lascia libera l'interpretazione dell'intera vicenda, e a un post finale che prova a dare delle spiegazioni forse superflue.
 
    
    

Un passo avanti è la serie tv. Secondo me ci troviamo di fronte, una volta tanto, a un prodotto televisivo che supera il materiale originale. Non perché si distanzi, ma per il suo incedere, per il suo approfondire personaggi e tematiche nel libro solo sfiorate. Ha il pregio di riempire alcuni buchi narrativi, qualche leggerezza di trama, dare spazio a personaggi secondari, che secondari non dovrebbero essere, e uno slancio a situazioni che meritavano molto più spazio. Personaggi come Difred e Moira, o come la Moglie del Comandante, meritavano di essere visti in tutte le loro sfumature. Ecco, il libro forse a tratti manca di sfumature, lascia troppo al lettore da colmare. Nonostante sia cosciente che l'autrice voglia giocare sul "non detto", e mi piaccia anche che a volte lo faccia, non posso non apprezzare come questo "non detto" sia stato sviluppato dalla serie tv, rendendolo se possibile ancora più prezioso. Poi il razzismo e l'aperta omofobia che nel libro traspaiono appena, nella serie sono centrali, dirompenti.
Strepitosa Elizabeth Moss nei panni della protagonista, molto più combattiva nella serie di quanto non lo sia nel libro in cui l'unico obiettivo sembra essere solo "sopravvivere", ma non mancano di stupire anche tutti gli altri attori, a partire da Joseph Fiennes, Alexis Bledel e Yvonne Strahovski.
Una Repubblica di Gilead sarebbe mai possibile? Non è questa la domanda giusta, piuttosto è il polverone che alza anche solo immaginarla.


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